A caccia dell’Orso: un classico unico nel suo genere

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Michael Rosen ed Helen Oxenbury hanno rispettivamente scritto e illustrato A caccia dell’Orso nel 1989, anno in cui l’editore inglese Walker Brooks lo pubblicò per la prima volta. Sono dunque quasi 30 anni che questo gioiello della letteratura per l’infanzia circola nelle librerie, nelle biblioteche, nelle aule scolastiche e nelle case, naturalmente, di centinaia di ragazzini sparsi in tanti paesi del mondo, che hanno avuto la fortuna di incontrare adulti attenti e informati, capaci di donare loro una storia senza tempo e ricca di emozioni. In Italia l’albo è arrivato nel 2000, un po’ tardi… con la bella traduzione di Chiara Carminati per Mondadori.

La copertina inglese del libro "A caccia dell'Orso"

Un classico moderno unico nel suo genere

A caccia dell’Orso è davvero un albo illustrato unico nel suo genere, avventuroso, dinamico, fantasioso, musicale, pauroso… racchiude in sé tanti elementi in grado di avvincere i bambini e coglierli di sorpresa.

Il racconto affonda le sue radici in una canzone popolare inglese che l’autore Michael Rosen ha riscritto e interpretato in maniera brillante e giocosa.

Facendo largo uso di assonanze, rime, onomatopee, viene narrata l’esperienza fuori dall’ordinario vissuta dai membri di una famiglia intraprendente e unita che un giorno decidono di andare a caccia dell’orso (sul tipo di legame che intercorre tra i cinque protagonisti continuano in realtà a esserci opinioni discordanti: sono quattro fratelli con il papà? sono cinque fratelli? sono un papà e una mamma con tre figli? sono un gruppo di amici?).

A caccia dell’Orso: il booktrailer di Milkbook

Le illustrazioni di Helen Oxenbury scandiscono il ritmo del racconto

Gli acquerelli morbidi e pastosi della maestosa Helen Oxenbury sottolineano visivamente i momenti “caldi” dell’avventura, quelli più movimentati e concitati, in cui i protagonisti sfidano il pericolo passando attraverso alti fili d’erba frusciante, immergendosi in freddi corsi d’acqua, oltrepassando distese di fango appiccicoso o inoltrandosi nel fitto della foresta minacciosa.

i bambini guadano il fiume

Le pagine dal tratto bianco e nero, invece, sono riservate ai momenti di riflessione dei cinque personaggi, quelli in cui incontrano il pericolo, e si fermano un attimo a pensare se è il caso di proseguire nell’avventura o lasciar perdere:

Oh-oh! Un fiume!
Un fiume freddo e fondo.
Non si può passare sopra.
Non si può passare sotto.
Oh, no! Ci dobbiamo passare nel mezzo!

La decisione sarà sempre quella di proseguire e di non fermarsi di fronte agli ostacoli.

i bambini si domandano che fare

Una delle caratteristiche salienti della narrazione è la ripetività e musicalità del testo, che funziona in modo eccellente in inglese (qui potete ascoltare l’autore in persona mentre canta la storia) e che nella traduzione italiana di Chiara Carminati è egualmente efficace e convincente. Bellissime le doppie pagine in cui si affiancano all’illustrazione ariosa solo le parole sonore che riprendono i rumori prodotti dai cinque nel loro cammino.

Ecco qualche esempio in inglese, la versione che ho qui con me:

SWISHY SWASHY! (mentre scivolano nell’erba)
SWISHY SWASHY!
SWISHY SWASHY!

SPLASH SPLOSH! (mentre guadano il fiume)
SPLASH SPLOSH!
SPLASH SPLOSH!

SQUELCH SQUERCH!  (mentre passano in mezzo al fango)
SQUELCH SQUERCH!
SQUELCH SQUERCH!

Queste parti, del resto, sono anche le più divertenti da replicare e ripetere insieme ai bambini durante le letture ad alta voce. Immaginate di mimare i movimenti mentre leggete, di esortare i bambini a fare lo stesso, di condire il tutto con espressioni via via impaurite, disgustate, incredule.

la neve si abbatte su di loro

Ogni volta che la famiglia supera una difficoltà, la natura torna alla carica, sottoponendole una nuova prova, ancora più impegnativa della precedente. Una natura vitale e pulsante, imperiosa, sterminata, che rappresenta l’altra grande protagonista dell’albo.

I cinque, accompagnati dal loro fedele cane, decidono di andare avanti, aiutandosi reciprocamente, sostenendosi l’un l’altro, prendendo per mano i più piccoli, aspettando i più lenti, animati da un forte spirito di gruppo e da un notevole affiatamento.

Il ritmo della lettura procede sostenuto e allegro, scandito dalle rime di questa lunga filastrocca in cui l’azione e le imprese dei cinque impavidi catalizzano l’attenzione del lettore. La ricerca dell’orso va avanti fino a quando, come è lecito aspettarsi, la svolta è dietro l’angolo…  eccoli finalmente alla soglia della grotta dell’imponente mammifero. Lo stato d’animo generale cambia, la tensione si fa palpabile mentre i cinque si addentrano nella caverna con fare circospetto. Il cagnolino è il primo a imbattersi nella temibile creatura dagli occhi guizzanti e le orecchie pelose.

Aiuto! Che paura! Viaaaa!

I nostri eroi di colpo perdono tutta la loro “temerarietà” e si danno alla fuga. Una fuga rocambolesca e ad alta velocità, con l’orso alle calcagna. Una lunga corsa a ritroso, ripercorrendo tutti i luoghi e gli ostacoli incontrati fino a quel momento. E di nuovo intoniamo ad alta voce i suoni ormai divenuti familiari, che stavolta battono a un ritmo accelerato… il vento che fischia (Hoooo wooooo! Hoooo wooooo!), le foglie che scricchiolano sotto i piedi, il fango melmoso, lo scroscio dell’acqua, il soffio dell’erba. Mentre da lontano scorgiamo l’orso che forsennato cerca di tenere il passo.

tutti in fuga

In questa fase il racconto diventa veloce e agile anche sul piano illustrativo, racchiuso dentro cornici larghe e basse, che in successione rapida trasportano il lettore fino alla rassicurante conclusione. Tutti al sicuro sotto le coperte del lettone, mentre l’orso minaccioso, rimasto fuori dall’uscio, se ne torna sconsolato nella sua caverna.

L’adrenalina e la paura lasciano il posto alla ritrovata pace e serenità. Anche se diversi bambini, soffermandosi sull’illustrazione finale che abbraccia i risguardi dell’albo, si dicono dispiaciuti per la fine dell’orso che, mesto e con le spalle curve, se ne torna indietro tutto solo.

A caccia dell’Orso ha vinto nel 2013 il Premio Andersen come “miglior libro mai premiato”. 

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