Il diario di Maria Montessori

Almeno una volta nella vita, in contesti legati all’educazione e all’apprendimento, abbiamo tutti sentito parlare del “Metodo Montessori”. In cosa consista questo famoso metodo e come venga poi applicato alla realtà quotidiana dei bambini, forse però non è altrettanto noto.

Sono certa che ancor meno conosciuta sia la storia di Maria, che prima di diventare la celebre dottoressa Montessori, è stata una bambina, una ragazza e una giovane donna alle prese con la scuola, la famiglia e il complesso contesto sociale della propria epoca.  

Aiutiamoli a fare da soli

di Teresa Porcella, Illustrazioni di Marta Pantaleo, Editoriale Scienza, Collana: Donne nella scienza, 2021, pagine 128. Età di lettura: dai 10 anni in su

Leggendo questo libro si ha la piacevole sensazione di far la conoscenza di Maria in maniera diretta, senza intermediazioni e mascheramenti. Dietro la figura della scienziata pedagogista (e non solo), che ha rivoluzionato il mondo dell’educazione con le sue teorie, si scopre una donna forte, con una storia tutt’altro che banale nella sua evoluzione, costellata di ostacoli che purtroppo sono ancora oggi ordinari per molte donne in svariati ambiti.

Teresa Porcella, autrice del testo, lascia che sia la stessa Montessori a raccontarsi ai lettori in forma biografica, con uno stile narrativo che si ritrova in altri testi di “Donne nella scienza”, collana di cui questo libro fa parte e che è stata vincitrice nel 2018 del Premio Andersen come miglior collana di divulgazione.

Maria nel 1875, anno in cui prende il via il racconto, aveva cinque anni e non nascondeva il suo temperamento allegro, il suo carattere deciso e la sua passione per il teatro e la recitazione. La scuola non era il suo forte: non amava studiare, lei voleva fare l’attrice!

Può sembrare strano che l’incipit della sua storia sia proprio questo, eppure per un lettore attento già queste prime vicende sono indicative del suo modo di pensare e interpretare il mondo:

Perché una cosa avevo capito con chiarezza: s’impara solo osservando, imitando e divertendosi.

– Se gioco mi diverto, se mi diverto imparo, e sennò no! Così dicevo a mamma e papà quando provavano a dirmi qualcosa sui miei metodi di studio.

Col passare degli anni Maria si dedicò con tenacia al teatro ma ad un certo punto, piena di consapevolezza, decise di effettuare un brusco cambio di rotta: lasciare la recitazione per tornare agli studi in ambito tecnico.

Dalla Facoltà di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali a quella di Medicina e Chirurgia il passo fu breve, ma non fu facile a farsi così come a dirsi. In quel periodo storico le scuole tecniche e scientifiche erano tipiche dei maschi e vedere una giovane donna avanzare con successo in quegli ambiti non era cosa nota, men che meno gradita.

Quando si laureò in psichiatria nel 1896, dovette combattere con la comunità scientifica del periodo, che non era in grado di garantire la parità tra uomini e donne né a livello lavorativo, né per quanto concerneva i riconoscimenti.

La sua determinazione non le consentì mai di arrendersi, la sua intelligenza e la fama che ne derivò fecero il resto: si distinse non solo in ambito scientifico e divulgativo, ma anche in quello politico e sociale, in sostegno dei movimenti femministi che fiorivano in quegli anni.

La dedizione per il suo lavoro la portò a creare, a piccoli passi, con sperimentazioni e studi continui anche in ambito internazionale, il metodo educativo che porta il suo nome e che trova il proprio perno nella sperimentazione, nella praticità e nell’interazione del bambino con l’ambiente che lo circonda.

Teresa Porcella fa cenno a questo aspetto professionale solo sul finire del racconto, lasciandolo un argomento quasi sospeso, come se la stessa Maria volesse dire ai propri lettori “questo non serve dirvelo, questo è quello che già sapete di me”. In tutte le vicende narrate, l’aspetto lavorativo della figura di Maria Montessori viene affiancato a quello personale e affettivo, nei racconti del suo rapporto speciale coi genitori, del suo grande amore per Giuseppe Ferruccio Montesano e delle sue profonde amicizie con uomini lungimiranti e donne straordinarie.

Credo possa essere facile per i piccoli lettori immedesimarsi nella storia di Maria, ancor prima che in quella di Maria Montessori. Non tanto perché l’aspetto della Montessori-professionista possa sembrare inarrivabile e quindi non facilmente condivisibile, ma perché si riesce chiaramente a cogliere che dietro il medico c’è stata soprattutto una donna entusiasta, sognatrice, lottatrice, come tutti noi possiamo essere in ambiti diversi della nostra vita.

Ad arricchire la lettura ci sono i disegni di Marta Pantaleo, giovane illustratrice dallo stile fortemente colorato ma equilibrato, dal tratto non troppo realistico e dettagliato, eppure in grado di rappresentare l’essenziale della narrazione.

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