Menu

Tutti i bambini sono bambini – una bibliografia sulla disabilità

Viaggio senza ostacoli nella letteratura che sa guardare le differenze

di Alessandra Testa

«Quando mostro questa immagine a un bambino, lui ha solo una risposta: è un bambino».
L’immagine in questione è quella di un ragazzino sulla sedia a rotelle.
A porre la domanda Cosa vedi? è l’argentino Gusti, all’anagrafe Gustavo Rosemffet, tra gli illustratori più apprezzati al mondo. Con il suo Mallko y papà (Editorial Océano, 2014), si è appena aggiudicato il primo Bolognaragazzi Award for Disability.

Ancora una volta, la risposta giusta la danno i più piccoli e, ancora una volta, a urlarla al mondo è la letteratura per ragazzi che, da sempre, prova a fare da megafono esplorando la realtà in tutte le sue sfaccettature e anticipando percorsi e visioni. Basta pensare alle metafore più classiche de Il brutto anatroccolo o Il soldatino di stagno fino ad arrivare ai titoli contemporanei che all’allegoria preferiscono sostituire lo sguardo della verità, proponendo fotografie che alle difficoltà e ai pregiudizi oppongono forza e poesia, senza edulcorazioni di comodo.

Mallko y papà

libro disabilità Malko y papaIn attesa di leggere Mallko y papà in italiano, ho avuto la fortuna di poterlo sfogliare in lingua originale. È il viaggio di un papà (Gusti) che cresce insieme al figlio con sindrome di Down e, con lui e la sua famiglia unita, impara ad arrendersi. Una resa nel senso più positivo del termine: «Accettare le cose per come sono e non per come vorremmo che fossero e ringraziare per quello che abbiamo». Perché solo vivendo con consapevolezza il destino che ad ognuno è stato assegnato – ci ha raccontato con gli occhi belli di chi non ha più paura di aver paura – è possibile affrontare la vita, l’amore e le sfide che ogni giorno ci pongono davanti.

Con alle spalle l’ultima Bologna Children’s Book Fair, alla maniera di Pollicino, provo a gettare tanti sassolini per aiutarci a trovare la strada da percorrere nella speranza che – per dirla ancora con Gusti – «nel prossimo futuro non sia più necessario un premio per rendere visibile» un’altra normalità, rendendola senza volerlo ancora più “diversa”.

La parola diversabilità, tanto amata da chi preferisce il politically correct, in questo viaggio ce la vogliamo dimenticare. In un percorso fatto di titoli e illustrazioni – speriamo onnipotenti – il primo sassolino che voglio lanciare è una filastrocca di Bruno Tognolini che, da sola, vale più di mille parole e che racconta di un ossimoro che caratterizza la vita di tanti bambini dimenticati e fraintesi nel tran tran quotidiano che spinge noi cosiddetti felici a correre e a non guardare mai i particolari: la fragile forza o, basta capovolgere l’ordine ma direi non il significato, la forza fragile.

Rima dei bambini in salita

Ci son bambini burattini stanchi
Che vivono una faticosa vita
Per strada, nelle camere, fra i banchi
Sono sempre in salita
Ogni frase da dire è una montagna
Da scalare fra picchi e scogli sparsi
Ogni passo con pena si guadagna
Per loro camminare è arrampicarsi
Fatica per vedere, fatica per sentire
Pesa un quintale un foglio preso in mano
Durissimo studiare, difficile capire
Il mondo è ripido, scosceso e strano
Ma la salita fa gambe muscolose
Loro non se ne sono mai accorti
Ma i burattini dalle vite faticose
Nascosti dietro hanno bambini forti
E tutti noi che siamo un po’ il contrario
E il burattino è dentro, ben nascosto
Con loro abbiamo un modo straordinario
Per fargli prendere aria, anche per poco
Facciamo qualche gioco
Che ci scambi di posto.

Scambiarci di posto. Empatizzare. Ecco cosa insegnano a fare ai più piccoli – menti libere e senza preconcetti, quelli che solo noi adulti possiamo anche inconsapevolmente trasmettere loro – i testi (albi illustrati e romanzi) che ho provato a selezionare.

