Un intenso libro nel Giorno della memoria

Eccoci giunti al 27 gennaio, Giorno della Memoria. Come ogni anno, il nostro pensiero va indietro nel tempo (non tanto indietro a pensarci bene), alla tragedia vissuta dal popolo ebraico, al folle e lucido progetto di sterminio nazista, e riaffiora la rabbia, l’indignazione, l’incredulità.

Oggi si celebra la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa. Nelle scuole, nelle biblioteche, nei musei, in tanti centri culturali e istituzionali sparsi in tutto il paese si organizzano incontri, visite, iniziative, dibattiti, mostre per riflettere e parlare dell’Olocausto e dei milioni di morti. Spesso le riflessioni vengono innescate dalla lettura condivisa di un libro. Un libro che aiuta a intrecciare i fili della storia, che dà voce ai tanti uomini, donne e bambini i cui destini sono stati per sempre segnati da quei terribili accadimenti.

Parlare del Giorno della Memoria con l’aiuto del libro giusto

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Uno dei libri che mi auguro sia arrivato (o arriverà) nelle mani di tanti è il toccante L’ultimo viaggio, albo illustrato scritto da Irène Cohen-Janca, illustrato da Maurizio A. C. Quarello, tradotto da Paolo Cesari, recentemente pubblicato in Italia da Orecchio Acerbo in coedizione con Francia, Corea, Canada, Germania e Stati Uniti.

Un libro per il Giorno della MemoriaUn’opera importante, emozionante, dalla fattura impeccabile, i testi asciutti ma pregnanti, le illustrazioni a matita realistiche e sbalorditive. Un albo illustrato che, nel ricordare i giorni dell’orrore, alza lo sguardo verso una comunità di bambini orfani, ebrei polacchi, destinati ai campi di concentramento. Insieme a loro, a proteggerli e sostenerli fino alla fine, il loro Pan Doktor, ovvero il dottor Janusz Korczak, medico, pedagogo e scrittore polacco che ha dedicato la sua vita ai più piccoli e sfortunati, prendendosi cura dei loro fragili corpi e soprattutto nutrendo le loro menti e i loro cuori, nel rispetto, nella considerazione, nell’amore. Il pensiero di Janusz Korczak è alla base della Convenzione Mondiale dei Diritti del bambino, promulgata nel 1989 dall’Assemblea plenaria delle Nazioni Unite.

La trama de L’ultimo viaggio

La voce narrante del libro è quella di Simone, uno dei ragazzi più grandi dell’orfanotrofio, a cui è affidato il compito di seguire un bambino più piccolo di nome Mieteck. Il suo racconto è “maturo”, sofferto, particolareggiato, ma illuminato dalla figura del dottor Korczak che si oppone sempre alla tristezza e alla rassegnazione.

Simone descrive il primo trasferimento imposto dai tedeschi ai centosettanta inquilini dalla Casa dell’Orfano di via Krochmalna, una casa grande e bella, alla nuova dimora dall’altra parte, nel ghetto. E’ il 29 novembre del 1940.

Poi spiega la vita all’interno dell’istituto fino ad allora, le regole, i rapporti tra i bambini e soprattutto i momenti di felicità regalati da Pan Doktor: le fiabe che raccontava, le cartoline-ricordo che distribuiva per non far dimenticare ai bimbi le proprie azioni, le note d’incoraggiamento, la buca delle lettere per scriversi quando è difficile parlarsi, la sua pazienza, le sue carezze, il suo porsi in ascolto dei piccoli sempre, la sua vicinanza emotiva e intellettuale. Il tempo, tanto tempo trascorso con loro, a parlare, a educarli, a giocare, a spronarli. La Repubblica che aveva inventato per loro, con un Parlamento e venti Deputati che decidono le cose importanti, e un Tribunale che ricerca sempre la verità.

L'ultimo viaggio da leggere nel giorno della memoria

Simone racconta lucidamente quello che sta accadendo a Varsavia per opera dei nazisti, le morti, le atrocità insensate, la miseria, i viaggi degli ebrei sui treni… La storia si mescola alla quotidianità dei bambini, i terribili eventi esterni non cancellano il buono della loro vita vissuta all’interno dell’orfanotrofio.

Pan Doktor vuole che la vita continui e che tra le mura della nostra casa risuonino ancora la musica, i canti, le voci degli spettacoli delle marionette.

Trascorrono i mesi, la situazione degenera. Il 26 ottobre 1941 gli orfani e i loro assistenti sono costretti a spostarsi di nuovo in una casa ancora più piccola.

pagine interne de L'ultimo viaggioSimone si fa tante domande, tutte rimangono senza risposta:

Vedremo la fine della guerra? Ritorneremo un giorno in via Krochmalna? Mietek e gli altri piccoli potranno ancora giocare e vivere come bambini? Torneremo a essere polacchi come gli altri? Cosa ci capiterà?

Sono tanti i passi commoventi. La consapevolezza del destino che li attende si fa via via concreta.

I tedeschi non vogliono che i bambini ebrei diventino grandi

E poi arriva il 5 agosto del 1942.

C’erano 192 bambini e 10 adulti. Il dottor Korczak apriva il corteo, testa alta, sguardo dritto, due bambini per mano. 

Erano diretti alla piazza da cui sarebbero partiti i treni per il campo di Treblinka, a nord di Varsavia. Il loro ultimo viaggio.

Dicono che giunse un messaggero con un biglietto che offriva al dottor Korczak la libertà, e che lui si rifiutò di abbandonare i bambini.

L’albo a questo punto si apre a ventaglio per dare respiro ad una grande illustrazione che si sviluppa su quattro pagine in orizzontale. Il gruppo di bambini guidato da Pan Doktor in cammino verso la morte.

pagina che si apre

L’ultima pagina si legge piangendo e con il cuore spezzato.

pagina finale

 

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