Nati per Leggere: a che punto siamo?

Programma del convegno
photo credit: Nati per Leggere

Sabato scorso ho partecipato al Convegno #15anniNpL: “15 anni di Nati per Leggere“, che si è tenuto a Roma presso la Biblioteca Nazionale. Una giornata di festeggiamenti, sì, per tutta la strada percorsa fino a questo momento e gli importanti traguardi raggiunti, ma anche un punto di partenza per definire nuovi ambiziosi obiettivi e riuscire a cambiare la vita di tante altre famiglie italiane.

 

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Sintetizzo i 4 punti fondamentali del progetto Nati per Leggere:

  1. Precocità degli interventi a favore del bambino, al quale vanno offerti quanti più stimoli e occasioni di crescita nei “primi 1000 giorni di vita”.
  2. La lettura come pratica condivisa da fare in famiglia, necessaria per la costruzione di una positiva relazione adulto-bambino e per aiutare quest’ultimo a crescere serenamente, avendo fiducia in se stesso.
  3. La collaborazione del pediatra di famiglia è fondamentale per rendere il progetto universale, diffuso in tutte le famiglie del paese.
  4. Nati per Leggere può svilupparsi e crescere grazie alla collaborazione di una rete di figure interdisciplinari che agiscono a livello regionale e locale: pediatri, bibliotecari, educatori, lettori volontari, ostetriche ecc.

Gli interventi che si sono succeduti sono stati numerosi: hanno preso parola i fondatori di Nati per Leggere, i Presidenti delle associazioni AIB, ACP e CSB, alcuni referenti e operatori regionali, gli esponenti di IBBY Italia e Cepell, le responsabili del coordinamento nazionale e della comunicazione, alcuni genitori e lettori volontari.

Roma, Convegno  15 anni Nati per Leggere
photocredit: Nati per Leggere

Dove sono le istituzioni?

Ecco alcuni passaggi del convegno che ho fissato nel mio blocco di appunti:

  • I bambini sono dei cittadini e in quanto tali hanno il DIRITTO di avere occasioni nella vita. Occasioni di apprendimento, cognizione, di parole ascoltate, suoni, silenzio, ascolto, relazioni ecc. Tutti i bambini, senza discriminazioni.
  • Leggere a un bambino significa anche “CURARLO”, nel senso di prendersi cura di lui. I lettori volontari che operano all’interno dei reparti pediatrici e degli ospedali sono preziosi anche per i medici e gli infermieri, perché “insegnano” loro a leggere le storie ai bambini.
  • E’ fondamentale che i bambini abbiano adeguate competenze linguistiche e di apprendimento non solo per il loro presente, per il successo scolastico, ma anche per consentire una piena e viva partecipazione alla vita politica e sociale futura.
  • Il governo italiano non fa abbastanza per la promozione alla lettura. In altri paesi europei la situazione è molto diversa: la Germania ha ricevuto 28 milioni in 4 anni (7 milioni l’anno), l’Inghilterra 5 milioni l’anno, l’Italia zero (dati riportati dal Presidente del CSB Giorgio Tamburlini).
Relatori al convegno di Nati per Leggere
photo credit: Nati per Leggere

Nati per leggere: storia, dati, evidenze

Uno degli interventi più densi e illuminanti a parer mio è stato quello del dottor Giancarlo Biasini, di cui vi riporto qualche estratto:

“Nel 2005 il National Institute of Child Health pubblicò il volume Child Care and Child Development. Fu l’inizio del grande capitolo dell’Early Child Development. Si correggeva l’antico concetto della immodificabilità delle tappe geneticamente prefissate nello sviluppo e si affermava il concetto dell’ambiente contagioso e della partecipazione dell’ambiente e dello stesso bambino al suo stesso sviluppo. Il contagio ambientale si sostanzia negli interventi precoci dei primi 1000 giorni sui quali abbiamo fondato gran parte della nostra informazione”.