Più che dai titoli, inizio da una casa editrice. Quella che a mio parere più di altre ha dimostrato sensibilità sul tema delle differenze e una capacità di mettersi nei panni altrui. Mi riferisco alla Carthusia Edizioni, di cui indico addirittura quattro titoli.

Mia sorella è un quadrifoglio

Questa storia è per quei bambini e quei grandi
che non si accontentano di essere uguali
e che non hanno paura di essere diversi

Quella che avete appena letto è la dedica con cui Beatrice Masini, autrice per ragazzi che non ha certo bisogno di presentazioni, ci accompagna nella lettura del suo Mia sorella è un quadrifoglio. Un libro che – nato da un percorso di incontri tra la scrittrice, genitori, bambini, assistenti sociali, psicologi infantili e volontari in collaborazione con la Fondazione Paideia onlus e l’Associazione Cepim Centro Persone Down di Torino – cerca di aiutare gli adulti a parlare ai bambini in modo sereno delle persone, in questo caso familiari, con disabilità. Un aiuto semplice e delicato perché il punto di vista è quello di Viola, sorella maggiore di una bambina così unica che viene definita un quadrifoglio, e perché le illustrazioni portano la firma di Svjetlan Junaković, ritenuto dalla critica tra i cinque illustratori più bravi al mondo.

Mia sorella un quadrifoglio
Mia sorella è un quadrifoglio, Beatrice Masini, Carthusia Edizioni

Come avete potuto leggere, la preoccupazione della piccola Viola non è affatto quella dei suoi genitori al cospetto di Mimosa, la nuova arrivata.
Viola ha la reazione che hanno quasi tutti i bambini che diventano fratelli o sorelle maggiori: la gelosia.
Una reazione giusta, se ci pensiamo bene, quella della quotidianità. Perché «i fratelli piccoli sono tremendi». Tutti.

il papà torna a casa

Le famiglie vanno in crisi, ma poi, è proprio dentro alla famiglia che si capisce che, udite udite – per parafrasare la piccola Viola –, uno non può mica chiedere scusa per quello che è. E su questo, troppo spesso, e faccio di nuovo mie le parole di Viola, il problema sono proprio i grandi. Gli adulti.

quando vanno in vacanza

Che se sono i tuoi genitori ti trattano come una bambola di porcellana e se sono degli sconosciuti ti guardano con quello sguardo che sa tanto di “povera bambina”.
E, invece, proprio come ricorda Gusti, e come ha capito benissimo sua sorella maggiore, Mimosa è una bambina e basta.

pagina finale

Dal 2012, anno d’uscita di Mia sorella è un quadrifoglio, ad oggi, Carthusia ha continuato a proporre altri sguardi interessanti.

Martino Piccolo Lupo

Mi riferisco, per esempio, a Martino Piccolo Lupo di Gionata Bernasconi e Simona Mulazzani, la storia di un cucciolo di lupo che non risponde proprio all’idea che ogni bambino ha – dai Tre Porcellini a Cappuccetto Rosso – del lupo cattivo.

Martino piccolo lupo -interni

Martino non ulula alla luna, mangia le ciliegie, fa amicizia con le oche e, addirittura, ha paura delle farfalle. Dovrà faticare un po’ più degli altri, ma alla fine anche Martino sarà capace di mettere in fuga una volpe e verrà accettato dal branco.

Martino piccolo lupo - la fine

Martino Piccolo Lupo è nato dall’incontro tra la casa editrice e la Fondazione Ares (Autismo risorse e sviluppo) che si occupa di studiare e attuare misure d’intervento, fin dalla prima infanzia, per la corretta presa a carico di persone con disturbi dello spettro autistico.

E poi, sempre in casa Carthusia, menziono Nino Giallo Pulcino e l’ultimo nato Guarda Guarda, inseriti nella collana Storie al quadrato, una serie di albi illustrati che raccoglie brevi e delicate storie pensate per i più piccoli con l’obiettivo di creare strumenti che possano aiutare grandi e bambini ad affrontare un percorso di cura e accettazione della malattia. Un tentativo ben riuscito grazie all’eleganza delle illustrazioni scelte che, nel caso di Guarda Guarda in particolare, riescono ad arrivare al piccolo lettore come solo i silent books, i libri senza parole, sanno fare.

