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Alfredo Stoppa e la sua “Caterina Controvento”

Alfredo Stoppa ci riporta indietro ai tempi aspri e tesi della Prima Guerra Mondiale. La storia di Caterina Controvento, undicenne caparbia e tenace come chi pedala, si snoda nell’arco di sette giorni, sette giorni che mancano prima della feroce vittoria conclusiva, quella che decreterà la fine del doloroso conflitto.

Caterina vive giorni tumultuosi, agitati, scombinati a causa della guerra che tiene lontano il suo papà, partito in trincea. Per colpa sua (della guerra), la bambina ha smesso di andare a scuola e aiuta la mamma a portare avanti il piccolo podere di famiglia, a tenere in ordine la casa, a occuparsi dei due pestiferi fratellini.

Caterina ha due brucianti desideri: il primo, è che il papà ritorni a casa, il secondo, è poter avere una bicicletta leggera, elegante e azzurra come quella della signorina Vittoria, che se ne sta maestosa e solitaria poggiata a un alberello…

Invece di una guerra quanto vorrei due ruote pensa Caterina, immaginando pedalate folli e gloriose con il vento sulla faccia.

Caterina Controvento

scritto da Alfredo Stoppa, illustrazioni di Pia Valentinis, Ediciclo Editore, 2015, pp. 126, Collana “Driiin!”
Età di lettura consigliata: dai 10 anni

copertina di Caterina Controvento di Alfredo Stoppa

Mi sono affezionata a Caterina sin dalle prime pagine. Anzi, sin dal titolo e dall’immagine di copertina realizzata dalla bravissima Pia Valentinis, mai banale, che rivelano l’anima ribelle e controcorrente di questa giovane ragazza dallo spirito ardente. Un personaggio forte, schietto, generoso, raccontato con stile sobrio, elegante e limpido da Alfredo Stoppa, scrittore di lungo corso che mi emoziona e colpisce sempre.

Ciò che amo particolarmente della sua scrittura è la musicalità, l’andatura lieve e gentile, la scelta attenta delle parole che sembrano comporre una melodia. Il suo periodare ha un che di “antico”, pulito, fresco, con un frequente uso di metafore poetiche e lunghe descrizioni accurate e vibranti.

In questo romanzo Alfredo Stoppa compie una scelta formale originale, alternando tre registri: la voce narrante esterna, i pensieri e lo sguardo di Caterina, riportati in prima persona, e infine testi di filastrocche, canti popolari, brani antichi che riflettono bene il linguaggio e le usanze contadine del tempo.

Dopo aver conosciuto e amato Caterina, ho desiderato conoscere meglio anche colui che l’ha immaginata e descritta così vividamente. Il risultato è la bella intervista che trovate a seguire, grazie alla quale potrete anche apprendere tanti dettagli in più sul libro.

Intervista ad Alfredo Stoppa, autore di Caterina Controvento

Si è ispirato a qualcuno in particolare per il personaggio di Caterina?

No, non mi sono ispirato a nessuna figura femminile in particolare, magari a una ragazzina fatta di tante e diverse ragazzine che ho incontrato o mi sono immaginato di incrociare o, forse, semplicemente ho sentito che da qualche parte del mondo esiste, sogna, respira e pedala una tipa come Caterina. Sempre controvento.

Mentre le scrivo mi sono ricordato di una cosa, in uno dei possibili finali che mi erano passati nella mente, avevo visto Caterina, diventata donna, avanzare con la sua bici e i suoi anni e fare la staffetta partigiana. Ma, poi, ho scelto, per lei, un’altra pista.

Perché ha raccontato la Grande Guerra attraverso la voce, le sensazioni, le aspirazioni di una bambina di 11 anni come Caterina?

Dicendo il vero, in un mondo che ormai non lo pratica più, l’editore mi aveva chiesto se mi andava di scrivere una storia ambientata in quel periodo giacché (l’anno scorso) cadeva il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia e io, che già ne “I passi del padre” avevo raccontato la storia(vera) di una bambina che si era salvata da una strage nazifascista, non ho avuto alcuna difficoltà a darmi disponibile per una storia che camminasse in punta di piedi nella Storia con la s maiuscola. Mi affascina, amando anche la storia, muovere i personaggi in situazioni molto più grandi di loro, in eventi mondiali dove, però, l’uomo lascia una sua impronta, pur minuscola, spesso invisibile ai più.

Caterina pensa: “Invece di una guerra quanto vorrei avere due ruote…” – La bicicletta Azzurra è metafora di libertà, emancipazione, sentirsi finalmente grande?

Be’, la bicicletta, mezzo che amo fin da piccolo (la usavo per pedalare, ma anche, rovesciata, continuava a darmi emozioni usando la ruota come timone di un veliero dove io ero…pirata) è una metafora giusta e scorrevole per dare l’idea di libertà, di movimento, di cambiamento di prospettiva, di un andare oltre, al di là, avanti. A ruota libera!

