Il pinguino che aveva freddo

Un pinguino ha freddo. Leggiamo il titolo di questo grande albo illustrato e istantaneamente proviamo empatia per il piccolo protagonista. Che condizione bislacca è la sua. Che sfortuna: vivere al polo sud e non tollerare il ghiaccio, il gelo, le temperature rigide.

I suoi genitori non hanno freddo. Tutti gli altri pinguini neanche. Ci mancherebbe. Sarebbe una sciagura.

Il pinguino che aveva freddo

Philip Giordano, Lapis Edizioni, 2016
Età di lettura consigliata: dai 3 anni

copertina de Il pinguino che aveva freddo

Eppure quel freddo lì che accompagna Milo (è il nome del nostro protagonista) poco ha a che fare con la colonnina del termometro. Il suo è un freddo interiore, un malessere che lo fa sentire strano, insofferente, malinconico, diverso. E che lo blocca.

Per lui, che con il suo ciuffetto di capelli che spuntano sulla fronte e la sua statura piccina si distingue anche esteriormente dal resto dei pinguini, diventa impossibile fare quello che fanno gli altri: tuffarsi nell’oceano a caccia dei pesciolini, immergersi in mare… Milo ha freddo e se ne sta solo, rammaricato.

pagine interne de Il pinguino che aveva freddo

Il paesaggio che lo circonda è piatto, grigio e gelido come il suo umore. Sembra che questo piccolo fragile pinguino ne sia vittima, risucchiato.

Poi un giorno qualcosa cambia. Dal mare sbuca una gigantesca e amichevole balena che lo invita a saltare sulla sua groppa e a seguirlo in un lungo viaggio per arrivare a un posto che potrebbe piacergli.

la grande balena

Il cetaceo pare aver capito tutto e il piccolo pinguino si fida. Sale sulla sua schiena e parte.

Subito da lassù respira l’ebbrezza del movimento e della libertà. Osserva il cielo che cambia finalmente colore, diventando di un bell’arancione caldo, incontra i pesci volanti (toh, pesci che hanno le ali!, un altro ossimoro vivente, proprio come lui, che pur essendo un pinguino soffre il freddo).

Il viaggio prosegue e alterna momenti di adrenalina ad altri di silenzio, contemplazione e inquietudine: “Non ci saremo mica persi?”.

Ma l’isola, la meta del loro viaggio, è oramai vicina. La balena lo sa e continua a trasportarlo in avanti senza esitazione.

Un’isola sorprendente, affollata, allegra, abitata da una miriade di uccelli di mille forme, colori, dimensioni. Un luogo totalmente differente da ciò che Milo abbia mai incontrato e conosciuto nella sua giovane vita. Un’isola in cui gli animali sono pronti ad accoglierlo e ad ascoltare la sua storia e a offrirgli consigli saggi, comprensione e aiuto. E anche una sciarpa contro il freddo, una lunghissima sciarpa color arcobaleno.

sciarpa color arcobaleno

Con quella sciarpa si sentirà più forte e sicuro, pronto a tornare a casa e ad “affrontare” il freddo e gli altri senza timori. Pronto ad andare oltre le apparenze, a non doversi vergognare per la sua “diversità”. Pronto anche, con questa nuova consapevolezza nel cuore, ad aprirsi agli altri pinguini e ad accorgersi che in fondo, a ben guardare, non sono realmente tutti identici.

Il viaggio che simboleggia la crescita, il cambiamento. L’isola che rappresenta il porto sicuro, la pace raggiunta, la tranquillità emotiva. Il ritorno a casa con la sciarpa, per raccontare metaforicamente una nuova maturità acquisita, una volontà di mostrarsi agli altri per come si è, senza bisogno di nascondersi o fingersi come loro.

Sono tanti, e profondi, i livelli di lettura rintracciabili in questa storia dal sapore invernale che conserva, nonostante il “peso”, una leggerezza e immediatezza non comuni. Dietro c’è il pensiero e la mano di un grande autore, Philip Giordano, il cui stile grafico e molto geometrico, con uno studio attento degli equilibri, dei pieni e dei vuoti, costituisce un altro grande elemento di fascino e peculiarità dell’albo.

Milo fra gli altri pinguini

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