Leggere ai bambini con lo sguardo giusto

Avete in programma una lettura ad alta voce a un gruppo di bambini ma siete alle prime armi? Vi siete proposti con entusiasmo nel ruolo di lettore ma temete di non essere all’altezza? Che cosa vi preoccupa di più? E quali domande vorreste fare a chi, da anni, con serietà e competenza, si dedica a questa attività?

La nostre interviste sul tema “leggere a un gruppo di bambini” nascono proprio con l’intento di offrirvi qualche strumento in più per svolgere al meglio questo compito, seguendo l’esempio di chi lo fa con dedizione e professionalità da molto tempo.

Intervista a Carla Girandolibraia

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A rispondere alle nostre domande è oggi Carla Colussi, nome d’arte Carla Girandolibraia (questo il suo sito), una presenza vulcanica e magnetica, imprevedibile e scoppiettante, che non a caso è anche attrice (ha lavorato molti anni nel Teatro Ragazzi), e contastorie. Insomma, una “peperina” al servizio dei più piccoli.

Come ti prepari a una lettura di gruppo?

Ehmmmm… io non mi preparo! Cioè, ovviamente leggo la storia prima, poi è la storia che mi guida. Se devo andare nelle classi a leggere, vado a braccio, se è una situazione più ufficiale, bhe un po’ studio. Certo, se dovessi leggere o raccontare a teatro… (nella lettura in classe la “papera” ci sta pure).

Quali sono le condizioni ideali per leggere a un gruppo di bambini con soddisfazione?

Ahahaha!!! Domanda difficile: l’ideale è leggere in un luogo protetto, senza disturbi di nessun tipo (a parte le interferenze dei bambini/ragazzi, che non disturbano!); l’età dei bambini o ragazzi per me è indifferente, ovviamente cambio tecnica/approccio a seconda di chi ho di fronte. Il numero dei bambini/ragazzi è inversamente proporzionale all’età.

Qual è la tipologia di libri che preferisci leggere ad alta voce e perché?

Amo molto i libri ironici e poetici, scritti e/o tradotti bene (io sono innamorata della nostra lingua). Mi piace sentire le parole arrotolarsi nella bocca e mi piace portare l’uditorio a “sganasciarsi” dalle risate, preparando la “battuta”.

Leggere a un gruppo di bambini Carla Colussi

Come definiresti il tuo stile di lettura e com’è strutturato un incontro di lettura da te tenuto?

Sono una gran chiacchierona e mi piace (come dico sempre) raccontare la storia della storia (perché l’ho scelta, cosa ho cambiato…). In genere dico il titolo del libro solo alla fine, perché a mio avviso il titolo ti prepara, ti annuncia ed io preferisco che il bambino ascolti senza sapere di cosa si sta parlando. Con i bambini sotto i tre anni sono invece più “precisa”. In genere mi porto una valigia scenografata, oppure una borsa (sempre scenografata) dalla quale tiro fuori i libri. Mi piace concludere la lettura facendo vedere la copertina.

Quali sono gli aspetti più importanti da tenere presente e curare quando si legge a un gruppo di bambini?

Sono molto (moltissimo) critica riguardo al modo con il quale si fa teatro e letture animate in Italia; spesso si è immersi in una confusione scandalosa (stanze di passaggio, coesistenza di altri eventi), spesso viene considerato un parcheggio (solo in Italia io ho visto mollare i bambini dai genitori che “si mettono dietro”!!!).

Io credo che sia necessario lavorare molto su questo, quindi la prima cosa è il luogo: appartato, tranquillo, se possibile scenografato (una tenda dove raccogliersi tutti insieme, delle valigie, un leggio, dei teli), in secondo luogo è importante che chi racconta o legge stabilisca una “distanza” tra sé e il bambino: a meno che non si parli di bimbi in età da nido, i bambini non devono stare in braccio a chi racconta (ovviamente sto parlando di lettura da parte di professionisti e non di lettura a casa). È bello che chi racconta o legge si presenti, si metta qualcosa che lo estranei dalla “realtà” (io ho la giacca delle storie), apra il libro e cominci a raccontare/leggere il tutto con una certa “ritualità” per creare magia, ascolto, attesa.

Carla Colussi legge

Hai qualche aneddoto divertente da raccontarci?

