Quali sono le storie che gli editori non pubblicheranno mai?

Lo spunto per questa piccola indagine deriva da un articolo di Daniele Imperi in cui mi sono imbattuta qualche tempo fa. In esso l’autore interpellava nove editori di libri per ragazzi di genere fantastico chiedendogli quali tipi di storie erano stanchi di leggere e di ricevere come proposte dagli autori. Storie non gradite e che dunque non avrebbero mai potuto aspirare alla tanto ambita pubblicazione.

Dopo aver letto con interesse le risposte fornite, ho deciso di girare la stessa domanda agli editori di libri per bambini e ragazzi con cui più spesso mi relaziono, con l’intento di fornire un orientamento ai tanti scrittori o aspiranti tali che si propongono alle case editrici sperando di essere pubblicati, e anche ai lettori, per far meglio comprendere quali scelte portano avanti i loro marchi editoriali preferiti.

In ventiquattro hanno risposto, indicandomi anche i tre titoli del loro catalogo più venduti nel corso del 2016. Intanto, concentriamoci sui libri che proprio non vanno giù ai nostri intervistati.

La domanda:
Quali storie per bambini o ragazzi non siete disposti ad accettare dagli autori? (Perché vi hanno stancato, perché non ne potete più, perché non vi interessano ora o non vi sono mai interessate ecc.?).

le storie che agli editori non piacciono

ALBE EDIZIONI

Alberto Cristofori e Manuela Galassi, editori

Preferiamo parlare “in positivo”. La nostra idea-guida è che i lettori vadano presi sul serio, sempre, perché i lettori, soprattutto quelli più giovani, chiedono ai libri di essere seri (anche quando sono comici, naturalmente). E quindi crediamo che si debbano proporre libri molto ambiziosi, animati da sentimenti e valori universali, capaci di farsi leggere e rileggere, e di lasciare un segno nella memoria. Senza preclusioni di genere (non condividiamo la sospettosità con cui alcuni colleghi guardano al fantasy o ai gialli) e senza timori nei confronti dei valori etici e dei messaggi di civiltà che (senza per questo cadere nel moralismo e nella pedagogia esplicita) tutte le grandi narrazioni portano con sé. Libri che abbiano le qualità per diventare dei classici.

Per chiarire che con “classici” non intendiamo nulla di polveroso o di tradizionalistico, vogliamo fare il nome di tre autori che ci ispirano per la loro capacità di essere coraggiosamente moderni, addirittura provocatori, e nello stesso tempo profondi e universali. Sono autori di generazioni diverse – e stranieri, per non offendere i nostri connazionali con esclusioni odiose: Astrid Lindgren, Roald Dahl con le illustrazioni di Quentin Blake e, naturalmente, Joanne Rowling.
E Richard Scarry? Anche Richard Scarry, certo! E molti, molti altri…

ARTEBAMBINI

Mauro Speraggi, editore

La domanda riguardante le storie che non prendiamo in considerazione è interessante e, con l’avvicinarsi della Bologna Children’s Book Fair, si rende particolarmente utile! Siamo convinti che una proposta debba essere inviata dopo aver attentamente studiato il catalogo dei singoli editori, si fa bella figura e non si spreca tempo; non siamo allettati da storie in cui la morale è inculcata a forza, oppure da quelle senza progettualità e con pochissima considerazione delle – tante – competenze che i bambini hanno, o ancora da quelle in cui, già dall’uso massivo di vezzeggiativi e diminutivi, è chiara la considerazione che l’autore ha del bambino. Noi, poi, siamo una casa editrice anomala, perché siamo prima di tutto ente formativo che realizza laboratori nelle scuole e nelle classi, quindi ci piace sempre che il libro vada oltre lo scaffale, venga usato e riusato, possa essere pretesto per scoprire, giocare e incuriosirsi.

BABALIBRI

Francesca Archinto, direttrice editoriale

Le non-storie, quelle che non hanno una trama ma solo un elenco di fatti/azioni/personaggi.

