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La fotografia negli albi per bambini e ragazzi, conferenza a cura di Anna Castagnoli

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di Giulia Natale

Nell’elegante secentesca Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo ha sede l’unico museo pubblico italiano dedicato alla fotografia contemporanea, attivo dal 2004, unico per le collezioni raccolte (con oltre 2 milioni di opere fotografiche, stampe in bianco e nero e a colori, diapositive, negativi, video, installazioni) e unico anche per il lavoro di ricerca di cui è promotore.

E’ qui, al Mufoco, che venerdì scorso Anna Castagnoli ha tenuto la conferenza La fotografia nei libri per bambini e ragazzi, secondo di tre appuntamenti dedicati all’educazione visiva, alla lettura e all’uso delle immagini dalla prima infanzia all’età adulta.

A me sembra complicato restituire l’intensità delle tre ore dell’incontro, ho scelto quindi di riportare i passaggi più suggestivi o più deliziosi della relatrice, per lasciare a chi non ha potuto partecipare riflessioni personali su questa relativamente recente grammatica culturale, la fotografia, appunto.

Che cosa è la fotografia?

Se dovessimo rispondere alla regina delle domande: Cosa è la fotografia?, le risposte sarebbero sfaccettate; certo è che gli studi e le scoperte di ottica, che hanno portato all’invenzione dei primi apparecchi fotografici, hanno rivoluzionato la percezione visiva del mondo e dal 1860 hanno anche aperto una strada alternativa dell’editoria.

Se, infatti, prima dell’invenzione della camera oscura (precorritrice della macchina fotografica), il testo era affiancato da illustrazioni create da una mano che attingeva fra tecniche note e assortite, è evidente che l’invenzione ha portato a porre domande su cosa sia la realtà riflessa e riprodotta – la cui oggettività è stata inseguita per secoli da tanti rappresentanti delle arti visive – e ha esteso le combinazioni narrative.

Addentrarsi in riflessioni filosofiche sarebbe interessante ma veniamo ai progetti editoriali evidenziati da Anna Castagnoli per vedere come nello specifico abbiano dato spazio alla nuova arte, alle immagini frutto dell’occhio artificiale.

I primi libri di fotografia

Il primo passo editoriale fu fatto da William Henry Fox Talbot con The Pencil of Nature nel 1844 che integrò, nel primo libro a stampa, testo e immagini fotografiche, evidenziando come fotografare e catalogare significasse avere la prova del reale, aspetto importante anche al servizio della prova processuale, potendo costituire prova documentale. Il testo è anche un’ampia riflessione teorica sulla fotografia.

The Pencil of Nature

Nel 1917 esplose un caso piuttosto divertente, che ebbe eco mediatica nell’Inghilterra dell’epoca. Furono diffuse alcune fotografie conosciute come Le fate di Cottingley (fotografie di due ragazzine, all’aperto, in gioiosa compagnia di piccoli esseri alati dalle sembianze misteriose).

Le fate di Cottingley

Le foto circolarono, trovando in Conan Doyle un sostenitore appassionato; l’opinione pubblica si divise tra chi si schierava a sostegno dell’indiscussa esistenza delle creature fatate (in quanto fotografate), e chi riteneva le foto fasulle, abile messa in scena di due giovani fantasiose cugine.

Ciascuno vide in quelle foto, con buona pace del concetto di oggettività fotografica, quel che voleva vedere, una prova provata o uno scherzo-beffa. L’aspetto di lampante interesse è che, come spesso accade, ogni nuova tecnologia porta desiderio di sperimentazioni, voglia di osare per stupire, emozionare o per sostenere proprie tesi.

Ciò che l’editoria ha più spesso fatto è stato usare le fotografie per raccontare ai più piccoli cose e persone del mondo, a tratti in modo creativo, a tratti in modo didascalico, un po’ rigido, quasi si volesse tenere ingabbiata questa arte in confini immobili, per spiegare sì ma senza eccessi di fantasia… con alcune eccezioni.

Esempi di imagier creativi

The first picture book

Fra tanti possibili imagier The first picture book, Everyday things for babies del 1930 ha lasciato il segno per la resa fotografica e la pagina sinistra bianca, priva di testo, un libro che sembra non voler condizionare la conoscenza, raccontando in modo puro e asciutto il quotidiano. Questo tipo di pubblicazioni usano le fotografie come rappresentazione della realtà con lo scopo di dare ai bambini un’immagine-archetipo, la più prossima all’astrazione, ma raffigurata.