Nino Giallo Pulcino

È la coinvolgente storia di uno strano vitellino a fiori, ideata da Maurizio Rigatti e illustrata con immagini molto vivaci e perfettamente aderenti alla storia da Annalisa Beghelli.
Tutto inizia in una bella giornata di sole…

Nino giallo pulcino Inizio

«Guarda che strane macchie a forma di fiore ha il piccolo Nino! – esclama la mamma – cosa diranno gli altri?» .
Mamma mucca è preoccupata e così il gallo prova ad aiutarla consigliandole di fare indossare al nuovo nato un vecchio maglione giallo:«Vedrai, nessuno si accorgerà dei fiori» – la rassicura.
Il soprannome che verrà attribuito a Nino dagli altri animali è subito chiaro: Nino Giallo Pulcino.

Nino giallo pulcino - il gallo

Grazie ad una vicinanza di colori, dopo aver giocato a lungo da solo, Nino fa finalmente amicizia con tre pulcini, gialli come lui. Ma il divertimento fra i quattro amici si interrompe molto presto: giocando spensierato, Nino cade in un laghetto…

Nino giallo pulcino - caduta nel lago

Il maglione giallo che gli era stato “affibbiato” per nascondere la sua diversità diventa ora il suo problema: quell’armatura è troppo pesante e da solo non riesce proprio a risalire…
Nino sarà così costretto a spogliarsi e, grazie all’aiuto di tutti gli abitanti dell’aia che accorreranno a salvarlo, sarà evidente a tutti – e non solo a lui – che il vero motivo per cui tutti lo prendevano in giro non erano affatto le sue macchie fiorate, ma quell’assurdo indumento che si era dovuto mettere addosso per celarle.

Nino giallo pulcino - gli animali lo salvano

Adatto anche ad un pubblico piccolissimo, il libro nasce dall’incontro fra gli autori, l’Associazione Sclerosi Tuberosa onlus e la casa farmaceutica Novartis e si chiude con un piccolo eserciziario per i bimbi che sanno già scrivere.

Nino giallo pulcino - Eserciziario

Guarda Guarda

Guarda Guarda, invece, è un delizioso silent book che ci accompagna, quasi come fosse un gioco, a spiare l’incontro fra due cuccioli, una giraffa e un ghepardo, che dopo vari tentativi arrivano a costruirsi un proprio codice comunicativo e a comprendersi.

Le illustrazioni, di Emanuela Nava e Chiara Bongiovanni, sono dedicate a tutti quei bambini e quei grandi che sanno guardare oltre.
Basta osservare questo ghepardo che, da dietro un cespuglio, spia la giraffa.

Guarda Guarda interni

Come si noterà nel diario di viaggio finale in cui si invitano i giovani destinatari ad imparare a dare un nome alle emozioni incontrate sfogliando le pagine utilizzando il linguaggio dei segni, Guarda Guarda ci parla di incontro, scoperta, amicizia e meraviglia. La meraviglia che chiunque può toccare avendo per le mani – e qui la capacità degli illustratori centra l’obiettivo – un semplice caleidoscopio, col suo gioco di specchi e frammenti di vetro che sembrano prendere vita fra le pagine.

Guarda Guarda - caleidoscopio

Questo racconto di un’amicizia che si compie ripercorrendone le tappe per immagini è nato grazie al confronto attivato fra l’Associazione Gruppo Silis onlus, che si occupa di formazione sulla lingua dei segni (Lis), la cooperativa sociale Il Treno che realizza attività ludiche e didattiche rivolte ai bambini sordi e udenti e il laboratorio Lacam dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr di Roma, che si occupa di ricerca nell’ambito di sviluppo linguistico dei bambini sordi e udenti.

Libri sulla disabilità amati

Passo ora in rassegna le proposte, ognuna figlia di una casa editrice diversa, che più ho amato.

Noi

Il podio se lo merita senz’altro Noi, già recensito da Milkbook.
La storia nata dalla penna di Elisa Mazzoli e illustrata da una quasi regale Sonia MariaLuce Possentini è pubblicata da Bacchilega Edizioni, piccola ma bella cooperativa imolese.

Un testo elegante, con le giuste parole, il tono delicato. E le immagini, neanche a dirlo, maestose. Quelle di una Possentini in stato di grazia, che pennella la natura come fosse un raffinato salotto in cui incontrarsi, prima sfiorandosi e, poi finalmente, comprendendosi.