BACCHILEGA JUNIOR

Angela Catrani, editor

Chi lavora nell’ambito della Letteratura per ragazzi sa quanta cura, passione, attenzione ci sia dietro a un progetto editoriale. Noi non pubblichiamo “favolette semplici semplici per bambini di sette anni”, come mi è stato proposto non molto tempo fa. Trovo estremamente offensiva una proposta di questo tipo. Offensiva per il bambino a cui è rivolta, per lo sguardo compiacente dell’adulto che ritiene il bambino privo di capacità e di comprensione. Io leggo tutto, rispondo a tutti. Per cortesia, certamente, perché fa parte del mio lavoro, anche, per rispetto; ma quando mi arrivano email sciatte, frettolose, poco rispettose del mio lavoro, mi sento presa in giro. Ecco, la email di presentazione dovrebbe essere curata in ogni dettaglio, non dovrebbe contenere errori o semplificazioni (nn al posto di non, per esempio).

Una cosa che proprio non sopporto è chi si presenta da scrittore famoso già pubblicato (e magari ha pubblicato a pagamento): io verifico sempre chi ha scritto cosa e con chi. Come si può pensare che un editore sia così ingenuo?
Inoltre e ultima cosa: preferisco davvero prendere in esame progetti inerenti al nostro catalogo. Una brava illustratrice qualche tempo fa mi ha mandato un progetto, spiegandomi che da tempo ci osservava e secondo lei questo suo progetto era adattissimo alla collana “I Libricini”, che conosceva bene e amava. Aveva proprio ragione, e il suo libro verrà pubblicato nel 2018!

BAO PUBLISHING

Caterina Marietti, editrice

Il bello di lavorare per i bambini è proprio che non hanno preclusioni sui generi letterari, possono appassionarsi a una storia di fantascienza come a una di vita comune allo stesso modo! Le storie che non ci piacciono sono quelle che fanno una morale troppo sfacciata, quelle che danno per scontato che il piccolo lettore lo si debba guardare dall’alto in basso e quelle tutte azzurre per i maschietti e solo rosa per le femminucce! Le nostre preferite sono quelle che si possono leggere insieme ai genitori, tutti abbiamo bisogno di belle storie!

BEISLER

Ulrike Beisler, editrice

Scelgo di pubblicare unicamente storie che rispondano a un certo standard: devono dire qualcosa di nuovo, non devono essere banali, devono stimolare delle domande e non soddisfarle del tutto. Anche il finale per me è importante: deve aprire una finestra di speranza. Inoltre nei libri ricerco delle passioni vere, possono strappare lacrime o far ridere.

CAMELOZAMPA

Sara Saorin e Francesca Segato, editrici

Le storie che veicolano stereotipi e pregiudizi; quelle che nascono “a tema”, per trasmettere un determinato messaggio; quelle che vogliono insegnare a tutti i costi; quelle che non sono sostenute da una scrittura di qualità, che tenga incollato alla pagina il lettore bambino e ragazzo.

COCCOLE BOOKS

Risposte di Daniela Valente, editrice

Lo studio attento del catalogo di una casa editrice racconta il suo percorso, la sua mission e, in parte, le sue esigenze, quindi per un autore o illustratore che vuole presentare un suo inedito questo passaggio, è imprescindibile, ma non scontato. Troppo spesso, infatti, anche queste categorie professionali inviano proposte lontane anni luce dal nostro progetto editoriale.

Ma la cosa che mi indigna è l’idea che, quando il destinatario è un bambino, tutti si sentano capaci di scrivere. Come se scrivere per ragazzi fosse più facile che scrivere per adulti o scrivere e basta. Come se per fare un libro bastasse solo il buon cuore. E mi riferisco alla filastrocca in rima baciata della nonna, alla storia collettiva scritta in classe dalla maestra, al diario autobiografico dello studente universitario o del neo laureato in cerca di impiego, piuttosto che alla bellissima storia della buonanotte che lascia ogni sera un gruppo di cuccioli a bocca aperta, forse perché è il loro papà a raccontarla o inventarla. Per non farla troppo lunga, quello che non sopporto non è il genere o l’argomento sbagliato, è l’assenza di mestiere, di cura, di professionalità quando si tratta di libri per bambini, perché le “cose da bambini” sono, in realtà, serissime.

