Gatti come noi (mi manchi, dove sei?)

Una persona perde la sua gatta e allo stesso tempo perde l'amore. La protagonista va alla ricerca disperata del suo animale scomparso e di una rinascita personale che la porti a volersi bene

Hai visto una gattina con le macchie blu?
È la mia gatta adorata e si è smarrita.
Se la vedi avvertimi, per favore.
In qualsiasi momento, giorno o notte…”

Lo scorso luglio, nel programma #SalToNotte del Salone Internazionale del Libro, Jimmy Liao ha presentato l’edizione italiana di Missing my Cat, un albo del 2004 pubblicato solo quest’anno nel nostro paese con il titolo Gatti come noi (Mi manchi, dove sei?) per Terre di Mezzo Editore, con la traduzione di Silvia Torchio.

Gatti come noi

L’autore svela come ha concepito l’idea del libro: “Mi è spesso capitato di notare, su Facebook o navigando in rete, che molte persone quando smarriscono il gatto si preoccupano davvero tanto”; una preoccupazione che lui stesso dice di avvertire ogni qualvolta gli capiti di non trovare momentaneamente uno dei suoi amati gatti. E considerando l’indole di questi animali, preoccuparsi dev’essere un destino inevitabile per i loro proprietari. “Un giorno -prosegue Liao- ho deciso quindi di realizzare un libro su una gatta che si allontana da casa e sulla sua ricerca disperata da parte della protagonista. La storia è ingegnosamente collegata all’amore: una persona perde la sua gatta e allo stesso tempo perde l’amore”. Il racconto si apre infatti proprio così:

La sera che si lasciarono, la sua gatta scomparve

L’incipit è preciso e misterioso allo stesso tempo. Poiché intuiamo che a lasciarsi sia una coppia di amanti, anche se ne avremo conferma solo in seguito, siamo calati immediatamente nello scenario dolente di una sofferenza amorosa alla quale si aggiunge un ulteriore dolore: la scomparsa, appunto, della gatta. I due fatti sembrano quasi in correlazione causale, come se questi due abbandoni, questi due vuoti, significativamente presentatici su una doppia pagina bianca, fossero intimamente connessi l’uno all’altro.

La protagonista, una lei senza nome, si affanna immediatamente per ritrovare l’animale, lo fa quella notte stessa, girovagando per le strade del vicinato. La sua ricerca è senza sosta, dura fino all’alba e la strema. È una situazione quasi iperbolica ma efficace nel restituirci lo stato di prostrazione in cui la donna si trova. Le pagine sono ancora tutte bianche. Quando infine ritorna a casa, si addormenta sul divano.

gatti come noi

Proprio ora, abbassate le difese della veglia, ci appare qualcosa di nuovo; in fondo alla pagina, nell’angolo destro, c’è un micio bianco a macchie blu. Una micia, forse? Fa capolino quando ci vien detto che “Lei” fa uno strano sogno. A questo punto perdiamo di vista il riferimento che ci consentirebbe di distinguere in modo netto il sogno dalla realtà; la protagonista si assopisce, non è un sonno profondo il suo e non sappiamo dire quanto duri e quanta parte di racconto coinvolga.

Ancora persa nel sogno del giorno prima,
ne fece subito un altro.
O era tutto vero? Non sapeva dirlo.

Non sappiamo se questa storia duri mesi, anni oppure il tempo del sogno di una notte, né se il linguaggio che la racconta sia prevalentemente metaforico oppure descrittivo. I riferimenti temporali sono ambigui, quasi confusivi: è domenica mattina sia all’inizio sia alla fine del racconto; si cita l’estate, poco dopo invece la città diventa “fredda” e freddo prova Lei, anche se non stava nevicando; notte e giorno si alternano imprevedibilmente. Non riusciamo bene a capire nemmeno quando la gatta sia effettivamente scomparsa.

Gatti come noi

Ad alimentare l’effetto onirico arrivano presto anche le illustrazioni

Autonome rispetto alla letteralità della narrazione, le immagini sembrano raccontare una storia diversa da quella che leggiamo, sembrano anzi narrare numerose altre storie. Protagonisti sono sempre dei gatti, raffigurati in ambienti prevalentemente surreali.

Queste tavole fanno da contrappunto al testo, portandoci in un altrove suggestivo ed emotivamente coinvolgente. La gattina bianca a macchie blu, dal canto suo, attraversa il libro senza immergersi nelle tavole illustrate, restando per lo più in calce o a margine del testo scritto, visibile a noi, celata alla sua padrona.

Gatti come noi

Il titolo italiano dell’albo dichiara una via interpretativa, a differenza da quanto faccia l’originale il cui senso è mantenuto per noi nel tra parentesi. Con l’espressione “Gatti come noi” il paragone tra i primi e il genere umano è esplicito; alla luce della vicenda narrata, siamo portati a riflettere sulle diverse modalità che si possono avere nello stare in relazione con l’altro. I gatti, per antonomasia esseri liberi e indipendenti nei loro vincoli affettivi, rappresentano un modo di amare alieno al senso di proprietà, di possesso, diversamente da quanto accada sovente tra le persone.

Di certo, diversamente da quanto faccia la protagonista che, incapace di volersi bene, ha imposto al compagno il compito soffocante di continue conferme. La sua ricerca della gatta procede di pari passo ad un percorso di ricostruzione personale, nel tentativo di ritrovare l’amore per se stessa, che è ciò che di più grande ha smarrito, e di conseguenza un modo equilibrato per amare gli altri. Come le chiede infatti un mostro all’inizio del suo sogno:

Come posso amarti se tu stessa non ne sei capace?”

Stretta nella morsa della perdita e del disamore, Lei sembra affondare sempre più nella disperazione e solo quando comincia a riconoscere nella scelta di libertà della gatta ciò che vorrebbe anche per sé, ha inizio il suo percorso di risalita.

A sancire la rinascita della donna ci sarà il ritorno della sua gattina adorata, quella stessa gatta che ha accompagnato noi nello sfogliare il libro e che aspettava forse che la sua padrona abbandonasse il torpore, spalancasse di nuovo gli occhi e tornasse finalmente a vivere.

Gatti come noi
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