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Il regalo più GRANDE da ricevere questo Natale

Un librino quadrato, piccino, che sta nel palmo di una mano ma che fa da scrigno a una storia grande, che dietro l’apparente leggerezza e semplicità nasconde un messaggio importante.

Una storia natalizia a tutti gli effetti, fantastica, avventurosa, e al contempo estremamente ancorata alla realtà, in cui mai si nominano renne, elfi, babbi dalla barba bianca.

Del Natale non mancano tuttavia alcuni classici ingredienti: un bambino che non vede l’ora che arrivi l’atteso giorno, un abete addobbato, una casa accogliente, un regalo che aspetta di essere scartato.

Il regalo più GRANDE

di Peter H. Reynolds, trad. marinella Barigazzi, Ape Junior, 2013
Età di lettura consigliata: dai 3 anni

libro Il regalo più grande

Ed eccoci arrivati al punto dolente: il regalo non rispetta gli standard. Roland, il bimbo protagonista, alla vista di quel pacchettino dalle dimensioni ridotte, rimane deluso.

il regalo è troppo piccolo

Era il regalo più piccolo che avesse mai ricevuto. Accidenti, aveva aspettato tutto l’anno per ricevere un regalo così piccolo?

Col suo tipico tratto a china nero, accompagnato dai tenui colori ad acquerello, Peter H. Reynolds si concentra sulle emozioni dei suoi protagonisti e riesce a rappresentarle in tutta la loro drammaticità e autenticità.

Roland chiude gli occhi e prega di ricevere un regalo più grande. Il suo è un desiderio intenso, come sanno essere quelli dei bambini quando vogliono ottenere qualcosa a tutti i costi.

E quando li riaprì, c’era proprio un regalo più GRANDE!

La magia si è compiuta. Il pacchetto ha mutato dimensione. Ci si aspetterebbe una reazione entusiasta e grata da parte del bambino. E invece ancora una volta è la delusione a segnare il suo volto. Anzi, peggio, ora Ronald è arrabbiato, perché il suo desiderio è stato tradito, lui aveva chiesto un regalo molto, MOLTO più grande!

Tanto vale riprovare a chiudere gli occhi e a desiderare un po’ più intensamente.

Roland desidera un regalo piu grande

Di nuovo, il dono accresce la sua grandezza e diventa alto quanto il bambino. Pensate che stavolta l’esigente protagonista si accontenti? Macché! Ora sono urla e scalpiti e piedi che pestano il pavimento.

La narrazione prosegue con questo passo, alternando la speranza, al desiderio, alla delusione. Anche se il dono cresce a dismisura, fino a superare in altezza la casa di Roland e perfino i grattacieli, l’avido protagonista non è mai soddisfatto.

il regalo è grande come una casa

Inquieto e frustrato, finisce per salire su un razzo spaziale e lanciarsi nell’universo alla ricerca di un regalo che valga davvero la pena di essere scartato.

Salvo poi accorgersi, solo e sperduto, che da lassù tutto appare infinitamente piccolo e lontano. Dal telescopio fatica a distinguere la terra, ridotta a misero puntolino sfocato. E la sua casa dov’è? Dov’è finita la sua famiglia? Panico.

Il bambino si ritrova per l’ennesima volta a desiderare qualcosa con tutto se stesso. Occhi chiusi e mani giunte. Il dono che ha in mente adesso è ben diverso, è così raro che lo ha quasi perso di vista. È un dono immateriale, impossibile da misurare con il metro o con il righello, che non ha né prezzo né fiocchi. Un regalo che, se c’è, non arriva solo a Natale, ma che troppo spesso si dà per scontato.

Finalmente Roland se ne rende conto. Qualcuno direbbe “meglio tardi che mai”. E ora non gli rimane altro da fare che andarselo a prendere.

la famiglia intorno all'albero di Natale

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