EDITORIALE SCIENZA

Sabina Stavro, responsabile

Per noi è facile rispondere a questa domanda, dato che ci occupiamo di non fiction. Il nostro zoccolo duro è naturalmente la divulgazione scientifica, ma pubblichiamo anche libri con attività che abbiano un contenuto educational, dove il bambino è sollecitato a mettersi in gioco e a fare con le proprie mani.
La proposta che riceviamo deve essere scritta in un linguaggio sintetico ma rigoroso, e avere magari una parte attiva e/o creativa (questo naturalmente dipende dal tipo di libro, le collane di biografie Lampi di genio e Donne nella scienza non prevedono pagine con attività).

Scrivere di scienza per ragazzi è molto più complesso di quanto sembri, ci sono tanti fattori da considerare. Non basta conoscere a fondo l’argomento, bisogna anche saperlo trasmettere in modo comprensibile e coinvolgente. Negli anni abbiamo visto crescere dei bravi divulgatori giovani e competenti, che si sono fatti le ossa in qualche museo o science center lavorando con i ragazzi, esperienza che li ha portati a conoscerli a fondo e a comunicare con loro in modo efficace.

EDIZIONI CORSARE

Giuliana Fanti, editrice

Uno degli aspetti più interessanti e impegnativi di questo lavoro è proprio la selezione dei testi da pubblicare. Valutare il testo per un albo illustrato è semplice, anche solo per la sua brevità. Da quando, nell’autunno del 2013, è partita la collana di narrativa Storie corsare, questo aspetto è diventato molto più oneroso.
In un caso e nell’altro, preferisco che le storie abbiano un’ambientazione realistica, nella quale i bambini o i ragazzi possano riconoscere la realtà, o almeno aspetti della realtà. E partendo dalla realtà, si possono fare incursioni o viaggi in cui anche l’elemento fantastico, magico o onirico trovino cittadinanza. Ma niente fantasy!
Le storie debbono essere interessanti, possibilmente scritte in modo avvincente, avere una certa lievità e aprire spiragli nelle menti dei lettori. Altrimenti a che servirebbe leggerle?

EDIZIONI CURCI

Laura Moro, direttore editoriale

Non siamo interessati a storie che non riguardino la musica e nemmeno a quelle che la banalizzano. Penso a certe filastrocche ormai logore per imparare i nomi delle note, con Do-rella, il Re del castello, eccetera: quelle hanno proprio stancato i lettori e anche noi.

EDIZIONI EL

Anna De Giovanni, responsabile dell’ufficio stampa di Edizioni EL / Einaudi Ragazzi / Emme Edizioni

Ci sono dei generi che ci interessano poco, il fantasy per esempio, e quella che viene chiamata letteratura di genere: gialli, rosa… È sufficiente dare un’occhiata al nostro catalogo per accorgersene. Così come balzerà subito all’occhio che prestiamo una particolare attenzione alla Storia – intesa in senso lato, non solamente la storia politica -, da quella antica fino al Novecento. Le collane “Grandissimi” e “Che storia!” sono interamente dedicate ai personaggi che hanno fatto la storia. Allo stesso modo ci appassionano i temi di rilevanza socioculturale (il razzismo, l’integrazione, la questione di genere, la mafia, la Shoah, ecc.) e quelli legati alla dimensione più intima, alla crescita, alle relazioni con gli altri. Le collane “Carta Bianca” e “Storie e rime” raccolgono al loro interno tutti i nostri interessi principali.
Ovviamente la presenza di uno degli elementi citati, per esempio uno sfondo storico dettagliato, non è imprescindibile, né può garantire la scelta di pubblicazione: ciò che amiamo, in fondo, è la narrativa pura, il gusto genuino del racconto. Un esempio per tutti è la collana “Le letture”. Tanti autori si propongono chiedendoci esplicitamente cosa vogliamo. L’unica risposta possibile è che vogliamo leggere storie bellissime, vogliamo essere totalmente catturati dal libro, non poterci staccare dalla pagina. Vogliamo quello che qualsiasi lettore vorrebbe!

