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La porta | Un silent book d’autore per aprirsi all’Altro

Door, porta. Questo il titolo della più recente fatica dell’illustratrice coreana Ji Hyeon Lee, già nota per La piscina, il suo promettente albo d’esordio. L’autrice anche in questo lavoro fa a meno del testo e affida alla potenza delle sole illustrazioni il compito di raccontare.

La porta

Ji Hyeon Lee, Orecchio Acerbo editore, 2018

La narrazione comincia sin dal risguardo a inizio libro; qui facciamo il nostro incontro con uno strano insetto rosso e blu dal naso elefantino che vola nelle vicinanze di un lucchetto posto a sigillo di una porta ricoperta di ragnatele; evidentemente è da molto tempo che nessuno la apre.

La porta, dettaglio

Nella pagina seguente l’insetto si posa in uno spazio bianco privo di punti di riferimento, in prossimità di una chiave. Continuando a sfogliare arriviamo al titolo e all’avvio ufficiale della storia proprio mentre una mano cala da un alto precluso alla nostra vista e si protende verso la chiave.

Ci viene presentato così, a partire dalla sua mano protesa, il secondo personaggio: è un bambino, calzoncini corti, guance paffute; incuriosito segue l’insetto, unico essere colorato in una realtà che si caratterizza solo per sfumature di grigio.

La porta, pagina interna

Questa realtà è abitata da adulti dall’aria poco simpatica: hanno sguardi circospetti, ostili, si guardano le spalle e in tralice guardano chi passa loro a fianco. Molto diverso è invece lo sguardo del ragazzino. Forse questo sguardo differente è ciò che permette a lui solo di trovare la chiave e di notare l’insetto. Seguendolo, arriva là dove anche noi lo stiamo aspettando: ecco la porta. Ci siamo!

il bambino apre la porta

Ma mi fermo qui! Vale la pena di andare a scoprire personalmente ciò che si trova dietro quella porta dimenticata. Basti sapere che si accede ad un altrove fertile eppure incomprensibile sotto molti aspetti. Il linguaggio, per esempio: pur essendo un silent book non è proprio vero che in questo libro non ci siano parole scritte, ma i testi presenti appartengono a molteplici lingue del tutto inintellegibili. Ma siamo certi che non ci sia qualche forma di reciproca comprensione?

Varcata la porta siamo noi stessi quel bambino in pantaloncini, con lui veniamo colti da sgomento e al contempo da attrazione per i colori, la natura, le bizzarrie che incontriamo. Questo mondo, ancorché estraneo, è da subito in ascolto, si accorge di noi, si accorge persino del brontolio del nostro stomaco e non ne resta indifferente. Siamo così lontani dall’ostilità da cui arriviamo!

Procedendo nell’esplorazione abbandoniamo via via il vuoto che imperava all’inizio. Si fa largo una crescente vitalità animata dalla relazione schietta con l’Altro che ci ospita, ci nutre, ci coinvolge fino a farci sentire perfettamente integrati.

La porta, illustrazioni

Chi sa come entrare qui, chi ha trovato una porta, subisce una trasformazione e lo stesso suo mondo di provenienza si contamina virtuosamente se il passaggio resta aperto.

Anche il bambino al termine della sua visita non è più quello di prima, è più complesso, più felice… più vivo! Lo si capisce anche dal nuovo sguardo che ha e da come guarda ora la chiave. Se ne va lasciando la porta aperta; forse per sé, per concedersi un ritorno futuro o forse perché il suo compito era quello sin dall’inizio: riaprire quel passaggio.

La porta

Nel risguardo finale un effetto sorpresa ci fa immaginare un nuovo inizio…

In Italia Door è uscito col titolo La porta, che mi sembra perdere qualcosa dell’originale. L’articolo marca una determinatezza che nel semplice Door non c’è; questa porta ci interessa infatti non in se stessa ma in quanto emblema universale di apertura tra un qui ed un altrove, un mio e un tuo. Tutti siamo invitati ad aprire porte e a muoverci senza paura al di qua e al di là di esse.

Per far questo sarà necessario tornare indietro e coltivare ciò che è premessa stessa di questa storia: quello sguardo infantile e privo di cattiveria che solo può posarsi sulla chiave.

L’albo è consigliato a partire dai 4 anni, sebbene abbia una ricchezza e complessità tali da renderlo una lettura che ha tanto da dire anche agli adulti.

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