Menu

L’attesa: la dilatazione del tempo, i desideri che maturano, la speranza

Cosa può essere come un filo d’erba che cresce cocciuto e silenzioso ai bordi della strada? Per Daniela Iride Murgia l’attesa, ossia il tempo che si trascorre nell’attendere qualcosa ma soprattutto la speranza, ossia il maturare di un desiderio di chi si trova a vivere proprio in quel tempo sospeso tra ora e poi.

L’attesa

Daniela Iride Murgia, Edizioni Corsare, 2015
Età di lettura (mediata da un adulto): dai 6 anni

copertina de "L'attesa"

Daniela ha pubblicato alla fine del 2015 con le Edizioni Corsare un meraviglioso albo, l’ATTESA appunto, scritto e illustrato da lei stessa utilizzando un espediente molto semplice per affrontare questi temi: un bambino chiede ai suoi genitori di poter avere un cane ma questi non acconsentono immediatamente rimandando la loro decisione ad un momento successivo. In quest’attesa trascorre quasi un anno, da gennaio a dicembre, un tempo che permette al bambino di far maturare il suo desiderio in modo consapevole e responsabile.

Parole e immagini di elevata qualità artistica

Un albo molto affascinante sia per lessico utilizzato sia per le illustrazioni che lo accompagnano. Infatti i due codici, scritto e iconografico, viaggiano insieme, in piena armonia e si rimandano l’un l’altro senza interferire ma portandoci in un mondo fatto di sogni e di impegni, in una dimensione delicata e rarefatta senza mai perdere il contatto con la realtà.

Parole e immagini suonano la stessa musica, con un ritmo che oscilla tra il piano, l’incalzante e il tormentato, per nulla monotono o monocorde. Ho trovato molto efficaci sia l’impaginazione del libro che l’alternanza tra parole e illustrazioni: in molte pagine l’orientamento di queste ultime sembra voler instaurare un vero e proprio dialogo con il testo, regalandoci uno scambio continuo di informazioni che ci fanno apprezzare tutta la storia che in questo modo si ascolta, si guarda e si legge.

bambino e serpente

Sul fronte del testo questo è un albo con espressioni eleganti, ricercate ma non complesse, ricche ma non difficili, l’autrice propone un linguaggio di qualità elevata, vocaboli creativi grazie ad un sapiente utilizzo di verbi caratterizzanti che accompagnano, nella fantasia del bambino, la risposta “vedremo” che di mese in mese riceve alla richiesta di prendere un cane. Così i genitori di volta in volta mugolano, squittiscono, ruminano, balbettano, sbuffano, ruggiscono, bisbigliano, farfugliano, mormorano, sibilano e chiocciano.

Parole sonore piacevoli da leggere ad alta voce

Tutte queste espressioni verbali, oltre ad essere molto piacevoli da pronunciare in contesto di lettura ad alta voce, donano al testo rapidità e movimento, riproducendo di volta in volta un’emozione o un sentimento (sbuffare, mugolare, farfugliare, bisbigliare) oppure un vero e proprio suono realistico del mondo circostante (squittire, ruggire, sibilare, balbettare). In questo modo la vostra voce restituirà ai bambini che ascoltano un’immagine sonora che incuriosisce, stupisce e li pone in una condizione di empatia con il protagonista della storia. L’Attesa cresce anche per i giovani lettori/ascoltatori; mia figlia ad esempio ha esclamato con tono stizzito e di rimprovero: “uffa però…. questi genitori!”.

bimbo e pulcini

Ma la potenza lessicale di questo albo non è tutta qui, infatti ad ogni “vedremo” di mamma e papà, corrisponde uno sbigottito e incredulo “come se avessi chiesto” del bambino che dà sfogo alla sua immaginazione con suggestivi, assurdi e fantastici paragoni tra ciò che ha realmente chiesto-un cane- e altri improbabili animali che avrebbe potuto chiedere e con i quali intrattenersi in paradossali e altrettanto poetiche situazioni, a volte astratte e malinconiche.

Così si alternano uno scoiattolo con cui fare un’amabile conversazione a colazione, o uno stambecco muschiato che possa comodamente pascolare in salotto, un ghepardo custode di dolci sogni notturni, un pesce soffione per allontanare le sue piccole bugie di bambino e ancora:

LUCCIOLE PARLANTI O DEGLI INSETTI RILUCENTI PER RISCHIARARE LE MIE NOTTI CON PAROLE SIMILI A PERLE, CONFETTI O DELICATE STELLE PROIETTATE SUL CIELO

Non sentite anche voi la poesia che si cela nel pronunciare ad alta voce questa frase?

bambino e ghepardo

In questo gioco di rimandi, simile ad una partita di ping pong, tra i genitori e la fantasia del bambino, affiora in tutto il suo vigore lo struggimento che segue l’incertezza della risposta ottenuta dai genitori e che permette al bambino di aggrapparsi alla speranza di ricevere prima o poi un sì definitivo.

