L’assurda bellezza della folle gara immaginata da Daniil Charms

Una volta il leone, l’elefante, la giraffa, il cervo, lo struzzo, l’alce, il cavallo selvatico e il cane si misero a discutere su chi fra loro corresse più veloce di tutti. […] «Ehi, voi, sciocchi animali! Invano discutete! Fareste meglio ad organizzare una gara. Chi per primo completerà un giro intorno al lago, sarà il più veloce di tutti».

Il leone, in testa ai contendenti, dopo pochi balzi è già stanco e dà forfait, preferendo sdraiarsi al fresco delle palme. Gli altri proseguono come possono, ingegnandosi per battere gli avversari, se non in velocità, almeno in astuzia.

La corsa degli animali

Daniil Charms, illustrazioni di Jean Mallard, trad. Laura Piccolo, Camelozampa, 2021 – Età di lettura consigliata: dai 3 anni

copertina di La corsa degli animali

L’incipit de La corsa degli animali può sembrare quello di una favola di matrice esopica, ma l’illusione dura assai poco; siamo agli antipodi di qualunque velleità moraleggiante o auspicio pedagogico, lontanissimi dalla logica narrativa tradizionale. In questa folle gara, tra sciocchi disorientamenti, fardelli che rallentano la corsa, risate incontrollabili e intralci fastidiosi, qualcuno in effetti la spunta; ma chi tagli il traguardo diventa in fine un dettaglio che non interessa più a nessuno, neanche al lettore. La bizzarria del racconto è travolgente; tutti corrono senza più senso né intento e chi legge segue il flusso, che non ha capo né coda, di una corsa diventata cosmica.

Tutto ciò non stupisce affatto, sapendo che il testo porta la firma di Daniil Charms.

A me interessano solo le scemenze

A me interessano solo le ‘scemenze’; solo quello che non ha nessun senso pratico. Mi interessa la vita solo nelle sue manifestazioni assurde (Disastri, Daniil Charms, traduzione di Paolo Nori, Marcos y Marcos, 2011).

Così scriveva di sé Daniil Charms, uno dei tanti pseudonimi, il più amato e usato dallo stesso, di Daniil Ivanovič Juvačëv, scrittore, poeta, drammaturgo sovietico della prima metà del Novecento (San Pietroburgo 1905 – Leningrado 1942). L’interesse per le manifestazioni assurde della vita caratterizzò tutta la sua opera, ricchissima ma per lo più misconosciuta: in tutta la sua vita, delle opere che gli avrebbero dato notorietà, le sue prose per adulti, non ha pubblicato neanche una riga (dalla postfazione di Paolo Nori a Disastri, op. cit.).

Solamente una dozzina di anni dopo la sua precoce scomparsa, venne riabilitato in patria ed oggi la sua opera è considerata la prima pesante pietra di una consapevole letteratura dell’assurdo, ben prima che in Occidente arrivassero Camus, Ionesco e Beckett (dalla postfazione di Paolo Nori a Disastri, op. cit.).

Un autore adorato dai bambini

Ci fu però un pubblico a lui contemporaneo che accolse con entusiasmo il suo lavoro: i bambini. Per loro e solo per loro pubblicò moltissimo. I bambini lo adoravano, racconta la seconda moglie, ed erano sinceramente coinvolti dai suoi versi e racconti così fuori dall’ordinario, carichi di nonsense e comicità, e per questo invisi ad una certa critica che li riteneva incomprensibili, insensati, orribili, finanche dannosi (dalla postfazione di Paolo Nori a Disastri, op. cit.); saranno proprio i suoi scritti per l’infanzia a permettergli, per un periodo, la sussistenza; un ironico paradosso dato che Charms ebbe più volte a dichiarare, senza mezzi termini, di non tollerare affatto i bambini.

In Italia Charms ha cominciato ad essere tradotto, timidamente, solo nel 2003 (Disastri, in edizione Einaudi); a portarlo sugli scaffali delle librerie per bambini è stata la casa editrice Zampanera (Di come Nicolino Punk volò in Brasile e Pierino Spazzoletta non ci ha creduto neanche un po’, 2009; 7 gatti, 2011). Camelozampa, erede di Zampanera, torna ora ad attingere alla produzione di Charms con La corsa degli animali, facendoci riscoprire questo autore, ancora troppo poco noto, e allo stesso tempo regalandoci l’opera prima di un giovane e talentuoso illustratore, di cui senza dubbio sentiremo molto parlare.

Il libro è splendidamente illustrato da Jean Mallard

È a Jean Mallard, artista parigino classe 1997, che dobbiamo le meravigliose tavole illustrate di questo albo.

Mallard ha fatto capolino nel mondo dell’illustrazione per l’infanzia con la Bologna Children’s Book Fair del 2018, quando fu selezionato per esporre alla Mostra degli Illustratori. In quell’occasione, vinse l’Ars in Fabula Grant Award, un premio che ogni anno consente ad un giovane talento, con meno di trent’anni e senza pubblicazioni all’attivo, di frequentare di diritto il Master della prestigiosa scuola di illustrazione Ars in Fabula di Macerata. Se scorriamo la lista degli allievi delle passate edizioni del Master, troviamo nomi ormai affermati come quelli di Anais Tonelli, Claudia Palmarucci, Cecilia Ferri. Adesso è il nome di Jean Mallard a emergere, e sul suo lavoro si sono già posati molti occhi ammirati, ancor di più dopo che è stato ingaggiato per realizzare la visual identity della Bologna Book Fair di quest’anno.

La corsa degli animali è il prodotto finale del lavoro di tesi di Jean presso la scuola di Macerata.

L’attività preparatoria è stata lunga e meticolosa; Mallard ha anzitutto cercato ispirazione, trovandola nella pittura russa e non di meno nel movimento dadaista e surrealista, in Mirò, Rousseau, Kandinsky. La fase preparatoria ha incluso anche una ricerca di tipo cromatico, ha infatti fabbricato personalmente alcuni dei pigmenti usati (il suo splendido blu, ad esempio), unendo miele e uovo al colore, cosicché la pittura risultasse più densa e vivida.

Le illustrazioni sono realizzate ad acquerello, tecnica preferenziale di Mallard, perfetta per i giochi di sovrapposizione e trasparenza caratteristici di queste grandi tavole, ciascuna delle quali ha richiesto all’artista molte settimane di lavoro; molteplici velature, accuratissime miniature dall’effetto brulicante, e soprattutto rigore e perfezionismo hanno reso lento ma risoluto il compito di Mallard. Egli ha saputo dare al testo assegnatogli un’interpretazione grafica coerente con l’incoerenza e la surrealtà della narrazione. Qualche licenza se l’è pur presa: gli animali, per dirne una, sono molto più numerosi di quelli chiamati in causa dallo scrittore; ci sono ornitorinchi, granchi, tartarughe, serpenti e tante altre creature uscite dall’immaginifico bestiario dell’artista. Ma nulla stona, nulla appare fuori posto. Al contrario, tutto partecipa all’effetto confusivo e spiazzante che il testo di Charms inscena, nonché alla sensazione che questo girare in tondo privo di scopo, reiterando gesti e pose senza requie, accomuni in fondo tutto e tutti.

Un albo da percorrere d’un fiato oppure, al contrario, con estrema pacatezza, gustandosi ogni dettaglio, apertura dopo apertura, nutrendo la fantasia con una buona dose di “assurda bellezza”.

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La corsa degli animali
  • Charms, Daniil I. (Author)
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