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Intervista alla storica casa editrice Coccinella

La Coccinella è una storica casa editrice per bambini italiana, che alla fine degli anni ’70 si è resa protagonista di una vera e propria “rivoluzione”. A lei dobbiamo la diffusione su larga scala dei celebri “libri coi buchi”, libri non solo da leggere e da osservare, ma da conoscere ed esplorare con le dita, capaci di divertire, incuriosire e stimolare l’interazione fisica con l’oggetto-libro. Libri che sono entrati nelle case di molte generazioni di lettori in tutto il mondo e che non perderanno mai la loro freschezza e magia.

brucoverde vanetti

Per questa intervista ringrazio Domenico Caputo, direttore generale di Coccinella e co-fondatore della casa editrice nel ’77 insieme a Loredana Farina, Giorgio Vanetti e Giuliana Crespi.

Intervista a Domenico Caputo – La Coccinella

Quando nasce La Coccinella?

«Nasce a Varese nel 1977 da quattro giovani soci con diverse competenze e un’idea comune, ovvero quella di fondare una casa editrice che potesse realizzare progetti innovativi destinati a bambini con l’obiettivo di veicolare concetti educativi attraverso il gioco. Nasce così il ‘libro gioco’, fino ad allora concetto inesplorato, se non nell’ambito di sperimentazioni artistiche come quelle di Bruno Munari.

La proprietà oggi è così suddivisa: il 44% della proprietà detenuta dai soci residui dalla prima compagine, che si occupano ancora della programmazione editoriale, dello sviluppo del prodotto e della vendita dei diritti all’estero; il 56% da GEMS (Gruppo Editoriale Mauri Spagnol) che segue gli aspetti amministrativo-finanziari e il coordinamento commerciale in Italia».

Qual è il motivo principale che vi ha spinto a diventare editori di libri per bambini? 

«L’intuizione iniziale e la voglia di creare qualcosa di nuovo. Insieme a Loredana Farina abbiamo deciso di scommettere su un settore dove tutto era ancora da inventare. E quell’intuizione abbiamo seguito per più di quarant’anni, e lo abbiamo fatto fin da subito con un respiro internazionale. I nostri libri sono stati tradotti in 44 Paesi del mondo e hanno venduto oltre 55 milioni di copie; abbiamo lavorato con oltre 100 editori ed esportato il made in Italy dell’editoria per bambini in tutto il mondo. La sola collana dei Libri Coi Buchi ci ha dato enormi soddisfazioni, non solo in termini editoriali ma anche commerciali, avviandosi al traguardo dei 20 milioni di copie. Ancora oggi abbiamo a catalogo il nostro primo libro, Brucoverde, che è stato pubblicato nel 1977 assieme ai titoli che hanno formato il presidio più importante della casa editrice attraversando con successo molte generazioni di lettori».

edizioni internazionali de Il Brucoverde

La maggior parte dei vostri libri nasce in casa editrice. È sempre stato così?

«Il DNA di Coccinella è quello operare come un editore ‘puro’, ovvero sviluppare il progetto, realizzarne i contenuti, studiarne il contenitore sia sotto il profilo grafico cartotecnico che industriale coinvolgendo il proprio stabilimento grafico. A volte alla creatività interna affianchiamo pochi e selezionati acquisti esteri cercando ove possibile di stamparli autonomamente per poter controllare anche gli aspetti legati alla sicurezza dei materiali. Fin da subito, attorno a Coccinella, si è sviluppata una vera e propria fucina di creativi, con cui è nato uno scambio di competenze che ha raggiunto, nel tempo, qualità elevatissima. Mi piace ricordare qui Nicoletta Costa, Giulia Orecchia, Antonella Abbatiello, che giovanissime hanno intrecciato con noi il loro cammino e alle quali si sono aggiunti nel tempo Mario Gomboli, Francesca Crovara, Cristina Mesturini, Filippo Brunello, più recentemente Nicoletta Bertelle, Eva Rasano, Agnese Baruzzi

Marina coco

Quali criteri vi guidano nella scelta e pubblicazione dei libri oggi?

«Cerchiamo prima di tutto di realizzare libri che rispondano alle esigenze delle diverse fasce di età dei nostri lettori. Non basta, insomma, che i libri siano belli, occorre che siano anche fruibili dai lettori per i quali sono stati pensati, a livello di contenuto ma anche di progettazione e qualità del prodotto materico. I nostri ‘libri gioco’ sono fatti in cartone, hanno pagine resistenti e tanti buchi, fustelle e finestrelle da toccare: la lettura dei libri di Coccinella è una lettura da fare con tutti i sensi: un racconto da leggere e da esplorare con gli occhi, ma anche con le mani e con tutto il corpo.

Altro criterio essenziale per noi, è il messaggio che ogni nostro libro mira a veicolare, attraverso una comunicazione chiara ed efficace, che non miri però a semplificare la realtà che propone, ma che al contrario ne allarghi la visione (pur rimanendo comprensibile) per coglierne tutta la magia e la complessità. Cerchiamo di farlo usando per esempio un linguaggio il più poetico possibile (e parlo sia di immagini sia di testi) e raccontando ai lettori la bellezza delle cose piccole; che non sono piccole cose, insomma».

A me gli occhi

Il vostro catalogo è vastissimo… quali sono le collane principali?

