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Il viaggio: la Storia di una migrazione

Con la sua opera prima la giovane Francesca Sanna si aggiudica l’Oscar
della Society of Illustrators di New York

di Alessandra Testa

Lo ammetto subito, la mia è diventata una fissazione.
Penso che in certi casi gli autori di albi illustrati facciano molto di più di tanti cronisti e che i loro lavori possano essere considerati a tutti gli effetti dei reportage giornalistici. Con, oltretutto, il plus di rivolgersi ai più piccoli e di non avere consegne o scadenze da rispettare, potendo – senza essere obbligati a rincorrere il susseguirsi degli eventi – trasmettere messaggi universali e anticipare visioni del mondo che, si spera, un domani saranno dominanti.
Per questa mia convinzione, da qualche anno a questa parte, vado a cercare con il lanternino le narrazioni degli illustratori che si occupano di migrazioni.
Il faro fu nel 2010 Migrando dell’autrice argentina Mariana Chiesa Mateos edito da Orecchio Acerbo (>>guarda il trailer) e divenuto libro di testo, pur non avendo alcuna parola, dei miei laboratori di giornalismo per donne di origine straniera.
Ho visto ragazze commuoversi sfogliando Migrando, altre mettere da parte gli euro per poterlo acquistare e persino bambine dire: «Questo sì che è un bel libro, lo posso leggere come mi pare».

Eccola qua, la grandezza che riscontro anche nell’albo illustrato di cui vi sto per parlare: il riuscire a trasformare una storia particolare nella Storia con la “S” maiuscola in cui ognuno si possa identificare poiché contiene quegli elementi generalizzabili che fanno di un racconto singolo il racconto di tutti, di una storia apparentemente lontana la storia più vicina. Che avvicinandosi, ci avvicina.

Il viaggio

Francesca Sanna, trad. Martina Sala, Emme Edizioni, 2016
Età di lettura consigliata: dai 5 anni

copertina del libro Il Viaggio

Il mio nuovo Migrando è tutto italiano ed è l’opera prima della giovanissima Francesca Sanna, classe 1986. Il titolo è Il viaggio, e vi assicuro, è un colpo al cuore.
A portarlo in libreria è Emme Edizioni, uno dei marchi più amati delle Edizioni El, e il punto di vista è quello di un bambino in fuga dalla guerra insieme a mamma e sorellina.

Noi non vogliamo andare via, però la mamma dice che sarà una bella avventura.
Così abbiamo messo tutte le nostre cose in valigia e abbiamo salutato tutti quelli che conosciamo.

È la frase eccezionale che fa da filo rosso e da motore propulsore di questo piccolo grande capolavoro firmato da un’illustratrice che, senza alcun background di fama, a inizio 2016 è entrata nella hall of fame americana degli illustratori, aggiudicandosi l’Oscar della Society of Illustrators di New York.

Andatela a cercare in rete: Francesca Sanna è appena una trentenne e ha già capito che per comprendere le ragioni dei migranti bisogna leggere i loro sogni.

La barca va su e giù, e le onde diventano grandi e grosse. Sembra che il mare non finirà mai. Allora noi ci raccontiamo altre storie. Storie che parlano della terra dove andremo e delle grandi foreste verdi dove vivono fate gentili che ballano e regalano magici incantesimi per far finire la guerra.

Quando scrisse e illustrò I’m migrant – il titolo originale di quello che poi sugli scaffali è diventato Il viaggio – Francesca stava ancora frequentando il Master of Design in Illustration alla School of Art and Design di Lucerna e il suo progetto non era altro che la sua tesina di fine corso.

Già l’incipit è travolgente. Perché, come solo un bambino sa spiegare, fotografa con una semplicità disarmante il lampo con cui, quasi all’improvviso, una quotidianità normalmente felice – quella che potrebbe essere la nostra – viene sconvolta.

Io e la mia famiglia abitiamo in una città vicino al mare. Ogni estate, nel fine settimana, ci piaceva andare in spiaggia. Ma ora non ci andiamo più, perché dall’anno scorso la nostra vita è cambiata per sempre.

Il viaggio - illustrazione interna

Il lettore è già dentro al libro, l’immedesimazione è scattata.