FRANCO PANINI EDITORE

Antonella Vincenzi, responsabile editoriale

Siamo alquanto seccati di ricevere manoscritti di oltre 40 cartelle di vario genere: fantasy, poliziesco, storico, saggistico… perché denota una scarsa attenzione e poca conoscenza del nostro catalogo da parte di chi ci invia materiali.
Se queste persone si concedessero tempo e attenzione per valutare il nostro catalogo,
scoprirebbero che non facciamo fantasy, poliziesco, storico, saggistico… e soprattutto che la nostra fascia di riferimento è perlopiù 0-8 anni.

EDT GIRALANGOLO

Luisella Arzani, responsabile

Per quanto riguarda la narrativa, noi non pubblichiamo narrativa di genere. Non perché crediamo che sia, come si tende spesso erroneamente a pensare, minore, tutt’altro. Semplicemente seguiamo altre vie, e non imbocchiamo deviazioni anche perché pubblichiamo relativamente poco: 2-3 titoli l’anno. Dunque fantasy, fantascienza, gialli ecc. non li prendiamo in considerazione.
Passando agli illustrati, privilegiamo le storie che sviluppano una narrazione, una “storia” appunto. E diffidiamo delle proposte che arrivano introdotte dall’immancabile “Sono una mamma/papà e ho inventato delle storie che piacciono molto ai miei bambini, e così ho pensato che piaceranno a tutti”. Che scrivere per bambini sia cosa facile è un pensiero diffuso, chiunque si occupi della letteratura per l’infanzia sa invece quanto sia estremamente complesso e delicato.

IL CASTORO

Loredana Baldinucci, editor

È una domanda difficile! In genere decidiamo di accettare delle proposte se ci convincono al di là del genere o del tema, se ci divertono e se incontrano il nostro gusto e se rappresentano bene la nostra linea e identità editoriale. È un lavoro molto accurato, delicato e complesso al tempo stesso e richiede del tempo, come tutti i lavori artigianali. Per ogni risposta che potremmo dare a questa domanda, ci viene in mente un’eccezione o un libro invece pubblicato. In generale, non pubblichiamo fiabe classiche o tradizionali (ma in catalogo ne abbiamo diverse, e le scegliamo se per qualche ragione presentano un carattere di novità); non pubblichiamo storie molto didattiche o didascaliche, o libri con CD o multimediali; pubblichiamo molto raramente filastrocche o storie in rima (ma abbiamo in catalogo delle perle come Ciao Cielo, Mammalingua e An ghin gò!). È difficile rispondere in maniera netta perché le storie e il modo di raccontarle e di stupire prendono per fortuna sempre strade inaspettate!

INTERLINEA

Alessandra Alva, redattrice delle collane per bambini di Interlinea
(“Le rane”, “Le rane grandi” e “Le rane piccole”).

Non ci hanno mai interessato le storie fantasy e/o di fantascienza e non vorremmo più leggere – ma purtroppo continuano ad arrivarci – storie con “messaggi”. Mi riferisco in particolare alle storie che si pongono come massimo obiettivo quello di far passare un messaggio importantissimo dal punto di vista didattico, sentimentale, educativo ecc., insegnando qualcosa ai bambini. Ma in questo modo ciò che si vuole comunicare ha il sopravvento sulla storia, che ne esce malissimo: diventa una storia-pretesto. Invece prima di tutto deve venire la storia, semplice o complessa che sia, che – se è una buona storia – avrà già in sé qualcosa da comunicare, qualcosa che spesso andrà anche oltre ciò che l’autore aveva pensato.

LA NUOVA FRONTIERA JUNIOR

Marta Corsi, editrice

Non ci interessano – a priori – storie scritte in maniera sciatta, spesso con l’errato pregiudizio, persino inconsapevole, che per scrivere per bambini basti scendere di livello, ovvero rendere tutto più banale. Al contrario rendere facili concetti complessi è un’arte difficile che richiede una grande competenza e padronanza linguistica.

