Un lupo fuori dai cliché e con una reputazione da salvare…

Questo è uno di quei libri (forse troppi, o forse non saranno mai abbastanza) che ho incontrato per la prima volta in biblioteca e che ho sentito poi l’esigenza di comprare per me stessa. Il motivo non è semplicemente il mio amore per le storie di lupi, bensì la particolare categoria, se così la vogliamo chiamare, a cui questo albo appartiene, ossia quella delle storie che sovvertono le parti e disattendono ogni aspettativa e, soprattutto, ogni luogo comune.

Il lupo ha un segreto

di Brigitte Delpech, ill. Rémi Saillard, trad. di Maria Pia Secciani, Edizioni Clichy, 2020. Età di lettura consigliata: dai 4 anni

Questo lupo dalla figura allungata e dal profilo sottile, si muove circospetto e guardingo all’interno di un palazzo di via Grandi Misteri, dove si è trasferito da poco. Il condominio è abitato, oltre a lui, da tre maialini in salopette, una bimbetta con un grazioso cappottino rosso e una mamma Capra assieme ai suoi sette figlioletti.

Risulta subito evidente di chi si tratti e stupisce questa inconsueta convivenza del lupo con quelli che, secondo la tradizione delle favole, sono considerati per eccellenza gli oggetti delle sue brame. Eppure in questo caso la situazione è completamente differente, anzi, le cose vanno addirittura a rovescio.

il palazzo Gran Misteri

Quando si incontrano lungo le scale, non sono i sette capretti a scappare, né i tre porcellini a chiudersi in casa o Cappuccetto Rosso ad allontanarsi a passo svelto. Semmai è proprio il contrario, perché il lupo si rivela quantomeno timido, se non addirittura preoccupato dall’eventualità di dover affrontare una conversazione con i propri vicini o di doverli fare entrare in casa propria.

Così, non appena uno di loro si avvicina per socializzare o per rivolgergli un gesto gentile, il lupo se la dà letteralmente a gambe, sbattendo la porta. La ragione è una e una soltanto, ma non può essere rivelata a nessuno. Ne andrebbe della sua reputazione, questo è certo.

Questo suo strano comportamento non è frutto della ritrosia di chi si crede superiore e non vuole dare confidenza, bensì della paura di chi teme di non essere accettato per quello che è.

il lupo e cappuccetto rosso

Il lupo dovrebbe essere cattivo, dovrebbe incutere terrore, dovrebbe mangiare in un sol boccone tutti i suoi vicini. Dovrebbe, ma non ci riesce, anche se sa che è questo che ci si aspetterebbe da lui. Così di notte, al sicuro, si esercita nel suo laboratorio segreto per sembrare ciò che non è, per cercare di adeguarsi a un ruolo che non sente suo.

I suoi allegri vicini però, che hanno compreso la sua vera natura e la bontà del suo cuore, gli verranno in soccorso, aiutandolo ad essere finalmente sé stesso.

Nel leggere questo albo, nel proporlo a dei piccoli uditori durante una lettura ad alta voce, mi sono chiesta quante volte siamo noi grandi i primi a far scivolare senza accorgercene dei luoghi comuni nei nostri discorsi o a comportarci come ci si aspetterebbe da noi e non come ci sembra più giusto o più consono al nostro modo di essere e di sentire.

Se mettiamo da parte l’idea che ci è stata trasmessa secondo cui il lupo deve per forza essere cattivo e i suoi vicini dei potenziali appetitosi pranzetti, come sanno fare i bambini, in questa storia troviamo molto altro.

Ciascuno, secondo la propria sensibilità e il proprio carattere, potrebbe ad esempio pensare che il lupo è davvero troppo timido e dovrebbe proprio fare amicizia, ad altri invece i vicini sembrerebbero effettivamente un pochino invadenti. Qualcuno potrebbe invidiare la straordinaria varietà dei travestimenti e degli attrezzi presenti nella stanza segreta del lupo o sorridere della confusione che regna sovrana nella cucina dei sette capretti.

Il nodo focale di questo albo è che, se si mettono da parte i pregiudizi o, peggio ancora, quello che noi pensiamo che gli altri si aspettino da noi, finalmente il nostro sguardo può spostarsi su tutto il resto e sulla molteplicità di aspetti e di dettagli che rendono la nostra esistenza più ricca e il nostro rapporto con gli altri più bello e sincero.

Allo stesso tempo, ritengo significativo il fatto che i vicini del lupo trovino il modo di venire in suo soccorso, aiutandolo ad uscire dalla sua timidezza e dal senso di inadeguatezza, senza obbligarlo a rivelare il suo segreto. Lo osservano, capiscono, lo accettano. Già questo basterebbe per poterli definire amici, ma loro sanno fare un passo in più: dimostrano di saper proteggere il lupo e il suo segreto.

i sette capretti

Rémi Saillard, uno dei più noti illustratori francesi, descrive alla perfezione questa stramba combriccola: Cappuccetto Rosso è una bimba con un visino incorniciato da bei capelli biondi e dall’aria un tantino sfacciata, i porcellini sono gioviali, tarchiati e paffutelli, i capretti degli autentici terremoti che sbucano da ogni dove sorvegliati dallo sguardo paziente della mamma. Il lupo invece è esile, quasi un po’ gracile, con un fisico più da intellettuale che da cattivo di turno.

I pantaloni a zampa e il violino in mano ci indicano sin dalla copertina che questo albo riserva delle sorprese. È subito evidente anche il netto stacco con l’ombra alle sue spalle. Quella sì sembra grande e paurosa, ma, come scopriremo poi, c’è una bella differenza tra apparenza e realtà, la stessa differenza che c’è tra accettare di appiattirsi e conformarsi ad uno stereotipo imposto che ci rende infelici e trovare il coraggio, assieme a chi sa vederci dentro, di essere noi stessi.

il laboratorio segreto del lupo
RISPARMI 0,85 €
Il lupo ha un segreto. Ediz. a colori
  • Delpech, Brigitte (Author)
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