Tecniche per leggere a un gruppo di bambini

Stavolta a riportarci la sua esperienza di lettore a un gruppo di bambini è Giuseppe Grossi (un uomo finalmente, dopo quattro signore!), formatore, attore, Istruttore Servizi Culturali presso la Biblioteca Valle Aurelia di Roma.

Mi è capitato di seguire uno dei corsi dedicati alla lettura ad alta voce tenuti da Giuseppe (lui si fa chiamare Pino da tutti) e sono rimasta colpita dal suo garbo, dalla piacevolezza e naturalezza delle sue letture, dalla padronanza dei gesti e delle espressioni, dalla innata capacità di mettere a proprio agio i suoi ascoltatori, adulti o bambini che fossero.

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Che tipo di preparazione e formazione sono necessarie per leggere a un gruppo di bambini?
Preparazione e formazione, almeno per me, vanno di pari passo. Una buona formazione è il presupposto principale per una “buona lettura” e di conseguenza questa porta automaticamente a una efficace preparazione. Da anni, grazie all’Istituzione Biblioteche di Roma e nello specifico tramite il Centro Specializzato ragazzi, mi occupo di formare insegnanti, lettori volontari, ecc. per quanto riguarda la lettura ad alta voce. Insisto molto sul fatto che un lettore debba poggiare su “solide basi” che una formazione, fatta con i dovuti criteri, che prendano in considerazione i vari aspetti di una lettura, può dare: comodità del lettore, cura dello spazio, scelta del libro, analisi (pre-lettura) del testo, gestione del gruppo.
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Per quanto riguarda la preparazione, la cura della voce è importante per scoprire le varie possibilità di uno strumento (voce) che varia da persona a persona. Quando lavoro sull’uso della voce, propongo una modalità che sperimenti più le capacità musicali (ritmiche) piuttosto che un lavoro basato sulla dizione e sulla correzione di alcune influenze “dialettali”, anzi proprio queste influenze possono essere dei punti di forza per una lettura. Importante allora è il lavoro fatto sugli scioglilingua, sulle filastrocche, sui ricordi dell’ascolto di voci e suoni che appartengono alla memoria di ciascuno, la voce riproduce quello che abbiamo ascoltato e in questo senso il “recupero” di suoni del passato può dare un grandissimo aiuto in una lettura.

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Come vanno impostati gli incontri di lettura?
Credo alle cosiddette “formule magiche” che possono essere varie (filastrocche, canzoncine, giochi verbali). A me piace iniziare e concludere recitando una filastrocca, che può anche richiamare le letture che in una determinata circostanza decido di fare. Normalmente utilizzo due filastrocche (apertura e chiusura) di Bruno Tognolini perché consentono di creare una situazione “magica” per me e per i bambini (ma anche per i genitori, le insegnanti etc.). Le filastrocche sono tratte dal libro Rima rimani: inizio con La filastrocca del cantastorie e concludo con Rima Rimani. Sono molto legato a queste due filastrocche ed ogni volta che le “offro” avviene qualcosa di particolare, la mia voce si trasforma e non perché io la forzi, ma sono le stesse parole che operano il cambiamento della voce… può sembrare strano, ma per me è veramente il momento in cui “varco la soglia” per entrare nel mondo magico della lettura ed ogni volta accade, sia che all’ascolto ci siano 10 – 20 – 30 – 70 bambini.

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Tutto ciò equivale a un rito che richiama l’apertura e la chiusura di un libro, perché ogni volta che apriamo un libro varchiamo una soglia, ogni volta che lo chiudiamo torniamo al punto da dove siamo partiti e per un bambino è importante riconoscere un inizio e una fine, permettergli di passare da un tempo “ordinario” a un tempo “straordinario” per poi ritornare al “tempo ordinario”, un po’ come avviene nelle fiabe con “C’era una volta…” e con “E vissero tutti felici e contenti…” tra queste due fasi (inizio e fine) per così dire riconoscibili, avviene qualcosa di straordinario.

Quanto tempo dura una lettura e quanti libri leggi?
Dipende dall’età e dal numero degli ascoltatori. Per bambini piccoli (diciamo 3 anni) è sempre meglio non superare i 30 minuti perché si abbassa la soglia di attenzione e io direi di non proporre mai tanti libri, si creerebbe l’effetto di dispersione. Quindi massimo 3 libri! Chiaramente per i più piccoli si dovrebbe diminuire il tempo, per i più grandi si può osare qualcosa di più, ma il mio numero preferito di libri resta 3.

