Voti in pagella: sì o no?

La scuola è finita. Tempo di esami, prove e voti in pagella per grandi e piccoli. Qualche giorno fa sono rimasta molto colpita da un post in cui si riportava lo sfogo di una maestra che, con sofferenza, non è riuscita a opporsi al sistema delle valutazioni vigente.

“Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto” (qui puoi leggere l’articolo completo).

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Anche il compianto maestro Manzi si opponeva fermamente al sistema dei voti in pagella, ritenendo che il bambino, di lì a qualche mese, sarebbe cambiato, cresciuto e maturato. A lui piaceva usare un’altra formula, che scriveva nella scheda di tutti gli studenti: “Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”.

I voti in pagella per i bambini della scuola primaria

Quando ero piccola io, al posto del voto puro e crudo si usavano le parole. Forse più morbide, ma altrettanto chiare nel definire e tracciare differenze: “Io ho preso ottimo, tu buono, lui benino…”.

A me piaceva andare a scuola, fare i compiti, studiare ed ero felice di ricevere giudizi brillanti da mostrare orgogliosa a mamma e papà. Non ho mai pensato a come potessero sentirsi i compagni in difficoltà, quelli che non ottenevano mai un “bravo”.

Oggi invece ci penso e mi commuovo. Il tema mi sta molto a cuore. E comprendo perfettamente quanti ritengano il voto, soprattutto per i bambini delle primarie, un fardello, uno strumento che ferisce, mette paura, stressa, “umilia”, che fa sentire diversi e che non considera il percorso vissuto da un bambino, le sue peculiarità, il contesto familiare in cui vive, le esperienze pregresse, i miglioramenti…

D’altra parte, forse, chi si impegna e riesce va valorizzato e gratificato… è chiaro che gli insegnanti dovrebbero SEMPRE far comprendere ai genitori e ai loro piccoli che il voto di un compito non esprime le capacità di un bambino o la sua intelligenza. Che il voto non è riferito a lui in quanto persona, ma alla singola prova svolta.

La Francia pronta a una rivoluzione?

In questi giorni in Francia il dilemma dei voti in pagella è tornato alla ribalta. Il neo Ministro Benôit Hamon ha lanciato una conferenza nazionale sulla valutazione degli alunni per riflettere sul tema e prendere una decisione entro dicembre. Ecco quanto ha dichiarato: “I giovani francesi sono quelli che temono di più l’errore e che presentano i tassi più elevati di non risposta alle domande, per paura di sbagliare . È il momento di tornare a riflettere su un nuovo modo di valutare, al servizio dell’apprendimento e dei progressi degli allievi”.
A quanto mi ha riferito Michela Macchi di Atelierstorytime, che vive e insegna a Parigi da diversi anni, la situazione francese è peggiore di quella italiana: i voti in pagella vengono dati con la virgola fin dalle elementari. Ciò significa che un bambino può avere 6,12 oppure 8,26 o 5,99! Questo è davvero troppo! Michela mi ha scritto a proposito: “Ieri mia figlia si è messa a piangere perché la sua media in pagella è scesa di 0,40!”.

Libri per bambini consigliati

Fra i libri in uscita in questo periodo, ce n’è uno che affronta l’argomento con delicatezza ed ironia. Si intitola Poesie a righe e a quadretti, di Janna Carioli, illustrazioni di Barbara Bongini, Giunti Junior, della collana Leggo Io (per bambini dai 6 anni).

 

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È una raccolta di poesie che hanno come protagonisti i bambini e il loro rapporto con la scuola, i sentimenti che provano, i legami che intrecciano fra i banchi. Pensieri profondi e commoventi si alternano a riflessioni più leggere e scanzonate.

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Ecco alcuni estratti dalle poesie del libro:

VOGLIO UNA SCUOLA
“Voglio una scuola che scavalca muretti
e accoglie disegni che non sono perfetti
che guarda avanti e traccia sentieri
senza scordarsi di quelli di ieri”

INTERROGAZIONE
“Oggi venga… venga… venga…
È il mio nome di sicuro…
Ho la memoria azzerata
e il cuore come un tamburo!
Oggi venga… venga… venga…

Poi, così, di punto in bianco,
alzi lo sguardo e chiami
il mio compagno di banco!

Salvooooooooo!”

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Quella che segue, è una delle mie poesie preferite:

NON ALZO LA MANO
“Spieghi e sembra semplice
ma io non ti capisco.
Tutti hanno già finito
io ancora non finisco.
Il foglio è un mare aperto
e io non so nuotare
arranco, batto i piedi
cerco di galleggiare.
Maestra non sgridarmi
se non alzo mai la mano
non sono mica scemo…
nuoto solo più piano!

 

Come avrete capito, Janna Carioli parla di voti, di maestre, di compagni di banco, di cotte, di amicizie, di recite, di integrazione, di paure, di cocchi e di asini… Perché a scuola non si impara solo a leggere e a scrivere, ma anche e soprattutto la grammatica delle relazioni con i coetanei e con gli adulti.

 

Ed ora chiedo a voi: cosa ne pensate del sistema dei voti nella scuola primaria? Li manterreste? Li abolireste? Discutiamone insieme!

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