«Ne abbiamo tante, e negli anni naturalmente aumentano. Si va da quelle storiche, come I libri coi buchi (in cui compare Brucoverde che ho citato prima), Apri le finestrine, le Storie Piccine Picciò di Antonella Abbatiello, a quelle più recenti, alcune delle quali sono ormai diventate collane di riferimento (in termini di apprezzamento e di copie vendute), come Con un ditino di Gabriele Clima e Cucù chi sono di Nicoletta Bertelle e Loretta Maria GiraldoUno dei nostri ultimi progetti è Piccole storie di natura di Gabriele Clima e Agnese Baruzzi, che unisce gli obiettivi di una prima divulgazione a una forma estremamente poetica della proposta, sia grafica che testuale».

libro La coccinella internazionale

Quanti titoli pubblicate all’anno?

Pubblichiamo dai cinquanta ai sessanta titoli all’anno. Sono tanti, ma si tenga conto che molti nostri libri sono piccoli, a volte di poche pagine, e fanno parte di collane (penso ai primissimi libri di parole, per esempio) di cui si pubblicano due, tre o quattro titoli per volta. 

Quali consigli darebbe a un genitore o a un insegnante nella scelta dei libri per i propri bambini: quali criteri seguire? quali aspetti sono fondamentali?

«Credo che la qualità delle immagini sia la prima cosa da considerare: immagini brutte, povere, comuni tenderanno a non sviluppare, nei nostri bambini, le capacità di lettura e di decodifica della realtà che nei primi anni di età chiedono di essere sollecitate e non sopite.

Poi la semplicità, cioè la linearità del progetto editoriale anche nel caso sia complesso, perché un libro non ha mai bisogno di effetti speciali o fuochi d’artificio per colpire, ma di un’idea forte sviluppata con leggerezza. E in ultimo i testi, che non devono essere banali, inutili o scontati, e avere ritmo e musicalità anche quando in prosa, e se in rima non ricorrere a rime facili e prevedibili».

Farfalla-apertura

Un libro per bambini che le sarebbe tanto piaciuto pubblicare…

«Ci sono bellissimi libri, oggi, per fortuna, sul mercato, perciò sono molti quelli che mi sarebbe piaciuto avere nel nostro catalogo. Uno dei tanti libri che mi ha colpito recentemente per bellezza, originalità e misura (misura, altra parola importante e bellissima in un libro per bambini) è ‘Tutti insieme’, di Élisa Géhin, portato in Italia dal Castoro».

Oggi l’editoria per l’infanzia in Italia è un settore molto competitivo e con realtà anche indipendenti di assoluto valore: come la vostra casa editrice riesce a stare al passo e a mantenere salda la sua identità?

«Non è una cosa facile, certamente (ma in effetti non lo è per nessuno). Quello che cerchiamo di fare è in linea generale mantenere alta la qualità dei nostri libri – anche quando si tratta di circuiti più commerciali come la grande distribuzione – e valorizzare quegli elementi che caratterizzano da sempre Coccinella, primo fra tutti un solido progetto cartotecnico, alla base delle nostre collane più riuscite; progetto che non dev’essere mai accessorio al libro ma costituente. Non basta fare un buco in un libro, insomma, occorre che quel buco diventi il generatore di senso di quel libro».

Leprotto

Siete stati pionieri in Italia dei famosi “libri coi i buchi”, che ancora oggi trovano un posto speciale nelle case di tanti bambini. Quali sono i tre libri coi buchi più scelti e venduti di sempre?

«Sicuramente Brucoverde è il più amato e quello che nonostante i suoi 42 anni continua a sorprenderci. Anche gli editori all’estero continuano a sceglierlo per i loro piani editoriali. È da poco stato pubblicato in Polonia e in Danimarca. Nuove generazioni di bambini italiani, e non, continuano a mettere le dita nei buchi concentrici della mela di Brucoverde, davvero un’emozione per noi! Tra l’altro Brucoverde è stato esposto alla Triennale di Milano alla Giro Giro tondo design for Children, come libro che rappresenta la storia del design italiano.

Difficile citare altri due titoli dei Libri coi buchi, forse possiamo azzardare Stella Stellina la notte si avvicina di Antonella Abbatiello e Che verso fai? di Giulia Orecchia, entrambi impreziositi dalle rime firmate dalla nostra Giovanna Mantegazza. Rime che i bambini ci citano ancora a memoria!»

Stella Stellina

Nel vostro ricco catalogo, che contiene collane progettate da grandi autori, trovano posto anche libri che possiamo definire “commerciali”, legati ai personaggi dei cartoni animati. Qual è il suo pensiero legato a questa seconda tipologia di libri per bambini piccoli e, in base alla sua esperienza, queste due tipologie di libri possono o devono convivere nella libreria di un bambino?

«Questi libri sono entrati solo ultimamente nelle nostre scelte editoriali, intercettando un settore, quello appunto dei character, in questo momento molto in espansione. È vero, sono scelte legate a un ambito più commerciale rispetto alla nostra produzione storica (ambito a cui in ogni caso una casa editrice deve rendere conto), ma da una parte selezioniamo con estrema attenzione le acquisizioni di questo tipo, e dall’altra cerchiamo di declinarle in progetti che rispecchino i nostri standard di qualità. Fattore certamente non trascurabile è il poter disporre, grazie al volume d’affari che questo settore può offrire, di maggiori risorse per quei progetti di creatività interna artisticamente più ambiziosi e innovativi, che spesso comportano rischi non indifferenti in termini di vendite (proprio perché non strizzano l’occhio al commerciale), rischi che altrimenti non saremmo in grado di affrontare.

Credo che le due tipologie di libri possano convivere senza particolari problemi nella libreria personale di un bambino. Il guaio sarebbe se vi comparissero solo libri commerciali, ma la coesistenza di entrambe le tipologie può dar modo a un bambino di accorgersi da sé delle differenze, non in termini di qualità, ma in termini di specificità, fra questi e quelli».


L’elenco delle case editrici che abbiamo intervistato:

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