Il mio mondo a testa in giù: uno dei libri più amati di Bernard Friot

Si impara ad amare la lettura con le storie di Bernard Friot, il maestro-scrittore considerato il Gianni Rodari francese

di Alessandra Testa

Bernard Friot è un autore che riesce a mettersi nei panni dei suoi lettori e a renderli protagonisti senza trasformarli in eroi. Le sue storie dimostrano chiaramente che stare a stretto contatto con i bambini (Friot è un insegnante!) aiuta a entrare nel loro modo di sognare e guardare al mondo. E a conquistare anche chi un libro preferirebbe non prenderlo in mano mai.

Del resto, se aveste 9 anni, con un incipit così non restereste incollati alle pagine?

Ogni lunedì è la stessa cosa. C’è il tema: «Raccontate la vostra domenica».
È uno strazio perché a casa mia la domenica non succede mai niente: andiamo dai nonni,non facciamo niente, mangiamo, non facciamo niente un’altra volta, rimangiamo, ed è finita.
Quando l’ho raccontato la prima volta, la maestra mi ha dato: «Insufficiente». La seconda volta ho addirittura preso zero.
Fortunatamente, una domenica, mia madre si è tagliata il dito affettando l’arrosto di agnello. C’era un sacco di sangue sulla tovaglia. Era disgustoso. L’indomani ho raccontato tutto nel mio tema e ho preso «Molto bene».
Avevo capito: bisognava che la domenica succedesse qualcosa. Allora, la volta successiva, ho spinto mia sorella giù dalle scale. Abbiamo dovuto portarla all’ospedale.
Ho preso «Bravissimo» nel tema.

Il mio mondo a testa in giù

Bernard Friot, illustrazioni Silvia Bonanni, trad. Rosa Vanina Pavone, Il Castoro, 2008
Età di lettura consigliata: dai 9 anni

Il mio mondo a testa in giu copertina

La raccolta di racconti brevi Il mio mondo a testa in giù può essere considerata il manifesto di Friot: fare di tutto per spingere a leggere ogni bambino, anche quello che fa più fatica.
Ecco allora che l’irriverenza, la perfida sincerità, le bugie troppo evidenti per essere credute e l’orticaria che ci provocano anche le persone più vicine tornano utili allo scopo. Così come la forma narrativa scelta: parole rapide, semplici e fulminanti per raccontare il microcosmo in cui si muove un umano tra gli otto e i dodici anni e i sentimenti spesso contrastanti che quel microcosmo gli induce.

L’immaginario a cui attinge Friot è il quotidiano. La famiglia, la scuola, i parenti, gli amici e le attività di tutti i giorni. Ovviamente, sotto l’anarchico sguardo dei bambini ce n’è per tutti. Per fratelli minori a cui si sarebbe preferito un cagnolino, sorelle che si sogna di far sparire con una bacchetta magica e madri e padri su cui favoleggiare se non sono presenti o da mandare al manicomio se lo sono troppo.
E poi le compagne e i compagni di scuola, un’intera squadra di personaggi da mettere sottosopra o di cui, succede anche a dieci anni, innamorarsi.

illustrazione di Silvia Bonanni

State a sentire cosa si inventa, ed è solo una delle tante bugie con cui prova ad auto-consolarsi, un bambino che non ha mai conosciuto il genitore. Niente di più verosimile, a pensarci bene.

Mio padre è in prigione. Era il capo di una banda, rapinava banche. Ma dava quasi tutto il denaro ai poveri, sai, come Robin Hood, e non ha mai ucciso nessuno. È stato tradito, per questo lo hanno preso, ma evaderà presto, stanne certo, conosco mio padre.