Eppure sappiamo che, in fotografia, conferire al soggetto una determinata inquadratura, luce, contesto, colore, inserire o escludere elementi e dettagli che ne arricchiscono la percezione, significa adottare uno stile, significa raccontare quell’oggetto, o quella storia, in modo ben preciso, frutto di un’idea narrativa.

Così fece, ad esempio, Alexandre Rodtchenko in Animaux à mimer, fotografando personaggi di carta con luce artificiale e con una doppia esposizione, per giocare con l’effetto delle ombre dando senso di movimento.

Animaux à mimer
Animaux à mimer – foto della slide scattata alla conferenza La fotografia nei libri per bambini e ragazzi tenuta da Anna Castagnoli

Quando nel 1947 Jacques Prévert e la fotografa Ylla decidono di realizzare Le Petit Lion, i libri fotografici per bambini sono ancora considerati oggetti curiosi, ma i due autori riescono a dare un’interpretazione originale del binomio fotografia-testo (foto realistiche e testi raccontano la storia senza morale di un leone nato in cattività che vuole scoprire la giungla raccontata da sua madre, quindi scappa, fa un bel giro poi annoiato torna di sua volontà allo zoo). I bambini sorridono, si appassionano, seguono la vicenda del piccolo fuggitivo.

Le petit Lion

Fotografia e realismo illustrato

Quanto è lontano questo libro dal modo di raccontare della fotografa Sarah Moon? Il suo Le Petit Chaperon Rouge, pubblicato da Grasset nel 1983, apre le pagine all’arte contemporanea in modo duro, introspettivo, superando l’incomunicabilità apparente fra quei linguaggi che così poco siamo abituati a vedere associati. Così è anche per il realismo illustrato fiabesco di Cappuccetto Rosso. Una fiaba moderna di Roberto Innocenti (ed. La Margherita) o L’autobus di Rosa di Maurizio Quarello (ed. Orecchio Acerbo).

le petit chaperon rouge

Cappuccetto Rosso. Una fiaba moderna
pagina interna di “Cappuccetto Rosso. Una fiaba moderna”, Charles Perrault, Roberto Innocenti, La Margherita

Rappresentare il mondo dei bambini attraverso la fotografia

Il ragionamento di Anna Castagnoli ci ha portati a constatare che la fotografia nei libri per bambini in un secolo e mezzo ha rappresentato molto mondo, reale o immaginario. Ha raccontato oggetti, infanzie, persone di tanti paesi, relazioni, storie, fiabe, sesso, facce, sentimenti, natura, cibi, culture.

Si è adattata a necessità espressive, a mode e periodi storici, come dimostrano alcuni emblematici esempi riportati durante l’incontro: Zeig Mal! del 1974 (quando ai bambini si voleva spiegare tutto, come siamo fatti e come funzioniamo, anatomicamente), la collana Tantibambini a cura di Munari, le composizioni tra disegno e foto di Sonno piccino sonno gigante di Giulia Sagramola (ed. Topipittori), o ancora A World Of Your Own di Laura Carlin (ed. Phaidon).

sonno gigante sonno piccino
pagine interne di Sonno gigante sonno piccino (ed. Topipittori)
a world of your own Laura carlin
interni di A World Of Your Own di Laura Carlin (ed. Phaidon)

Qui si chiude la sintesi. Il mondo delle storie è lì che aspetta, e mi sembra che ci sia ancora tanto spazio per far parlare le foto mescolate ai disegni, alla grafica, ai materiali, e alla narrazione… Non è forse stato recentemente pubblicato da Topipittori Questa notte ha nevicato, un nuovo poetico percorso fra la neve, le fotografie e l’incantevole stile di Ninamasina? E non è forse fresco di stampa Il viaggio di Piedino di Elisa Mazzoli e Marianna Balducci per Bacchilega Junior?

copertina de Il viaggio di Piedino

Gli anni a venire saranno diversi, immensi cambiamenti. Questo è il tempo in cui la maggioranza dei bambini (lo sappiamo già, non dei ragazzi, proprio dei bambini) possiede un telefono, cioè di fatto, una macchina fotografica.
Potrebbe accadere che, affiancata agli albi illustrati che rappresentano l’infanzia e il mondo dei ragazzi, compaia una produzione raccontata dall’infanzia stessa, che siano loro a dare la rappresentazione della loro generazione. Il mio augurio è che qualcuno fra loro sappia raccontare bene e trovi una via interessante.
Staremo a vedere!