Intervista alla casa editrice Biancoenero Edizioni

Bianconero Edizioni nasce nel 2005, a Roma, per iniziativa di Flaminia Giorgi Rossi, direttore artistico, e Irene Scarpati, direttore editoriale. Negli ultimi anni si è aggiunto tra i soci anche Flavio Sorrentino.

Biancoenero riprende il nome di una storica casa editrice d’arte di Silvia Barbiellini Amidei e Gianfranco Giorgi Rossi, dalla quale la nuova bianconero ha voluto ereditare il gusto per l’innovazione e l’attenzione per l’accessibilità.

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Quella che state per leggere è l’intervista che ci ha rilasciato Irene Scarpati, direttrice editoriale di biancoenero edizioni.

Biancoenero Edizioni

Intervista a Irene Scarpati di biancoenero edizioni

Biancoenero lavora da sempre al progetto Alta Leggibilità: siete stati un po’ dei pionieri in questo. Cosa vi ha fatto propendere, al principio, per questa precisa scelta?

Da subito abbiamo ricercato un’identità editoriale precisa e uno spazio inesplorato nella produzione libraria, e ci siamo avvicinati alle difficoltà di lettura. Mentre all’estero si erano già avviate delle esperienze in questo ambito, in Italia non ne esisteva nessuna. Ai bambini e i ragazzi con difficoltà di lettura venivano proposti libri per bambini più piccoli, con un duplice risultato di annoiarli e imbarazzarli.

Siamo quindi partiti da qui e, lavorando insieme a terapisti, logopedisti e psicologi, abbiamo individuato alcuni criteri per abbattere le barriere tipografiche e per rendere il testo più comprensibile.
Abbiamo inventato il termine Alta Leggibilità, che non esisteva, per spiegare meglio l’intenzione del nostro lavoro: fare libri non solo ma anche per chi ha difficoltà di lettura, e quindi per tutti.

La casa dei supereroi

Pensate che oggi l’attenzione maggiore all’Alta Leggibilità sia frutto di scelte legate a una maturità diversa, a una maggiore consapevolezza da parte degli editori, o invece si tratta il più delle volte di una “moda”?

Da un certo punto di vista sicuramente il dibattito sulla dislessia in particolare, e sulle difficoltà di lettura in generale è cresciuto molto negli ultimi anni, anche nella scuola (come testimonia anche la legge 170/2010). E’ chiaro poi che una maggiore attenzione attira anche maggiori interessi. In questo senso è importante ribadire che l’Alta Leggibilità non è mera semplificazione, ma è il modo per accompagnare i ragazzi a una maggiore autonomia e a sempre maggiori competenze.

La zuppa dell'orco

La vostra font bianconero® rispetta precisi criteri linguistici e tipografici, che rendono la lettura più accessibile a tutti. Ma ciò che contraddistingue la vostra produzione è quella di non concentrarsi solo su questi importanti aspetti formali, ma anche sulla qualità della scrittura e sulla piacevolezza delle storie. Come scegliete gli autori e illustratori dei vostri libri? Cosa chiedete loro?

L’Alta Leggibilità non può e non deve assolutamente passare solo attraverso la font, cioè attraverso un carattere di stampa. L’Alta Leggibilità è un sistema complesso che dosa aspetti tipografici e lessicali, tra impaginazione e redazione. La font è uno degli elementi dell’Alta Leggibilità.

Sicuramente l’aspetto dal quale non si può prescindere sono le belle storie, perché la motivazione nella lettura è fondamentale.

Poi coinvolgiamo autori e illustratori nel lavoro che facciamo con i ragazzi, sia normolettori che dislessici: facciamo leggere le bozze dei nostri testi gruppi classe e a gruppi di un centro di terapia romano con il quale collaboriamo (il CRC Balbuzie) per capire insieme a loro le problematicità del testo, cosa hanno capito e cosa no, perché, e come modificarlo. Non ci limitiamo a chiedere “Ti è piaciuto”, ma lavoriamo insieme a loro per rendere il testo più leggibile possibile. Certo, è un lavoro lungo, che porta via mesi, e che autori e illustratori devono essere disposti ad accettare. Ma pensiamo che possa essere istruttivo per tutti, anche per loro.

Mossy Trotter

Qual è il filo comune che caratterizza le vostre pubblicazioni?

Probabilmente la parola che meglio le descrive è “leggerezza”. Le storie che ci piacciono e che ci piace pubblicare sono quelle che rifuggono l’intento pedagogico a tutti i costi, che troppo spesso guasta i libri per ragazzi.

Come mangiare vermi fritti

Quali sono le tappe principali che hanno segnato la storia della vostra casa editrice per l’infanzia?

Sicuramente il 2008, con la nascita della nostra storica collana Raccontami, una collana di grandi classici per ragazzi con CD audio, arrivata oggi al 22° titolo.

E poi certamente il 2011, quando abbiamo disegnato, grazie anche al felice incontro con Umberto Mischi, la nostra font biancoenero®, la prima in Italia ad Alta Leggibilità ad essere messa a disposizione gratuitamente per chi ne faccia un uso non commerciale.

Nello stesso anno è iniziata la nostra collaborazione con le case editrici di scolastica (per prima la Lattes, poi anche Giunti, Pearson, Cetem) che sempre più si stanno interessando all’Alta Leggibilità e con le quali portiamo avanti una costante collaborazione.

Il richiamo della foresta

Se doveste individuare, all’interno del vostro catalogo, i titoli che hanno rappresentato una “svolta” per la casa editrice, quali indichereste?

Oltre appunto al primo Raccontami, Il richiamo della foresta, sicuramente Mossy Trotter, di Elizabeth Taylor, un libro che siamo felicissimi di aver salvato dall’oblio e che ha portati per la prima volta nella terzina dei finalisti del premio Andersen.

Poi Come mangiare vermi fritti, un libri divertentissimo che è stato il nostro primo titolo ad andare in ristampa in pochi mesi (per un piccolo editore come noi, un successo).

Infine, l’incontro con Vincent Cuvellier, che abbiamo portato per primi, nel 2011, dalla Francia, e con il quale abbiamo vinto quest’anno il Premio Andersen con La zuppa dell’orco, e l’incontro con Davide Calì, insieme al quale abbiamo inaugurato la collana Minizoom, letture per cominciare (iniziata con La Casa di riposo dei supereroi) e del quale proprio in questi giorni sta arrivando in libreria l’ultima novità, Cornelius Holmes e il caso del barboncino dei Baskerville.

Cornelius Holmes e il caso del barboncino dei Baskerville

 

Oggi quanti titoli per bambini pubblicate all’anno?

Tra 12 e 15 titoli.

Obiettivi e progetti per il futuro prossimo?

Continueremo ad occuparci dei nostri libri di narrativa, ma anche a fare “ricerca e sviluppo” nel settore della scolastica, proponendo e preparando manuali progettati dal punto di vista del lettore, del ragazzo, e in particolare di quel ragazzo che non ha sempre sulla punta della lingua tutte le risposte e tutte le soluzioni.

L’obiettivo resterà quello di condurre a quel piacere della lettura e della comprensione che entusiasma i ragazzi quando riescono compiutamente a far loro un libro.

 


Elenco delle interviste agli editori finora realizzate

 

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