Pik Badaluk e l’avventura senza tempo di un bimbo monello

Durante la rassegna I nostri anni ’70, che si è tenuta a Roma qualche mese fa, ho sfogliato e risfogliato La storia di Pik Badaluk di Grete Meuche. In esposizione c’era una copia di Emme Edizioni con la copertina blu.

copertina blu

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Distratta dalle tante bellezze in mostra e dalle altre decine di libri da consultare, ho però dedicato poca attenzione al testo e mi sono lasciata guidare dalle immagini, che mi hanno intensamente colpito per la loro “crudezza”.

Sono felice che Edizioni EL abbia deciso di riproporre Pik Badaluk ai bambini di oggi in una nuova edizione che celebra gli ottant’anni della prima versione italiana e i quarant’anni della casa editrice. E sono ancora più felice che abbia aggiunto una prefazione, a cura di Livio Sossi, docente di Letteratura per l’infanzia, che ci aiuta a capire meglio l’ambientazione, i personaggi, il contesto storico e culturale in cui è nato.

Scrive Sossi: “[…] perdoneremo la rappresentazione di un’Africa fantastica, sicuramente più magica che reale (si pensi all’albero di mele) come perdoneremo un certo esotismo da ricollegarsi al periodo storico in cui il libro è nato e i suoi inevitabili riferimenti al colonialismo (il cappello a tuba, il fucile, la tromba, estranei alla cultura africana”.

copertina bianca con bollo

La storia di Pik Badaluk è stata pubblicata per la prima volta nella sua edizione tedesca nel 1922. Oggi è considerato un piccolo classico e continua ad alimentare il nostro immaginario.
Da circa un mese il “nuovo” Pik è approdato nella nostra libreria ed è entrato con decisione nella top 5 dei libri più richiesti (con letture multiple che si ripetono sera dopo sera).

Perché mia figlia ama Pik Badaluk?

Apparentemente loro due non hanno niente in comune. Lui è un piccolo moro che vive in un’Africa lontana e sconosciuta; lei è una piccola bionda che vive nel presente in una città conosciuta da tanti. Il mondo di Pik, la sua famiglia, la sua cultura, è molto distante, nel tempo e nello spazio, da quello della mia bambina. Eppure sono diventati amici nel giro di pochi minuti, il tempo di una lettura ad alta voce. Hanno scoperto somiglianze e affinità inimmaginabili!

la mamma di pik

La trama

Il racconto è breve e semplice: Pik Badaluk vive con il papà e la mamma in una casa circondata da un orto. Sua madre si raccomanda di non allontanarsi mai dal giardino, e di non avventurarsi nel bosco, dove vive un leone feroce che mangia i moretti.
“Ed i moretti cattivi con mamma sono eccellenti bocconi per lui”.

Pik Badaluk si dimentica subito della promessa fatta alla mamma e si avventura nella selva dove dimora l’orribile belva, zìppete-zap! Il leone è ben contento di vedere quel boccone prelibato ed è pronto a mangiarselo.
Pik Badaluk non dice di no,
Pik Badaluk non dice di sì.
Ma, visto un albero piantato lì;
in un baleno s’arrampica su.

Quell’albero è un melo con mele dolci e mature. Pik se le mangia e sputa i semi sulla testa del re della foresta 🙂 Che affronto!

pik sputa i semi al leone

Intanto il papà, preoccupato per la sorte del figlio, col suono della tromba raduna i guerrieri della tribù dei badaluchi e organizza l’assalto al leone. La battaglia è aspra e l’animale nulla può contro lance, spade, bastoni e cannoni.

Pik Badaluk è salvo e può tornare tra le braccia di mamma… ma chissà che brutta punizione gli infliggerà per aver disobbedito ed essersi messo nei guai.

Sorride la mamma di Pik, bacia ed abbraccia il suo caro monello,
Pik, buono come il più buon cioccolato, nero alla pari di un carboncello.

Scrive ancora Sossi: “Pik non viene punito dagli adulti, come invece accade nei tanti albi della letteratura educativa ed esemplaristica che tendeva a proporre norme e modelli comportamentali, e soprattutto non viene abbandonato. […] Sta qui l’attualità del libro: l’indipendenza del bambino è accompagnata dalla certezza della presenza dei genitori nelle situazioni di bisogno e difficoltà”.

Pik, un bambino come tutti

In cosa si assomigliano dunque Pik e mia figlia? Sono semplicemente due bambini molto vivi, e in quanto tali, pronti a disobbedire alla mamma, ad avventurarsi da soli, a fare le cose che fanno i grandi. Sono anche due bambini ingegnosi, brillanti e molto affettuosi: dopo la marachella compiuta hanno bisogno dell’abbraccio rassicurante di mamma (e sanno di trovarlo).

il papà di pik con la trombaUn altro aspetto che apprezzo molto del libro, oltre all’immediatezza della storia e delle illustrazioni, è la musicalità del testo, la sua originale struttura. È così piacevole e divertente da leggere ad alta voce, dando per esempio enfasi al suono della tromba: Tararà! Tararà! Tararà!, alle accorate esclamazioni della mamma Aì!… Aò!… certo il Leone se lo mangiò!, o alle tante rime interne dalla costruzione peculiare: Vanno per ogni sentiero del bosco, e chi li guida in punta di piè è il babbo di Pik fuori di sé.

 

Se non lo avete ancora fatto, vi consiglio di leggere con animo leggero La Storia di Pik Badaluk e di sorridere insieme ai vostri bambini mentre si divertono a fare i monelli  🙂
Visto il successo che riscuote anche con i piccoli del nido (confermato da diverse educatrici), ritengo che si possa proporre già a partire dai 2 anni.

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