Noi Bacchilega Junior

Tutti lo chiamano Occhione ed è quello strano, il bambino che a scuola sta sempre in disparte, che cammina a piccoli passetti e che ha sempre le mani sporche.

Noi primo piano occhione

Un pomeriggio, mentre i genitori dei due bambini sono a colloquio con gli insegnanti, Occhione resta solo con Filippo, suo compagno di scuola. È di Filippo il punto di vista, è la sua la voce narrante. Ed è ancora suo lo sguardo che muta, nel processo di avvicinamento al suo coetaneo, solo senza il “branco” a influenzarlo.

Noi i due Filippo scavano insieme

Il racconto passa dal “noi” riferito a Filippo e agli altri, quelli con cui gioca, quelli con cui fa chiasso, quelli con cui fa gruppo, al “noi” instaurato alla fine della mezzora trascorsa con Occhione, il suo nuovo amico. In fondo poi non tanto diverso. Ma uguale persino nel nome di battesimo, perché Occhione, che era solo il brutto soprannome con cui gli altri lo schernivano, si chiama anch’egli Filippo.

Ad abbracciar nessuno

Restando nella provincia di Bologna, ecco un altro albo illustrato che si è conquistato la mia riconoscenza. Si intitola Ad abbracciar nessuno ed è della ricercata casa editrice Fatatrac, che gravita nella galassia del grande gruppo Giunti.

ad abbracciar nessuno cover interna

Quello di Arianna Papini (che è anche consulente editoriale di Fatatrac) sembra un canto che, fra poesia e visioni oniriche, fa da colonna sonora all’incontro fra Damiano, un bimbo che è stato adottato, e la coetanea che lui, nel difficile mondo della “scuola dei piccoli”, chiama la bambina misteriosa.

Silenzia del Lago è grassa

Il nome della bambina misteriosa è Maddalena, ma per Damiano è Silenzia del Lago.
Una bambina che non parla mai, che sta in silenzio proprio come lui quando papà lo porta a pescare. E che non importa se è autistica, perché Damiano l’autismo non sa cos’è e nemmeno gli interessa visto che solo a lui lei stringe forte la mano. E lui solo con lei condivide granelli di sabbia, lombrichi, gioia, tristezza e, soprattutto, l’attesa.
L’attesa di farsi abbracciare quando s’annoda in gola la nostalgia della mamma. E l’attesa del giorno in cui, anche per la sua compagna di giochi che alla fine si trasferirà in una scuola più “adatta”, arrivi la brezza sottile a spettinarle i capelli.

lombrichi

Ad abbracciar nessuno è un libro complesso, metaforico, ma anche coraggioso perché pensato per lettori dai 4 anni in su. Che, se ben accompagnati, proprio come Damiano probabilmente proveranno una vicinanza emotiva, sensoriale, quasi da fratello a sorella, per questa piccola regina del silenzio.
Quelle vicinanze, che seppur della durata di una breve parentesi, solo alla scuola per l’infanzia si riescono a instaurare. Forse senza un “perché”, ma con un “come” – quasi fosse una affinità elettiva – certamente sì.

la bambina abbraccia nessuno

Questo bellissimo albo illustrato, come spesso accade per i prodotti più riusciti, nasce da un’esperienza realmente vissuta. Quando era lei a frequentare la scuola materna, infatti, Arianna Papini era entrata in contatto con una bambina con autismo. Un’esperienza che, evidentemente, le è rimasta dentro. Probabilmente come la risata forte di Silenzia del Lago.

Avendo Milkbook già recensito i meravigliosi Il pinguino senza frac di Silvio D’Arzo (Corsiero Editore) e Album per i giorni di pioggia di Dani Torrent (Edizioni Corsare), chiudo rimandandovi a quanto già scritto e citando alcuni romanzi imperdibili per i più grandi.

Romanzi toccanti sulla diversità

Il primo della lista è sicuramente Melody di Sharon M. Draper (Feltrinelli, 2016).
Lo dico subito: al premio Andersen tifavo per lei. Non poteva non vincere, era impensabile.

L’ho sfiorata in fiera, insieme abbiamo pure fatto scappare un uomo dalla toilette delle signore – òps, dimenticavo, era quella degli uomini!– e questo aneddoto, proprio come le sue parole nel presentare Melody, non lo dimenticherò.