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Tu sei anche un attore: quanto del tuo essere attore metti nelle letture ad alta voce?
La mia formazione attoriale è stata prevalentemente “fisica” (mimo – danza – acrobatica). Questo mi aiuta molto per una padronanza “corporea” nel gestire i tempi della lettura, avendo poi lavorato molto sul concetto di spazio teatrale mi sento facilitato nel predisporre lo spazio del pubblico e il mio.
Per quanto riguarda la voce, lo dico spesso quando faccio formazione, la lettura e la recitazione (per me) sono due cose distinte e separate,  quando leggo mi faccio “servitore” della parola, cerco di penetrare l’intenzione dell’autore e dell’illustratore che hanno curato il libro, non interferisco ponendo me stesso al centro, do voce a una voce (o a un’immagine) che già esiste.

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Quando si è attori si ammicca, si calca più su una parola che su un’altra, a volte ci si preoccupa più di mostrare la propria bravura che la bellezza di un testo.
Non sono contrario all’uso di piccole scenografie durante una lettura, ma penso che sia necessario specificare (grandi e piccini) se offriamo letture “ad alta voce” (che non hanno bisogno di orpelli), oppure letture animate “teatrali”, in cui l’uso di pupazzetti, burattini ecc. può fare da contenitore a un contenuto (libro).

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Come gestisci gli interventi spontanei e le domande dei bambini durante la lettura?
Prima di leggere, faccio un patto con i bambini, li invito a tenere le parole “dentro la bocca”, a prepararsi ad ascoltare con occhi ed orecchie, l’intervento spontaneo cerco di accoglierlo entrando nel contatto visivo, ma invitando il bambino, a volte solo con un gesto, a rimandare al dopo lettura il momento della domanda. Faccio del tutto per non fornire spiegazioni da “adulto”, per non dare risposte chiuse, rispondo alle loro domande con “secondo te?”. I bambini sanno “spiegare” meglio di noi adulti essendo loro ancora dei libri aperti su tante possibilità.

Una lettura è stata un successo se…
Se i bambini dicono “ancora!”

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Qual è l’aspetto più bello di questa attività?
Vedere la gioia e lo stupore del bambino che ascolta, lo strabuzzare gli occhi quando la lettura (attraverso un’immagine o parola) provoca un senso di paura, il ridere a crepapelle.
Poter continuare a “sognare” con loro attraverso una porta magica che ogni volta si apre ad ogni spalancar di un libro, per poi richiuderla quella porta (chiudendo il libro) sapendo che non scomparirà.

Ci salutiamo con i 10 libri che ami particolarmente leggere a un gruppo di bambini?
La scelta è un po’ difficile, ci sono quelli storici e d’affezione: Caccapupù di S. Blake, Il mostro peloso di H. Bichonnier, Attenti alle ragazze (ahimé non più edito) di T. Blundell, Oscar il bottone (anche questo non più edito) di E. Nagy, ma molti altri ce ne sarebbero.
Per quanto riguarda invece i più (o meno recenti): Siamo in un libro! di Mo Willems, Nei guai di Oliver Jeffers, Il raffreddore di Amos Perbacco di Philip ed Erin Stead, Che fa la luna di notte? di Anne Herbauts, Voglio il mio cappello! di Jon Klassen, Una volta, un giorno di Quarenghi e Mulazzani (per bimbi un po’ più grandi).
Anche qui la scelta non è esaustiva, diciamo i primi che mi vengono in mente.

PER SAPERNE DI PIÙ
Pino-Grossi-ritrattoGiuseppe Grossi lavora per il Comune di Roma presso la Biblioteca di Valle Aurelia, per la quale realizza incontri con le scuole e letture ad alta voce per i bambini. Collabora alla realizzazione del progetto nazionale Nati per Leggere e al progetto Leggere che Piacere. È stato più volte invitato a leggere libri e storie per bambini e ragazzi nelle diverse manifestazioni ed eventi organizzate dalle Biblioteche di Roma ed altri Enti. In qualità di formatore svolge incontri e seminari sul tema della lettura a voce alta.
Ha studiato tecniche corporee e teatrali seguendo vari corsi e seminari; conduce laboratori teatrali per adulti e bambini. Per la sua Compagnia Teatrale Contenitori di Immagini cura e crea numerosi spettacoli presenti nei diversi festival in Italia e all’estero.

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