Quando la Natura si prende la sua rivincita

“Il mondo stava diventando secco e arido e sempre più difficile da abitare. Finché un giorno, senza alcun preavviso, nella terra si aprì una profonda spaccatura e la famiglia Dolciprati ci si ritrovò sul fondo”.

Inizia così L’erbaccia, l’ultimo albo di Quentin Blake, pubblicato in Italia da Camelozampa, con la traduzione di Sara Saorin, co-fondatrice di questa prolifica casa editrice che ci sta regalando delle chicche meravigliose.

L’erbaccia

Quentin Blake, Camelozampa, 2021. Traduzione di Sara Saorin. Età di lettura: dai 4 anni

L'erbaccia

La prima impressione che ho ricavato dall’incipit di questa storia, la prima sensazione, devo ammetterlo, è stata una punta di tristezza, mista a un senso di déjà vu. Il mondo è secco, maltrattato dall’uomo, oserei dire forse anche un pochino stanco di vedersi usato e mancato di rispetto. Sono cose che noi adulti sappiamo già, ma che spesso preferiamo ignorare, per pigrizia o noncuranza.

Il mondo che abitiamo, che ci ospita e ci accoglie, ci manda però dei segnali, anche se a volte noi non siamo pronti o abbastanza attenti per coglierli.

Così, che ce ne accorgiamo o meno, la natura segue il suo corso e ci mette davanti alle conseguenze delle nostre azioni e della maniera in cui la trattiamo.

Questo è quanto accade alla famiglia Dolciprati. Il cognome parla da solo e ci fa intuire che non siano i protagonisti di questa storia a non rispettare la natura, ma che anzi, vivano in armonia con essa. I nomi parlanti sono un dettaglio importante, a cui ci aveva abituati anche Roald Dahl (con cui Blake ha collaborato, curando le illustrazioni di moltissimi suoi libri). Ci permettono di cogliere lati del carattere dei personaggi, caratteristiche e peculiarità, sottolineano vizi o mettono in luce particolari pregi e difetti.

Assieme alla famiglia Dolciprati, scivola nella buca anche il loro merlo indiano, Octavia.

L’uccello è chiuso nella sua gabbia e il primo istinto dei quattro è di liberarlo, perché possa magari volare a chiamare qualcuno o comunque per dare almeno ad Octavia la possibilità di andarsene.

Il merlo in effetti fa ritorno, ma l’aiuto che porta con sé è ben diverso da quello che probabilmente immaginavano i componenti della famiglia Dolciprati. Octavia infatti non va a chiamare altre persone, bensì ricorre a una soluzione diversa: porta un seme, all’apparenza insignificante, che sarà la chiave di tutto e il mezzo con cui la famiglia Dolciprati potrà letteralmente uscire da quella spiacevole situazione.

Di fronte ai dubbi e alle perplessità della signora Dolciprati, Octavia contrappone la sua totale fiducia nelle risorse della natura. Pianta quel seme, da cui nasce un’erbaccia che cresce e cresce e cresce ancora, forte, solida, selvaggia.

la famiglia Dolciprati insieme a Octavia

Trovo emblematico che a salvare la famiglia non sia una pianta per così dire “nobile” o particolarmente pregiata, ma un arbusto qualunque, privo di peculiarità specifiche, né bello, né profumato, né attraente. Eppure quell’erbaccia è fornita di tutto ciò che le serve per sopravvivere e per essere di aiuto alla famiglia Dolciprati. Sfodera risorse provvidenziali, proprio nei momenti in cui tutto sembra perduto. Nutre la famiglia, la protegge, se ne prende cura, sorregge chi rischia di cadere. Allo stesso tempo quell’erbaccia, proprio come accade in natura, si dimostra capace di adattarsi a ogni situazione. Ha foglie tutte diverse e frutti deliziosi, è robusta e flessibile, riesce laddove l’uomo è inerme, esce dalla voragine e si riversa tutta intorno nell’ambiente che la circonda avvolgendolo e rivestendolo di nuova vitalità.

Quell’erbaccia rappresenta la natura con la N maiuscola, che si riprende i suoi spazi e finalmente si stende rigogliosa e lussureggiante là dove prima c’era un mondo secco e arido.

Questo albo parla ai bambini (e non solo a loro) di temi tutt’altro che banali, come l’ecologia, il rispetto dell’ambiente e di tutte le specie viventi, l’importanza di condurre una vita in equilibrio con la natura in cui nessuna delle due parti prevalga sull’altra.

Leggendolo, sono due i paralleli che subito si affacciano nella mia memoria. Il più scontato è quello con la storia di Giacomino e il fagiolo magico. Vedendo la famiglia Dolciprati aggrappata a questa pianta nata da un semplice seme, che cresce a più non posso senza che nulla la possa fermare, come non pensare alla storia del ragazzino povero e di quel piccolo fagiolo, all’apparenza inutile, ma in realtà prodigioso?

Il secondo parallelo è con un altro albo di Quentin Blake, La nave d’erba, dove la natura, rigogliosa e potente, la fa da padrona di fronte agli occhi incantati e stupefatti dei due protagonisti, che grazie a lei viaggiano con l’immaginazione, trasformandola nel teatro di mille giochi e avventure.

Il finale di questa storia resta volutamente un po’ vago. Octavia, solitamente una gran chiacchierona, stranamente tace, come se davanti alla forza della natura non ci fosse nient’altro da aggiungere.

Perché questa cosa è successa proprio alla famiglia Dolciprati, se, come abbiamo detto, i suoi componenti non sembrano essere i responsabili della sofferenza del mondo? Me lo sono chiesta e la risposta che mi sono data è che la natura parla a chi è disposto ad ascoltarla, a chi è in sintonia con lei, a chi porge l’orecchio per cogliere i suoi segnali, nella speranza che quel messaggio di rispetto possa arrivare ovunque e diffondersi proprio come un’erbaccia coraggiosa, libera, che contro ogni previsione vince su tutto.

RISPARMI 0,80 €
L'erbaccia. Ediz. a colori
  • Blake, Quentin (Author)
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