Il nervo centrale di quest’attesa prolungata è proprio la speranza, che viene introdotta sin dalle prime pagine con una splendida metafora:

AVEVO COLTIVATO UN DOLCE DESIDERIO, UNA VERDE SPERANZA, VERDE COME L’ERBA CHE CRESCE COCCIUTA E SILENZIOSA AI BORDI DELLE STRADE

Che meraviglia quel “cocciuta e silenziosa”! L’autrice non ci consegna una versione banale della speranza, legata solo al colore, quello della natura, ma con l’erba ai bordi della strada ci richiama alla solidità e alla fermezza della vita stessa che rinasce continuamente a prescindere dall’intervento dell’uomo e a dispetto di tutto: della presenza o meno dell’acqua, dell’inquinamento, degli sfalci ripetuti.

Un desiderio che cresce, mese dopo mese

Così anche il desiderio di avere un cane da parte del protagonista è un desiderio sincero, autentico, affidato alle cure della rugiada notturna, rappresentato come

NIDO PROFONDO E MORBIDO, FATTO DI FILI VERDI, IMPERMEABILE AL VENTO E ALLE INTEMPERIE

che si trasforma, mese dopo mese, nella consapevolezza dell’impegno concreto che comporta l’occuparsi di altro essere vivente.

L’attesa si conclude una mattina di dicembre, quando l’erba e la speranza sembrano essere completamente sepolte sotto la neve. Il risveglio del protagonista e di tutti i lettori che hanno vissuto la sua attesa è affidato alle coccole umidicce di un nuovo membro della famiglia: un cagnolino bianco con una macchia nera al centro della schiena. Ed è subito amore:

HO CAPITO CHE GLI INVERNI A VENIRE NON SAREBBERO MAI PIU’ STATI COSI’ FREDDI

Sul fronte delle immagini, emerge con forza tutta la voce e l’esperienza dell’autrice: i suoi studi di arte orientale (nei ricchi ricami delle stoffe dei vestiti del protagonista, o il manto del ghepardo e del serpente che il ragazzo immagina di avere come amici) le sue esperienze di attrice teatrale (la presenza della maschera di pulcinella che esplicita meglio il “fratello pulcinella” evocato dalla fantasia del bambino e rappresentato nelle sembianze di uccello di mare che vive nelle coste dell’oceano Atlantico settentrionale) i suoi lavori nel campo delle arti visive contemporanee e del design (l’omaggio alla poltrona BallChair di Aero Aarnio).

 

L’autrice è stata davvero molto abile nel creare corrispondenze tra il testo scritto e le immagini con cui lo traduce che sono molto raffinate, quasi intellettuali, ricche di particolari in cui l’occhio può perdersi, ma non traboccanti, declinate in toni pastello e in un susseguirsi e stratificarsi di tecniche differenti tra cui l’acquerello, la china, il collage su carta, il ricamo su stoffa e tela.

vestitiTrovo molto appropriata la scelta di ambientare e collocare tutta la storia negli agi degli anni cinquanta o sessanta a partire dagli abiti dei genitori raffigurati solo all’inizio, a mezzo busto dal basso verso l’alto, per continuare nella rappresentazione degli oggetti della casa quale l’elegante servizio di porcellana per la colazione o il gioco della trottola, o la poltrona dentro cui si nasconde il bambino e infine il ragazzo stesso ritratto a giocare con le biglie e un bastoncino di canna su cui soffiarci dentro.

E sfogliando il libro, sulla base di queste premesse, non vi sembra che l’autrice abbia voluto recuperare un ricordo fissato nelle mente per restituircelo e condividerne l’ebbrezza trasmessa? L’atmosfera in cui ci si immerge è una sorta di dilatazione del tempo, che si affaccia in un mondo lontano e forse perduto; la copertina del libro ad esempio, in cui figurano un abbecedario, un cane a dondolo, un arco ed un piumino per spolverare con lo sfondo color fòrmica ha squarciato il mondo dei miei ricordi d’infanzia.

Illustrazioni emozionanti, che sanno dare calore come il tenersi per mano dei genitori, o il copricapo a forma di lucciola indossato dal bambino intento a leggere una storia sul tappeto probabilmente a bordo del suo letto fino all’ultima scena del cucciolo pronto a dare una leccata alla guancia del suo nuovo padrone. Non solo, L’ATTESA è ricca di immagini che ci fanno pronunciare una vera esclamazione di stupore come quella del bambino, di cui si vedono solo le gambe, nascosto dentro una conchiglia; del ghepardo comodamente adagiato sulla coperta del suo letto e il cui manto si confonde e diventa un tutt’uno con la coperta stessa; della variopinta e delicata collezione di farfalle che si posa sulla testa del ragazzo, o del serpente che lo avvolge come un turbante e le cui grandi squame richiamano la pelliccia del ghepardo. E poi animali fantastici come lo scoiattolo ricoperto di erba, lo stambecco dalle gambe bambine, i pulcini con le corna da cerbiatti.

E ancora ritratti dai lineamenti dolcissimi e rosei del bambino con quello sguardo sognante e ingenuo di cui non si può non innamorarsi, il bellissimo pulcinella di mare intento a spiccare il volo, la tenerissima covata di pulcini che tanto ha colpito mia figlia. Non mancano, infine, in ogni pagina, quei fili d’erba cocciuti e silenziosi che, spaziando dal verde chiaro al nero, sono il filo d’Arianna che ci conducono verso il lieto fine di questa preziosa storia.

Volete vivere anche voi L’attesa di questo bambino?
Potete comprare il libro qui

Illustrato da Daniela Iride Murgia, abbiamo consigliato anche:

A Ritrovar le Storie