Cosa c’è dopo la morte? Due storie per parlarne con i bambini

Circa un anno fa ho raccolto in un post una serie di albi illustrati incentrati sul tema della morte. Successivamente mi è capitato di incontrare altri bei libri che toccano questa tematica (qui e qui potete leggere le mie recensioni). Ancora, nelle ultime settimane, sono incappata in due nuovi volumi che affrontano l’argomento in modo attento, rivolgendosi a due pubblici diversi.

Gina e il pesce rosso

Il primo è un albo destinato ai piccoli di 2-3 anni, una breve storia dalla struttura semplice incentrata sulla morte di un pesciolino rosso e sul dolore provato dalla sua padroncina. Un racconto lineare che mi sembra credibile e misurato, teso a stimolare la partecipazione emotiva dei bambini. Si intitola “Gina e il pesce rosso” e fa parte di una serie pubblicata dall’editore EDT Giralangolo scritta da Judith Koppens e illustrata da Eline van Lindenhuizen.

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cover di Gina e il pesce rossoLa gatta Gina è triste perché il suo pesce rosso ha qualcosa che non va. Non nuota, non si muove, rimane fermo sdraiato sulla schiena. A nulla vale il solletico sulla pancia che il suo amico Ugo prova a fargli, né il tentativo di agitare la boccia creando delle onde per ridestarlo. Solo Carlo la giraffa trova le parole per spiegare quello che è accaduto. Dopo un momento di silenzio, pronuncia la sentenza: “Pesciolino è morto, non può più nuotare”.

il pesce è morto

E’ apprezzabile la franchezza con cui l’autrice, pur rivolgendosi a bambini di età prescolare, parla di morte senza aggirare l’ostacolo. La morte fa parte della vita e bisogna saperla riconoscere. Bisogna saperle dare un nome. In modo pacato e sommesso, la giraffa dice la verità. E anche se Gina in cuor suo sicuramente lo aveva già capito, ora che qualcun altro ha avuto il coraggio di parlare, un senso di realtà la travolge. La gattina scoppia a piangere, ha un sussulto.

Un pesciolino amato che se ne va (o un cane, un gatto…) è un episodio molto frequente nella vita dei bambini. Una circostanza in cui ci si può riconoscere e che suscita empatia. Quando la giraffa Carlo propone di seppellire pesciolino in un bel giardino, Gina la trova una buona idea: potrà annaffiare il terreno, prendersi cura di lui, trasformarlo in un luogo speciale dove il ricordo del suo amico rimarrà vivo. E’ la stessa soluzione che spesso propongono mamma e papà quando l’animaletto di casa si spegne e, insieme, si decide di scavare una buca per lui in un posto significativo. Si decide di dedicarsi e pensare ancora a lui, anche quando non c’è più.

gina-e-il-pesce-rosso-2 gina-e-il-pesce-rosso-3 Una storia che ci insegna a non considerare la parola “morte” un tabù, nemmeno quando i nostri interlocutori sono piccoli. Dopotutto la sentono nominare dagli adulti, dalla tv, dagli amici quando giocano tra di loro e si fronteggiano in duelli e battaglie. E averne maggiore consapevolezza non può che essere un bene.

gina-e-il-pesce-rosso-4La storia della libellula coraggiosa

Il secondo libro che ruota intorno alla perdita, stavolta di una persona cara, è un raffinato albo illustrato pensato per bambini e ragazzi più grandi, intriso di poesia e valorizzato da splendide illustrazioni realizzate con gli acquerelli. “La storia della libellula coraggiosa“, scritto da Chiara Frugoni, storica specialista del Medioevo e di storia della Chiesa, e illustrato dal pittore e scenografo Felice Feltracco (edito da Feltrinelli Kids), è un racconto luminoso fatto di suggestioni, metafore, immagini dalla bellezza trascinante.

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Una mamma spiega al suo bambino la morte del nonno paragonandola al viaggio compiuto da una libellula coraggiosa senza ali. “Ma le libellule hanno le ali!” ribatte il bambino. “Quando sono piccolissime no. Tu, appena nato, non avevi i denti ed eri pelato”, lo corregge la mamma.

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Il dialogo tra i due si infittisce, il figlio pone domande, la mamma risponde sollecitando la sua immaginazione attraverso il racconto di un’avventura: la piccola libellula viveva con le altre larvette, sue sorelle, sul fondo dello stagno, dove giocavano, si nutrivano, si difendevano dagli assalti dei pesci grandi. Poi un giorno decise di salire in superficie e di scoprire cosa c’era fuori. Un gesto coraggioso, accompagnato però da una promessa: “Tornerò a raccontare quello che ho visto”.

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Le piccole larve, infatti, non capivano cosa succedesse lassù e perché tutte le loro sorelle più grandi, una volta intrapreso quel misterioso viaggio, non fossero mai tornate.

Quando toccò alla libellula coraggiosa arrampicarsi su uno stelo lunghissimo per affiorare in superficie, rimase senza fiato: pervasa dai raggi del sole, dalla bellezza delle ninfee, dai fiori colorati, dalla grandiosità della natura e del cielo… ora le erano spuntate le ali!

la-storia-della-libellula-coraggiosa-4rla-storia-della-libellula-coraggiosa-3La felicità della scoperta fu presto offuscata dalla consapevolezza che non avrebbe potuto mantenere la promessa fatta alle sorelle: ormai non respirava più nell’acqua, come le larve, e non avrebbe potuto ritornare da loro a raccontare ciò che c’era lassù, sopra lo stagno. Non c’era nulla che potesse fare per tenere fede alla parola data. Questo era il destino di tutte le libellule.

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La malinconia della libellula non durò molto, perché sapeva che anche le sue sorelle, un giorno, avrebbero volato felici sopra lo stagno. E avrebbero capito quello che era successo. Un giorno, tutte si sarebbero riunite lassù e questo pensiero cancellò la sua tristezza.

Una storia dolce, evocativa, scandita da parole e illustrazioni morbide, malinconiche, ariose, che ben rappresenta il senso di un viaggio verso un altrove sconosciuto che nessuno di noi, da vivo, può raccontare o spiegare. Un viaggio che implica una trasformazione, che getta nell’incertezza, nel dubbio e nella paura chi deve ancora compierlo. Ma che presto o tardi fornirà a ognuno di noi una risposta.

>> I due libri si possono acquistare ai link seguenti:

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