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Intervista alla casa editrice Rrose Sélavy

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Oggi andiamo a conoscere una piccola e ricercata casa editrice che, per sua stessa dichiarazione, non è e non diventerà mai un’azienda. Si chiama Rrose Sélavy, ha la propria base a Tolentino, in provincia di Macerata, e nel 2014 il suo progetto editoriale le è valso il Premio Andersen. Segno che il lavoro certosino di selezione autoriale e cura tipografica che sta portando avanti si sta traducendo in apprezzamenti concreti e risultati.

“Ciò che sta caratterizzando questa nostra piccola casa editrice”, si legge sul sito, “è l’aver coinvolto scrittori e scrittrici che non avevano mai scritto per ragazzi. Continueremo così. Con noi ci sono ovviamente anche alcuni autori “tipicamente” per ragazzi. Gli illustratori e le illustratrici sono “del settore”, e tutti dei grandi maestri”.

Lasciamo la parola a Massimo De Nardo, anima di Rrose Sélavy.

Intervista a Massimo De Nardo di Rrose Sélavy editore

Quando, nel 2012, avete fondato la casa editrice, quali erano i vostri intenti? E a distanza di cinque anni potete dire di essere riusciti a metterli in pratica?

Conviene citare una frase di Albert Einstein, che riassume bene il concetto di intenzione, che per noi è stata in parte involontaria: «Questo progetto è impossibile da realizzare. Fino a quando arriva qualcuno che non lo sa e lo realizza». Pubblicavamo un trimestrale sulla creatività, Rrose. Molte case editrici hanno iniziato con una rivista culturale. Il nostro primo libro (un Quaderno quadrone di 32 pagine, stesso formato della rivista) era stato pensato come un supplemento (due racconti per ragazzi, con illustrazioni). E invece la “promozione” ha seguito un percorso autonomo e il libro è andato, con successo, per proprio conto. L’essere stati un po’ sprovveduti è comunque servito per iniziare senza troppa ansia.

Abbiano messo in pratica ciò che è stato possibile (nel nostro piccolo), e quello che non riusciamo a realizzare lo inseriamo nei progetti futuri. Sprovveduti e testardi. Ovviamente utopistici.

Giacomo il signor bambino

Chi sono i suoi fondatori e da quali esperienze pregresse arrivano?

Siamo in due. Io ho lavorato per circa trent’anni nella pubblicità come copywriter, l’altro responsabile (Chiara) insegna da qualche anno all’università. Non siamo – come si dice – figli d’arte. Bisognava imparare un mestiere che è molto più complesso di come uno può immaginarselo, specialmente con una piccola editrice nella quale devi necessariamente avere più ruoli, più compiti. Si impara, com’è ovvio, dai propri errori, osservando gli altri, e sono indispensabili l’ottimismo, la passione, l’utopia. Non a caso il nome che ci siamo dati, Rrose Sélavy è – nelle intenzioni di Marcel Duchamp – anche un anagramma: “La vita è passione” (eros).

Come definireste le vostre pubblicazioni? Qual è il tratto comune che si può rintracciare tra di esse?

Sono pubblicazioni che cerchiamo di caratterizzare per la qualità della scrittura e delle illustrazioni, per il tipo di storie (nelle quali la realtà diventa poi fantasia), per la cura tipografica, e per una coerenza stilistica utile alla riconoscibilità. La maggior parte dei nostri autori non avevano mai (o quasi mai) scritto per ragazzi. Una scelta che nel 2014 ci ha fatto vincere il Premio Andersen per il progetto editoriale. Abbiamo poi coinvolto anche scrittori per ragazzi.

Pupa di Rrose Selavy editore

Quanti titoli per bambini e ragazzi pubblicate all’anno?

Siamo nati – come indicavi – nel 2012, e precisamente a novembre. Siamo partiti piano, con pochi titoli. Oggi è necessario pubblicare almeno cinque titoli all’anno. È impegnativo, ma siamo ottimisti (almeno nella volontà, anche se un po’ meno nella ragione).

Se doveste individuare, all’interno del vostro catalogo, dei titoli che rappresentano in maniera perfetta lo spirito e l’essenza della vostra casa editrice, quali indichereste e perché?

Quando pubblichi pochi libri ogni titolo è rappresentativo della tua condotta editoriale. Quindi li indichiamo tutti. Ogni volta è come avere solo quel titolo al quale pensare, e dal momento che è davvero così ecco che tutte le nostre energie sono rivolte al cento per cento a quel libro.

Che cos'è un amico

L’editoria per l’infanzia in Italia è un settore molto competitivo e con realtà anche indipendenti di assoluto valore: come la vostra casa editrice riesce a stare al passo e a mantenere salda la sua identità?

Sento, tra le righe della tua domanda, un complimento, e ti ringrazio. La nostra identità è ancora ben salda perché cerchiamo di non essere generalisti. È una scelta e anche una inevitabile conseguenza, non potendo pubblicare molto è gioco forza selezionare. Escludere è sempre poco piacevole, tuttavia nel nostro caso è spesso positivo.

Oltre alla vendita, quali attività portate avanti per diffondere e far conoscere il vostro progetto?

Cerchiamo di essere presenti nelle scuole con laboratori di scrittura e con incontri di formazione per insegnanti. Molti Festival hanno da qualche tempo dei settori dedicati alla letteratura per ragazzi e, sebbene non sia facile, cerchiamo di essere presenti con qualche nostro autore. Indispensabile è senza dubbio l’utilizzo dei social, di una newsletter più o meno periodica (non è così scontato trovare sempre argomenti interessanti per tutti).

maffin

Obiettivi e progetti per il prossimo futuro?

Continuare a pubblicare almeno cinque titoli all’anno, e realizzare nuove collane per coinvolgere tutte le fasce di età dei lettori. Da qualche settimana abbiamo inaugurato una nuova collana, “Il Grande Vetro” (ancora Duchamp), romanzi brevi non illustrati (forse qualcuno sì). Primo titolo: Stati d’animo. Venticinque riflessioni sulle emozioni e sugli stati d’animo (intesi anche come territori da attraversare) scritte da Beniamino Sidoti, introdotte da Marco Dallari e illustrate a collage da Paolo Rinaldi.

Stati d-animo

Quattro le attuali collane: Il Quaderno quadrone, Il Quaderno cartone (per i più piccoli), il Quaderno Ready Made (romanzi per ragazzi) e Il Grande Vetro.


Per leggere le interviste agli altri editori, segui i link:

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