È scoppiata la guerra. Giorno dopo giorno, cose orribili hanno incominciato ad accadere intorno a noi. Poi non è rimasto nient’altro che caos.

E un giorno, la guerra si è portata via il papà.

Ed è proprio qua che inizia ad emergere la straordinaria forza di una madre che riesce a far sembrare un’avventura il viaggio più doloroso della sua vita, il più difficile, ma allo stesso tempo l’unico possibile. I suoi figli la guardano sentendosi al sicuro perché «io so che lei non ha mai paura», riuscendo perfino a prendere sonno tra i rumori della foresta prima, navigando sulle onde del mare poi.

il viaggio in macchina

Lei ci ha fatto vedere alcune foto, c’erano strane città, strane foreste, strani animali.
E alla fine ha detto con un sospiro: – Andremo lì e non avremo più paura.

Partire per non avere più paura.

Ma ovviamente – e le cronache lo raccontano – non basta partire di notte, di nascosto, per non essere visti. Il viaggio non è solo lungo, estenuante, è anche pieno di asperità, di incomprensioni, di muri, di pugni in faccia. E trafficanti di esseri umani.

E poi, sbattuto sulle pagine, arriva lui: il simbolo della disumanità dei nostri giorni. Un muro altissimo, che sembra un grande cancello. Ma il muro non si apre e noi dobbiamo per forza scavalcarlo!

«Voi non potete attraversare il confine! Tornate indietro!», grida la guardia.

È il ritornello che i tanti profughi in fuga dalla loro terra sono costretti ad ascoltare in continuazione. Via terra, via mare, ma soprattutto se lo vedono prender forma davanti agli occhi, dentro le orecchie: un rifiuto che martella il cervello, il cuore. E che non va via, perché se glielo chiedi, te lo raccontano.

«Ma noi non abbiamo nessun posto in cui tornare – ripete fra sé e sé il piccolo narratore – e siamo stanchissimi».

la guardia

Lasciatelo in libreria, questo magnifico albo illustrato, se avete il coraggio.
Vale più di mille servizi televisivi, più di mille pagine di giornale, più di mille reportage fotografici. Perché fra muri e ponti lanciati, paure e sogni, con la maestria di chi ha saputo scegliere colori pieni e avvolgenti, parla ai più piccoli – la casa editrice consiglia la lettura dai 5 anni – e prova a lanciare un necessario messaggio in bottiglia.

Un messaggio lasciato forse su carta sporca e bagnata, ma su cui sono impresse parole semplici come ascolto, comprensione, empatia e, soprattutto, aiuto.

«Come si fa a non abbracciare chi arriva, se si conosce la sua storia? – mi ha domandato Elisha, una ragazza che ho conosciuto al centro interculturale “Massimo Zonarelli” di Bologna davanti alle immagini degli sbarchi a Lampedusa – Come?».

il Viaggio - foresta

E quegli sbarchi, sfogliando le pagine de Il viaggio, riesci a vederli. Il prima, il mentre, e il dopo. Perché il segno di Francesca Sanna è narrativo. I colori tenui, pastello, per definire la serenità della vita prima della guerra. Il nero che spazza via la quotidianità quando inizia il conflitto. La voce che si fa fumetto per raccontare la possibilità di un viaggio e i riferimenti, quasi persiani, mediorientali, dell’amica che mette in contatto la madre di famiglia, distrutta dal dolore, con il mondo esterno. E, di nuovo, le tinte calde per accompagnare lo spostamento verso un futuro migliore. La profondità della foresta da attraversare, con un verde cupo ma brillante e il blu increspato per le onde del mare. Una regia, quasi architettonica, da cui trapela la formazione di questa giovanissima italiana cresciuta in Svizzera con le tecniche del digitale e le regole di chi studia per diventare architetto.

Gli uccelli stanno migrando proprio come noi. Anche loro devono fare un lungo viaggio, ma non devono superare nessun confine.
Chissà se noi, come questi uccelli, un giorno riusciremo a trovare una nuova casa.
Una casa dove saremo al sicuro e ricominceremo la nostra storia.

Francesca Sanna ci ha provato a raccontare questa storia inascoltata. E il suo sguardo è quello giusto, poiché – sento di dirlo – ci regala la speranza.

Se il libro ti piace, puoi acquistarlo qui

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