E ancora:

“Appena un mese fa è uscito il documento programmatico della regione europea dell’OMS per il 2015-2020. Vi si legge che ‘Il comportamento, la cultura che circonda il bambino nei primi tempi della vita hanno effetti che si prolungano nella vita adulta. Il sostegno in questo periodo è cruciale ed è un diritto del bambino’.
Vale la pena ripetere che il sostegno di cui si parla per i primi è 3 anni è un ambiente ricco di risorse. In famiglia: parole, letture, gesti, sorrisi, suoni, rapporti corporei e sguardo/sguardo; nella società: aiuto alle famiglie con buona scuola, asili nido, rete di biblioteche; nel sistema sanitario nazionale: aiuto alle famiglie con buone nascite e buone presenze successive.
In Nati per Leggere si sostanzia buona parte degli interventi precoci perché la lettura condivisa è fra le più ricche di “stimoli: la voce e le parole, il rapporto corporeo, i rilanci conversazionali, l’osservazione congiunta del libro e quindi il rapporto sguardo/sguardo e il rapporto con l’ambiente sonoro di cui si occupa Il progetto Nati per la Musica nato come filiazione di NpL”.

E infine:

“Contemporaneamente alle neuroscienze, l’economia nella seconda metà degli anni 2000 ci ha confermato il valore economico di ciò che facciamo. Il premio Nobel per l’economia James Heckmann ha confermato il vantaggioso ritorno del capitale investito nei vari tempi della vita scoprendo i maggiori vantaggi degli investimenti nel periodo prescolare e ancor più in quello prenatale”.

Conferme su conferme su conferme. Ma a quanto pare non bastano per convincere le istituzioni italiane a investire seriamente e programmaticamente negli interventi precoci a favore dell’infanzia…

corridoio della Biblioteca Centrale Roma
photo credit: Nati per Leggere

Le esperienze internazionali

Ho trovato molto interessanti anche i contributi offerti da Perri Klass, pediatra, docente universitaria di giornalismo e presidente dell’americana Reach out and read, fondata nel 1989, e di Viv Bird, CEO di Booktrust (Regno Unito), che nei loro paesi sono riusciti ad abbattere tante barriere e hanno ottenuto risultati incredibili in termini di alfabetizzazione, accesso ai libri e alla lettura da parte delle famiglie più svantaggiate. Sono rimasta molto impressionata da un dato: grazie al programma Bookstart, l’organizzazione inglese è riuscita a donare al 99% dei neonati i suoi “bookstart packs“, ovvero i pacchi contenenti libri e istruzioni per leggere in famiglia. Wow!

Libri che entusiasmano

Nel corso della mattinata è intervenuta al convegno anche Rita Valentino Merletti, scrittrice, docente ed esperta di Letteratura per l’infanzia. Non vedevo l’ora di conoscerla di persona e di ascoltare le sue riflessioni. Ecco quelle evidenziate nel mio quadernone:

  • quando l’adulto comincia a conoscere e a interessarsi ai libri per l’infanzia, si accorge che sono strumenti meravigliosi, ricchi di sottigliezze, varietà, difficoltà
  • i libri per bambini devono comunicare ai piccoli ma devono saper parlare anche ai grandi. Sono gli adulti che leggono ad alta voce e devono perciò essere invogliati e disponibili a rileggere con piacere anche più e più volte le stesse storie
  • i buoni libri per bambini devono poter entrare in tutte le case ed essere leggibili a tutti i livelli, quindi non essere di nicchia e sofisticati
  • nel 2013 il 61% della produzione editoriale italiana è stato dedicato alla fascia 0-7 anni (fonte Liber). Un record!

Il saluto di Rita Valentino Merletti, affidato alle parole di Bruno Tognolini, è stato emozionante:

Sono un bambino, sono il tuo dono
Prima non c’ero e adesso ci sono
Sono il domani, dalle tue mani
Devi difendermi con le tue mani
Sono il futuro, sono arrivato
E sono qui perché tu mi hai chiamato
Come sarà l’orizzonte che tracci
Dipende da come mi abbracci

(Filastrocca del bambino futuro, Bruno Tognolini)

Abbracciare un bambino significa donargli tempo insieme, voce, lettura condivisa. Ci avevate mai pensato?

Voi abbracciate mai i vostri bambini con i libri?

 

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Francesca Tamberlani
Francesca Tamberlani è la fondatrice di Milkbook, sito dedicato ai temi dell'educazione alla lettura ai bambini sin dai primi mesi di vita e alla segnalazione di libri e app di qualità. Sociologa e giornalista, appassionata di letteratura per l'infanzia, realizza incontri e corsi rivolti a genitori, educatori, insegnanti e persone che amano i libri e i bambini.