Sharon M. Draper alla Bologna Childrens Bookfair
Sharon M. Draper alla Bologna Childrens Bookfair

«Melody è come un pesce che vive nella sua bolla. Noi siamo qui perché amiamo le parole e il linguaggio. Lei ci parla del suo dolore, della sua solitudine e di noi. Scrivo perché anche questa bimba merita una voce nel mondo».

copertina di Melody

Melody è l’alunna più intelligente della scuola, ma nessuno lo sa perché Melody ha dieci anni e non ha mai detto una parola. Melody è come il suo pesciolino rosso che bel un giorno, con un balzo improvviso, esce dalla vasca per essere libero e che lei, senza che nessuno lo comprenda – nemmeno sua madre, che la sgrida credendo sia stata lei a farlo cadere – prova ad aiutare gettandogli dell’acqua sul dorso.
Proprio come quel pesciolino rappresentato egregiamente dall’artista australiano Ken Wong che firma la copertina del libro, Melody è prigioniera del proprio corpo, del non riuscire a parlare, a muoversi, a fare la vita che invece la mente gli permetterebbe di fare.
Melody è un libro impossibile da raccontare – e mi scuserete se rinuncio a provarci per lasciare a voi, se vorrete, la possibilità di vivere l’esperienza in prima persona – perché è toccante in ogni sua pagina, perché ci sono adulti e, soprattutto, bambini che con Melody sono crudeli, nella loro incapacità e poca volontà di capire. Per fortuna, c’è un “lieto” corso che non vi svelo, ma che permetterà a Melody di comunicare col mondo esterno.

Mi limito a riportarvi le parole dell’autrice che ci ricorda che Melody è un personaggio di pura invenzione, nata da un miscuglio di amore e comprensione:

«Questa è la storia di una bambina di dieci anni che non può camminare né parlare. Una ragazzina che dentro di sé è vitale, determinata, intelligente e spiritosa all’insaputa di tutti. Ma affrontando le continue difficoltà – dai compagni che la prendono in giro alle barriere architettoniche – Melody trova in sé una forza di cui ignorava l’esistenza. Su una cosa sono stata categorica: nessuno avrebbe dovuto provare compassione per Melody. Volevo che fosse accettata in quanto personaggio ed individuo, e non come rappresentante delle persone con disabilità. Melody è un omaggio a tutti i genitori di bambini disabili che lottano, a tutti i bambini che sono incompresi e a tutti gli assistenti che li aiutano in ogni passo del loro cammino. Questo romanzo l’ho anche scritto per quelli che si voltano dall’altra parte, che fingono di non vedere o che non sanno cosa dire quando incontrano una persona che affronta la vita con evidenti differenze. Basta sorridere e salutarla!».

Chiudo con Le parole giuste di Silvia Vecchini (Giunti 2015), che ho letto tutto d’un fiato. Forse perché anche io, come Emma, la piccola protagonista, mi convinco che, se faccio una determinata cosa come contare tutte le auto di un determinato colore, camminare solo sul lato sinistro del marciapiede e ripetere a macchinetta una filastrocca, tutto andrà bene.

Le parole giuste cover

Vorrà dire che conterò le auto rosse lungo il tragitto verso scuola – si dice fra sé e sé la bambina all’inizio del romanzo – Pari vorrà dire “tutto ok”. Dispari “come al solito”.

Emma è dislessica e per lei la scuola è un campo minato, dove fare la gimcana per evitare le trappole lasciate dai compagni. Frequenta la seconda media, ma ad un certo punto si ritrova isolata dal gruppo che l’ha elegantemente esclusa dalla sfilata di carnevale.

Le parole giuste è un romanzo di formazione, che con delicatezza e onestà racconta di un disturbo molto diffuso e costantemente in crescita, senza tralasciare la tagliente cattiveria dei ragazzini che, già a dodici anni, scelgono e creano barriere fra i propri pari.

