Sono come ciliegie gemelle attaccate allo stesso gambo, Adin e Dina

Sakura si dice, in giapponese, ciliegio, ma anche fiore di ciliegio e bocciolo. La fioritura dei ciliegi in Giappone è una vera e propria festa, chiamata Hanami, e si usa fare picnic all’aperto per osservarli; sono simbolo di primavera, di bellezza, del rinnovarsi della vita e dalla sua caducità.

Io per esempio ho una borsa di tela con scritto in grande Sakura, in rosa, anche in ideogrammi; l’ho comprata una primavera che ho fatto hanami in un prato fuori Torino con alcune famiglie giapponesi e italiane.

Questa introduzione solo per dire che se penso al periodo della fioritura lo vedo tutto rosa. Invece in Cielo di ciliegie, un albo delicatissimo e perfino commovente portato in Italia da Camelozampa, di rosa c’è ben poco: c’è tanto verde, tanto blu, si segue il corso delle stagioni, la strada che dalla campagna porta alla città, si vive un’amicizia forte che forzatamente cambia ma non finisce.

Cielo di ciliegie

scritto da Jef Aerts, illustrato da Sanne te Loo, tradotto da Anna Patrucco Becchi, Camelozampa, 2021 – 40 Pagg. – Età di lettura consigliata: dai 4 anni

Sì, è un albo sull’amicizia. Non viene dal Giappone, ma dai più vicini Paesi Bassi, pubblicato nel 2017 col titolo Kersenhemel e edito in Italia nel giugno 2021.

Si chiamano Adin e Dina i bambini della storia, sono molto amici. Poi ci sono il padre di lei e la madre di lui. E ci sono queste verdi immense colline che vedono fiorire ogni anno gli alberi da frutta, e raccolgono i silenzi dei bambini e i loro piccoli gesti. Sono parti del paesaggio, Adin e Dina, minuscoli ingranaggi del mondo, e allo stesso tempo vorrebbero essere i protagonisti delle loro scelte e delle loro vite.

Sono come ciliegie gemelle attaccate allo stesso gambo, Adin e Dina, sono come tronchi gemelli dello stesso albero. Queste le similitudini usate per descriverli; ed è facile riconoscerli, nelle illustrazioni, mano nella mano come i piccioli delle ciliegie, e schiena contro schiena sul ramo di un albero.

Se la prima tavola è quasi idilliaca – di campi verdi con soffioni qua e là, un gatto, un cavallo, e i due amici vicini a passeggiare, vestiti lei di rosso e lui di viola come le ciliegie che maturano alle loro spalle, lei bionda e lui moro con la pelle scura -, la seconda tavola delimita meglio gli spazi e le posizioni dei personaggi, in stretto accordo col testo: Adin vive in una roulotte con sua madre, che raccoglie la frutta, e ha addomesticato un corvo, mentre il frutteto appartiene al padre di Dina.

Il loro gioco preferito è piantare i noccioli delle ciliegie, dopo averne mangiata la polpa. Li raccolgono in sacchetti e poi vanno in paese in bicicletta a piantarli nelle aiuole o tra le pietre delle strade.

«Un giorno qui cresceranno delle ciliegie buonissime!» ride Dina.

E quando Dina ride, ridono anche gli occhi di Adin.

Ma un giorno la madre di Adin decide di trasferirsi in città. Dina gli regala un sacchetto di noccioli, lui le lascia il suo corvo addomesticato.

E si pensano così, attraverso i gesti che una volta facevano insieme. Addolciscono la nostalgia, lui lanciando noccioli di ciliegie dal suo balcone in città, lei dando briciole al corvo e stando sempre in sua compagnia.

Anche Dina continuerà a piantare noccioli, nonostante la neve, ma da sola non è la stessa cosa. Le illustrazioni sono tutte a pagina doppia, e ce n’è una muta, senza testo, ovattata in mezzo alla neve, di Dina che accovacciata scava nel bianco per lasciare i noccioli, la bicicletta ad aspettarla e il corvo ad osservarla, partecipi in qualche modo della sua solitudine.

Ma tornerà la primavera, sakura, il tempo di incontrarsi: i ciliegi in fiore disegneranno una traccia che dal frutteto abbraccia la città, alberi che si dondolano in ampi vestiti rosa perla e pizzo bianco latte. E questa traccia va seguita, e Adin e Dina si ritroveranno, nell’ultima magica tavola che coincide con la copertina.

Io faccio molta fatica, ogni volta, ad arrivare in fondo senza voce rotta. Non so voi.

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