Caterina e il suo papà lontano, in guerra: un rapporto speciale li lega, una complicità che non ritroviamo, mi sembra, con la mamma o con i fratelli… 

Caterina ha un rapporto privilegiato con questo papà, forte, tenero, analfabeta, poeta dei campi. Ma Caterina ama molto anche la mamma, a volte per esserle accanto le basta uno sguardo, un sorriso, un gesto. E’ la mamma, col marito al fronte, che ha preso in mano, come e più di un uomo, la situazione: l’educazione dei figli, il lavoro nei campi, il controllo del cibo in casa. E’ lei che protegge la famiglia, è lei che riesce a mantenere speranza fra le mura, è lei che intuisce i sogni della figlia. E’ in disparte, ma sempre presente, un’ombra benevola.

I fratelli per la ragazzina che cresce sono, a volte, dei simpatici rompiscatole e, nell’età che lei vive, li sente lontani. Li guarda, però, con affetto, come una specie di mamma di scorta. Importante, nella storia, è la figura della nonna, la vecchia che, tra un grappino e un altro, sa raccontare le fole, sa tramandare un mondo magico, sa estraniare i bambini dalla cruda realtà della guerra con i suoi fantasmagorici, sbalorditivi racconti. La parola, la voce narrante che consola e conforta.

La sua scrittura è limpida, musicale, poetica. Quanto “lavoro”, prove e riscritture le richiede?  

Nella mia scrittura non c’è dubbio esiste una ricerca forte delle parole da scegliere per raccontare. Io, all’inizio, non so mai bene dove vado a parare, sono le parole stesse che mi portano avanti, l’ultima parola della riga sette mi serve per scrivere la prima parola della riga otto. Sono le parole che portano avanti la storia. Nei miei libri l’intreccio esiste, ma amo di più soffermarmi, ritraendoli con brevi, intensi tratti, sui personaggi e soprattutto andare alla ricerca degli aggettivi (pochi, se posso…) e dei sostantivi e dei verbi (avverbi pochi, molto pochi!) da accostare perché sappiano regalare a me e al lettore suoni e musica, insomma, attraverso un silente concerto, creare il ritmo.

Poi, la scrittura è misteriosa, a volte è frutto di ricerca anche ossessiva (io la chiamo “sofferenza” della scrittura), ma, a volte, una frase che funziona e fa musica esce da sola senza alcuna fatica. Perché è saltata fuori? Da dove? Come mai? Certo ci metto molto ad arrivare alla fine di un testo, “perdo” tempo a potare, mutare, ribaltare, tagliare perché, spesso, una parola in meno ha il potere di raccontare di più.

Nel suo racconto si mescolano tre voci: la voce di Caterina, la voce esterna che anticipa al lettore gli accadimenti, e la voce popolare di alcune filastrocche e canti della tradizione: perché ha scelto questa particolare modalità espressiva? 

Tre voci: la voce del narratore che mi è servita per scandire i tempi della vicenda, quasi per creare l’attesa di un momento finale, per dare l’idea dei giorni e delle ore che precedono la tanta sospirata fine di una guerra crudele.

Poi, le parole, i desideri, le speranze, le delusioni, le paure le ho fatte uscire da lei, la mia Caterina, saggia e matta, ribelle e dolce, attenta e sognatrice.

Le filastrocche, prese da raccolte popolari o, alcune, inventate da me, le ho usate per dare un ritmo ancora più musicale al racconto e per inserire, nel mezzo di una vicenda cupa come la guerra, i rari momenti di gioco, di sollievo, di senso della vita che, nonostante il contesto, continua. Fiabe della nonna, giochi dei fratellini e filastrocche danno anche l’idea della cultura popolare e contadina di quel periodo. Fanno e sanno di memoria.

Alfredo Stoppa ritrattoAlfredo Stoppa è stato libraio ed editore di letteratura per ragazzi (nel 1988 ha dato vita alle edizioni C’era una volta…, casa editrice specializzata nella pubblicazione di libri illustrati di qualità che ha portato in Italia autori incredibili quali Lisbeth Zwerger, Roberto Innocenti e Kweta Pacovska…). E’ autore di oltre trenta libri, che gli sono valsi numerosi riconoscimenti. Tiene corsi di scrittura in tutta Italia. Dirige la Collana Driiin! di Ediciclo, pensata per bambini e ragazzi che sognano a pedali. I libri di questa collana declinano i valori della casa editrice (amore per la bicicletta, per l’ecologia, per l’andare piano).

>> Leggi la recensione di “Guji-Guji” albo illustrato tradotto da Alfredo Stoppa

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