Ed è proprio nella lista dei segreti spacciati – un elenco scritto su un foglio di carta che snocciola i segreti dei bambini della scuola e che è chiuso in un armadio del corridoio – che una mattina compare anche il nome di Emma.
Emma della seconda E finirà nel gruppo RPS”, recita la lista dando il là al romanzo.
Rps sta per recupero, potenziamento e sostegno. Non è il caso di parlarne in famiglia, pensa Emma, papà è malato, molto malato. È in attesa di un trapianto. I suoi problemi li affronterà da sola.
E così, a dispetto della spietatezza dei suoi coetanei e delle parole che non le escono di bocca, Emma si “consola” divertendosi a dare a cose, riti e persone nomi inventati, divertenti, azzeccatissimi.

Scritto in prima persona, con un linguaggio facile ma che rimanda continuamente ad immagini costruite fra bugie, paure, musica, un millepiedi elettrico e lo strano gioco delle risposte che cambiano a seconda di chi pone la domanda, Le parole giuste ci fa riflettere sul morettiano invito «Le parole sono importanti!» e su come lo sguardo onesto sia l’unico in grado di sfondare porte, saltare muri e gettare ponti levatoi.

Come per Melody, vale lo stesso suggerimento: lasciate stare la mia recensione e andate a leggervelo. Silvia Vecchini ha una visione semplice e poetica, tipica di chi ha saputo guardare davvero le storie vissute da persone a lei vicine e da una bambina che, come scrive lei stessa nella postfazione, ha avuto l’onore di conoscere.

Un altro sguardo – Figure e storie di diversabilità nei libri per ragazzi

Condivido con voi la bussola che mi ha aiutato a creare la piccola bibliografia per questo viaggio, anche se devo ammetterlo nel titolo c’è quella parola “diversabilità” che continua a risultarmi indigesta: è il progetto, mostra e antologia, Un altro sguardo – Figure e storie di diversabilità nei libri per ragazzi ideato dalla Cooperativa Giannino Stoppani e realizzato in collaborazione con la Fondazione Gualandi a favore dei sordi, il Miur – Direzione generale per lo studente, il Comune di Bologna – Area Educazione e Formazione e la cooperativa sociale Progetto 5 onlus. Un altro sguardo – Figure e storie di diversabilità nei libri per ragazzi è un volume acquistabile in libreria. La mostra, invece, dopo essere stata ospitata nei locali dalla Fondazione Gualandi di Bologna e, in attesa di approdare in autunno in uno spazio ancora da definire ad Arezzo insieme al Progetto 5, è alla ricerca di nuovi luoghi da occupare nel resto di Italia.

Infine vi anticipo che nel prossimo post Francesca si soffermerà su altri albi illustrati che toccano i temi della disabilità. Ci auguriamo che i nostri due sguardi possano fornirvi una bibliografia esaustiva e sfaccettata dell’argomento, a cui attingere con la certezza di trovare risorse di ampio respiro e sicura sensibilità.

BIBLIOGRAFIA sulla disabilità
(a cura di Alessandra Testa e Francesca Tamberlani)

  • Mallko Y papà, Gusti, Océano Travesía
  • Mia sorella è un quadrifoglio, Beatrice Masini, Svjetlan Junakovic, Carthusia
  • Martino piccolo lupo, Gionata Bernascon, Simona Mulazzani, Carthusia
  • Guarda guarda, Emanuela Nava, Chiara Bongiovanni, Carthusia
  • Noi, Elisa Mazzoli, Sonia Maria Luce Possentini, Bacchilega Junior
  • Ad abbracciar nessuno, Arianna Papini, Fatatrac
  • Il pinguino senza frac, Silvio D’Arzo, Sonia Maria Luce Possentini, Corsiero Editore
  • Album per i giorni di pioggia, Dani Torrent, Edizioni Corsare
  • Melody, Sharon M. Draper, Feltrinelli Kids
  • Le parole giuste, Silvia Vecchini, Giunti
  • Martino ha le ruote, Annalisa Rabitti, Sonia Maria Luce Possentini, Corsiero Editore
  • Un trascurabile dettaglio, Anne-Gaëlle Balpe, Csil, Terre di Mezzo Editore
  • Blu come me, Ivan Canu, Francesco Pirini, Coccole Books
  • Elmer, l’elefante variopinto, David McKee, Mondadori
  • Il pentolino di Antonino, Isabelle Carrier, Kite Edizioni
  • Orecchie di farfalla, Luisa Aguilar, A. Neves, Kalandraka

I libri citati si possono acquistare ai link seguenti:

4 Responses

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.