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Il vento… e quella rabbia che arriva come una furia distruttrice

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di Rossana Cavallari

Ecco un albo illustrato dalla copertina molto particolare. In essa è disegnato un piccolo mostriciattolo dalla faccia poco raccomandabile, i dentoni di fuori e una bocca tirata in un’espressione cattivella. Solo a guardarlo, viene voglia di sapere chi è e capire perché ridacchia in quel modo strano.

Il Vento

testi di Alessandro Riccioni, illustrazioni di Simone Rea, Edizioni Il Leone Verde, 2016
Età di lettura consigliata: dai 5 anni

copertina de Il vento

Signori e signore ecco a voi il vento!
Non un vento primaverile, calmo e tranquillo. No. Questo è un vento d’inverno che una mattina si sveglia di cattivo umore, così tanto ma così tanto, che decide di sfogare tutta la sua rabbia.
E allora cosa fa?
Semplice. Trattiene il fiato, fa capolino sulla città e porta uno scompiglio che definire notevole non è abbastanza.
Ma, in fondo, è un vento arrabbiato. Di pessimo umore.
Le persone non sanno cosa fare davanti a quella furia perché nessuno si aspettava l’arrivo del vento. Non così forte almeno.
I cappelli volano, la polvere si alza, le nuvole si muovono veloci.

il vento arrabbiato

E quando tutto termina, perché prima o poi dopo la rabbia arriva la calma, cosa accade?
Bè, il vento se ne va in riva al mare a riposare un pochino perché, ed è vero, la rabbia stanca e affatica ma, in qualche modo, bisogna riprendersi e ritrovare una forma di equilibrio.

Giunto al mare, il vento incontra un granchio, un gabbiano e una balena, tutti con indosso uno dei cappelli che lui aveva fatto volare via prima, quando era infuriato.
Li osserva e poco dopo inizia a… ridere.
Tanto.
E allora…

Quando il vento si calmò, la sabbia si posò,
il sole riprese a brillare e il mare richiamò
la sua acqua.
E tutto ritornò come prima, o quasi.

i cappelli al vento

Perché ho scelto questo libro?

Perché sono sempre più convinta che le nostre emozioni meritano di essere ascoltate e riconosciute.
Le emozioni sono importanti, ci appartengono e ci caratterizzano ma, spesso, possono anche spaventare.
Non le ascoltiamo, non sappiamo dare loro un nome e, a volte, quando arrivano non sempre le sappiamo gestire.

Il Vento racconta attraverso la metafora la rabbia, un’emozione che tutti proviamo oppure abbiamo provato almeno una volta. Nessuno escluso.
È, forse, uno degli stati d’animo più particolari perché arriva come un’onda in piena e, quando è così, deve assolutamente trovare una valvola di sfogo.
È importante che, anche e soprattutto i bambini, imparino a conoscerla e riconoscerla per poterla affrontare e per capire che, alla fine, non è grave o sbagliato sentirsi arrabbiati.
È un momento. Faticoso, certo, ma poi torna la pace. Torna la tranquillità.
Come in tutte le burrasche, poi arriva il sereno.

Per lavoro, molte volte, incontro persone con le quali parlo di comunicazione e con le quali approfondisco questi temi anche in ambito formativo.
Cosa sono le emozioni se non uno dei tanti modi che abbiamo per poter esprimere noi stessi?
Eppure, ancora oggi, creano imbarazzo, timore oppure soggezione.
In una società veloce e sempre più volatile è importante, e saggio oserei dire, ritornare a dare loro ascolto e attenzione.

Un albo convincente sia per la cura lessicale (lo scrittore, Alessandro Riccioni, è stato per anni insegnante e oggi è bibliotecario “di montagna”) sia per quella visuale (le illustrazioni gentili ed eleganti di Simone Rea sono davvero intriganti), in cui le parole hanno un grande peso. Alcune di esse, in particolare, spiccano nella pagina.

parole in evidenza

Sono parole colorate, o dalla grafica peculiare, che si muovono come se fossero sospinte anch’esse dal vento. Parole speciali sulle quali gli autori vogliono fermare la nostra attenzione e quella dei bambini. Piccoli suggerimenti visivi che aiutano a riflettere su alcuni concetti e a porsi domande.

Il vento è un albo illustrato intenso e denso di significato che racconta una storia in cui ognuno di noi può riconoscersi. La rabbia esiste, può essere feroce e distruttiva, ma può anche disciogliersi e far posto a emozioni di segno opposto.

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