Riguardo ai generi, potrei dire che eviterei, per stanchezza, saghe fantasy e storie drammatiche di ragazzini malati, ma non sarebbe corretto perché in realtà quando meno te l’aspetti può capitarti quella storia così originale o così ben scritta che ti fa rivalutare l’intero genere.

MINIBOMBO

Chiara Vignocchi, redazione e ufficio stampa

Premesso che noi leggiamo sempre con curiosità e attenzione tutte le proposte che arrivano in redazione, forse tra i materiali da sottoporci quelli che hanno meno chances con la nostra casa editrice sono le storie con una morale o un insegnamento specifico ed esplicito (come abbandonare il ciuccio, fare la cacca sul vasino, etc.):
non amiamo circoscrivere troppo le tematiche, preferiamo che siano i lettori ad interpretare
liberamente i libri traendone gli spunti che preferiscono, considerando poi che a nostro avviso un libro debba anzitutto divertire e non necessariamente nascondere fini didattici!

ORECCHIO ACERBO

Fausta Orecchio, direttore editoriale

Nessuna preclusione in merito ai temi. Molte, moltissime invece per tutte quelle storie che, indipendentemente dall’argomento trattato, possano in qualche modo ascriversi alla categoria che un tempo si definiva di “racconti edificanti”. E per tenere ben salda la barra del timone, ogni tanto andiamo a rileggerci Saki, “Il narratore“. Lettura che consigliamo vivamente a tutti coloro che per le ragazzine e i ragazzini vogliono scrivere.

PASSABAO

Ilaria Dal Canton e Silvia Albesano, editrici

Per ora i nostri destinatari principali sono i piccolissimi, e a loro vorremmo proporre libri allegri, ironici, a colori vivaci, ma anche teneri senza smancerie. Diffidiamo delle storie con una morale troppo esplicita; delle finte storie per bambini che sono in realtà per adulti nostalgici dell’infanzia; delle storie non per i bambini, ma sui bambini e su come li vedono (e si vedono) i loro genitori. Ci piacerebbe, piuttosto, riuscire nell’impresa quasi impossibile di infilare nei nostri libri un autentico sguardo piccino, ad altezza 86-104 cm.

 

SINNOS

Della Passarelli, direttore editoriale

Proviamo a rispondere in positivo. Cerchiamo storie che facciano riflettere e pensare, che sovvertano e sorprendano, senza dimenticare il piacere di essere lette e, se possibile, di divertire. Perciò chiediamo agli autori di evitare didattica e morale: impegno sì, ma sorprendente!

TOPIPITTORI

Giovanna Zoboli, editrice

Storie scritte male, noiose e stupide: caratteristiche che di solito coincidono.

VERBAVOLANT

Fausta Di Falco, editrice

Escludendo le storie che non sono adatte ai bambini, anche se le propongono come adatte al target, direi le storie di principi e principesse: le solite storie di eroi che salvano belle fanciulle ci hanno stancato, vi pare?

ZOOLIBRI

Mario, responsabile

ZOOlibri riceve e risponde a tutti in tutto il mondo ormai da 16 anni: anche se le storie non sono di interesse. Quindi non esiste un problema di ‘accettazione’ o ‘non accettazione’, almeno riferito al merito. Se le storie non interessano a ZOOlibri è perché non piacciono a ZOOlibri e vengono scartate. Piaceranno ad altri.
Piuttosto, non si vorrebbe mai dover ricevere storie ‘completamente fuori target’, questo è vero. Cercare testi di due pagine per farci albi illustrati per bambini e ricevere romanzi autobiografici di decine e decine di pagine non ha corrispondenza.

 

Qui si chiude l’intervista, anche se spero che altri editori si aggiungano in corsa, soprattutto quelli che non sono riusciti a rispondere per tempo (la mia richiesta è arrivata a ridosso delle festività natalizie). Mi scuso invece con quanti ho dimenticato di interpellare e li informo che, se interessati, sarò felice di accogliere i loro contributi.