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La vicenda di Giorgio Perlasca raccontata come una fiaba

Forse per gli eroi vale quello che si dice dei matti, che non sanno di esserlo. Giorgio Perlasca si è finto un console spagnolo e ha salvato così più di cinquemila ebrei ungheresi perseguitati dai nazisti negli anni ’44-’45 a Budapest; eppure credeva di aver fatto il dovuto, quel che avrebbe fatto chiunque nei suoi panni.

La storia di Giorgio Perlasca è piuttosto nota, esistono libri e film che parlano di lui (per esempio “Perlasca, un eroe italiano”, andato in onda in occasione della Giornata della Memoria) e anche una Fondazione a suo nome con lo scopo di ricordarne la figura e l’opera.

La novità è che adesso c’è anche un albo illustrato: Il cavaliere delle stelle, edito da Lapis Edizioni nel 2021, coi testi di Luca Cognolato e Silvia Del Francia, e le illustrazioni di Fabio Sardo, consigliato dai 4 anni.

Il cavaliere delle stelle

La novità nella novità è che i tre hanno lavorato insieme fin dalle fasi iniziali del progetto (generalmente l’illustratore lavora invece sul testo definitivo), facendo dialogare in itinere testo e immagini in un continuo e vicendevole arricchimento.

La figura di Giorgio Perlasca è molto cara ai due autori, su di lui hanno già scritto a quattro mani altri testi (editi da Einaudi ragazzi e Feltrinelli). In questo caso hanno lavorato per sottrazione, cercando il cuore della storia, ma anche uno sguardo al futuro; il cuore della storia, hanno trovato che somigliasse molto a una fiaba.

Il cavaliere delle stelle è infatti la vicenda di Giorgio Perlasca raccontata come una fiaba

Giorgio era un bambino affascinato dai libri di avventura e il suo sogno era incontrare un valoroso cavaliere. Un cavaliere come lo intendeva lui, però, non lo trova nemmeno in guerra, tra carri armati e soldati e medaglie d’oro. Quando poi per lavoro parte per una città lontana, lasciando purtroppo Nerina, con la quale aveva scoperto l’amore, qui in questa città lontana, è lui stesso a diventare un cavaliere.

Il cavaliere delle stelle

Vede persone costrette a portare una stella gialla sul petto e uomini in divisa che gli danno la caccia, così decide di aiutarli: diventa ambasciatore del Re di Spagna, indossa un’armatura di carta, si costruisce una spada forgiata nel coraggio, e ogni giorno porta qualcuno con la stella gialla al sicuro in una torre, nascondendoli fino alla fine della guerra, quando saranno di nuovo liberi di uscire.

Per tanti anni Giorgio Perlasca ha tenuto per sé questi avvenimenti, non li ha raccontati a nessuno, nemmeno a Nerina. Però le persone che ha salvato non si sono dimenticate di lui e hanno iniziato a cercarlo.

Il cavaliere delle stelle

Sono in due, una coppia, i primi a raggiungere il suo appartamento per ringraziarlo. Questo corrisponde alla testimonianza del figlio di Giorgio, Franco Perlasca, allora trentaquattrenne (era la fine degli anni ’80) e ignaro di tutta la vicenda. La coppia era molto emozionata e piangeva di gioia salendo le scale; mentre lui non capiva, perché ancora non sapeva (il commovente racconto del figlio, insieme alla presentazione dell’albo e alle curiosità sulla collaborazione tra autori e illustratore, la potete ascoltare qui sul canale youtube della Fondazione).

L’ultima tavola dell’albo è molto significativa: c’è Giorgio Perlasca in primo piano, con armatura e spada di carta, è sorridente, come perso nei suoi ricordi e ancora fedele a un’antica promessa, e dietro di lui si allarga un fiume di persone con la stella gialla, che sono le persone che ha salvato, adulti e bambini, e che forse si mischiano ai figli e ai nipoti dei salvati, nel fiume della memoria collettiva da tramandare.

la tavola finale de Il cavaliere delle stelle

La frase finale, in questa tavola, è la luce di tutta la storia, il messaggio di speranza da portare dentro di noi e nel futuro: “Perché l’amore è la più bella di tutte le avventure.”

Si trovano questioni importanti, in queste pagine, domande universali. Ci si può chiedere il perché di molte cose, e spesso il senso sta proprio nel continuare a chiederselo, continuare a ricordare, a riflettere.

Ma continuo a interrogarmi anche su un dettaglio dell’albo: i risguardi. Ci sono tante lance in obliquo, ordinate, le punte che a due a due si incontrano. Queste lance sono le armi usate dai cattivi, le si vede anche in copertina: uomini in divisa nera con queste lunghe lance, e dietro Giorgio cavaliere di carta davanti alla torre affollata di persone con la stella. Ecco, le punte di queste lance sono a forma di cuore.

E allora mi viene da pensare che quella di Giorgio Perlasca è una storia di speranza, ma anche una lancia che mira al cuore, all’umanità e al senso di responsabilità di ognuno di noi, è un punto di domanda quasi fastidioso: cosa faresti al posto di Giorgio Perlasca?

Il cavaliere delle stelle
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