Di aneddoti ne avrei molti, ma tendo a dimenticarli (mi tornano in mente quando racconto “quella” storia oppure nei momenti più impensati). Però c’è un fatto accaduto durante una narrazione (quindi non una lettura): scuola materna, piccolo spettacolo di narrazione a due voci, io nella finzione scenica chiamo più volte la mia partner che si è addormentata. Un bambino dal pubblico commenta: “Eh, ci vo’ pazienza…”. Da allora quel bambino è “Il Bambino Saggio”, perché è vero… ci vo’ (tanta) pazienza.

Ho assistito ad alcune letture da te tenute e ho notato che spesso cambi le parole del testo, improvvisi ecc.: credi che per essere un buon lettore di storie a gruppi di bambini si debba essere anche un buon improvvisatore o attore?

Assolutamente sì! Io dico sempre “La storia è di chi la racconta”. Quando racconto ci metto molto del mio, creo i personaggi. Gli attribuisco un dialetto e una cadenza, immagino cosa stiano facendo quando accade una determinata cosa.

Come riesci a mantenere viva l’attenzione dei bambini e dei genitori durante una lettura?

Altra nota dolente! Molto spesso le condizioni di cui parlo sopra non si verificano (quasi mai). In situazioni estreme uso un microfono (quelli che hanno la “cassa” legata alla vita) che aiuta ad avere una voce più avvolgente (anche se io ho una voce piuttosto potente), poi richiamo l’attenzione usando un timbro di voce “autoritario” (basso) ed infine uso varie tecniche affabulatorie: le pause, lo sguardo (importantissimo: mai leggere senza guardare il pubblico, altrimenti lo perdi!).

Il mio sguardo, oltre a essere posato su chi mi ascolta, è anche “narrativo” (se da lì entra qualcuno, tu guardi lì… e ti accorgerai che molti si girano), le espressioni del volto (faccio delle facce tremende!)… poi quando la confusione è troppa, mi inginocchio è mi metto a stretto contatto con i bambini e abbandono i genitori al loro destino di chiacchieroni incalliti (i bambini vengono prima di tutto), ma questo succede raramente per fortuna.

Carla Colussi

Ti è mai capitato di assistere a letture ad alta voce tenute da persone non preparate? Se sì, quali erano i loro sbagli?

Purtroppo sì. Due gli errori più diffusi: la voce e lo sguardo. La maggior parte di queste persone non hanno la voce impostata e quindi o è stridula perché gridano oppure è troppo bassa (tremendo, io mi innervosisco). Inoltre, forse per timidezza e mancanza di abitudine a parlare in pubblico, “non sanno dove guardare” (questo capitava anche a me all’inizio). Così, o guardano sempre e solo il libro, oppure un punto lontano e si perdono il pubblico.

Credi sia utile abbinare alla lettura delle attività di laboratorio? Se sì, in quali occasioni?

Argomento controverso: da una parte può essere utile per far vivere al bambino la storia (farsi l’oggetto o il pupazzo, il cappello), dall’altro si rischia sempre più “l’effetto parcheggio”. Direi che sarebbe il caso anche di alzare il livello dei laboratori (cito per esempio quelli di Artebambini).

Concludiamo l’intervista con i 10 albi illustrati che Carla non si stanca mai di leggere e rileggere ad alta voce a gruppi di bambini:

  1. A più tardi, Jeanne Ashbé, Babalibri (per piccolissimi di 12-24 mesi)
  2. A caccia dell’orso, Michael Rosen, Helen Oxenbury, Mondadori
  3. A spasso col mostro, Julia Donaldson, Axel Scheffler, Emme Edizioni
  4. Il mostro peloso, Henriette Bichonnier, Pef, Emme Edizioni
  5. L’amico del piccolo tirannosauro, Florence Seyvos, Anaïs Vaugelade, Babalibri
  6. Ti mangio!, John Fardell, Il Castoro
  7. Attenti al gufo!, il maestro del travestimento, Taylor Sean, Jean Julien Lapis
  8. Mio padre il grande pirata, Davide Calì, Orecchio Acerbo
  9. Il re è occupato, Mario Ramos, Babalibri
  10. Il cavallo e il soldato, Gek Tessaro, Artebambini (con Kamishibai)

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