Una storia tira l’altra

Considerato che i ragazzini sanno essere lettori davvero molto esigenti, è bene dire che proprio come accadeva con Le favole al telefono di Gianni Rodari – a cui la critica nostrana non ha avuto nessun timore a paragonare Friot – anche ne Il mio mondo a testa in giù una storia tira l’altra:

  1. perché la scelta dell’io narrante favorisce l’immedesimazione
  2. perché il fatto che nessuno dei singoli scritti duri più di tre pagine consente di spingersi anche nella lettura di quella successiva
  3. perché le tematiche non dette sono fertilizzante puro per chi sta crescendo: la libertà, l’amore, l’astuzia, la ribellione e persino l’autocompiacimento («Ho un talento per le lingue, io» dice fra sé e sé il protagonista del racconto “Modo di parlare”).
  4. perché, inutile negarlo, quando ci si mettono, i bambini sono davvero geniali.
    Un esempio? “Incubo”: La mamma chioccia, che sistematicamente si prende il figlio nel lettone per consolarlo, non lo immagina nemmeno lontanamente che quel brutto sogno che lo spaventa a morte è inventato di sana pianta solo per poter sentirsi dire «Su, su, è finito, calmati.» e avere la certezza di un’altra notte conquistata al suo fianco.

la maestra

Abbandonando il dover essere da cui gli adolescenti sono portati a fuggire, Bernard Friot si è conquistato il diritto a diventare una vera istituzione sugli scaffali under 14 delle librerie. L’episodio “Aspettiamo il seguito” ne è una dimostrazione:

Ho preso un libro di fiabe e ho letto:
«C’era una volta un re e una regina che non avevano figli e che erano molto infelici».
Ho saltato qualche pagina ed ecco cosa ho trovato:
«C’era una volta una povera orfanella che sognava di essere accolta in una famiglia, di essere trattata come se ne facesse parte»

Il seguito da attendere sembrerebbe da libro Cuore, invece è l’esatto contrario. Proprio come desidererebbe chi taglia la coda alle lucertole o tira sassi con la fionda agli uccelli in volo, Friot diventa il facilitatore dell’incontro. Il suo scopo, però, è da vero furfante: nessuna necessità di lieto fine, ma il sadico godimento di mettere assieme esseri umani potenzialmente esplosivi.

“Ho grandi speranze che la cosa si faccia interessante – scrive infatti Friot – Perché, ho pensato, nelle storie normali, tutto va male all’inizio e soltanto alla fine le cose si sistemano. Ma se comincia bene, ci sono delle possibilità che finisca male. Molto male, forse!”.

Il mio mondo a testa in giu-libro

Adorato da pubblico e critica

Il non proporre storie sdolcinate che si concludono con il vissero felici e contenti fa di Friot uno scrittore molto apprezzato dalla critica. Nel 2009 Il mio mondo a testa in giù, tradotto in Italia dalla casa editrice Il Castoro (il titolo originale nel 2005 era Histoires pressées, storie piccole, pressate), si è subito guadagnato il premio Andersen per il target 9-12 anni. Mentre nel 2012 Friot ha vinto il premio Orbil assegnato dall’associazione delle librerie indipendenti per ragazzi.

Il mio mondo a testa in giù non lascia scampo nemmeno agli insegnanti, quelli che alle scuole medie sono più che altro antieroi e a cui solo un domani si penserà con malinconia.

«Silenzio! – ha urlato la maestra – State zitti e studiate!»
Allora mi sono alzato in piedi, ho fatto un gran respiro, ho guardato in faccia la maestra e le ho urlato: «Silenzio! Stia zitta e ci lasci lavorare!»
Lei ha spalancato la bocca e ha messo la mano sul cuore.
Poi ha chiuso la bocca, aperto la bocca, chiuso la bocca…
Abbiamo capito che stava soffocando. Abbiamo cercato subito una vasca e l’abbiamo riempita d’acqua. Abbiamo messo la vasca sulla scrivania e la maestra ci si è tuffata dentro. Nuotava furiosamente nell’acqua e girava a tutta velocità aprendo e chiudendo la bocca. Faceva le bolle.

Ad accompagnare i testi sferzanti di Friot, le illustrazioni di Silvia Bonanni. Piccoli diavoli con il viso angelico disegnati, ritagliati e incollati alla perfezione. E draghi, castelli, fate e persino gabbie, pattumiere e ferri da stiro a rappresentare ombre e altri mondi a cui anelare.

telefonata

Nel mondo capovolto di Friot ci siamo stati dentro tutti, da bambini.
I più fortunati, che sanno ancora chiudere gli occhi e immaginare quel che gli pare, a volte ci ritornano.

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