L’opra dei pupi

È un'esplosione di colori, L'opra dei pupi, un racconto tradizionale e poetico, macchie accese, vive, come la Sicilia. Ed è anche un'ottima opportunità per raccontare Palermo

Cinquantaquattro pagine avvincenti nelle quali si respirano tradizione, passione, avventura e amore per le cose ben fatte: L’opra dei pupi, albo illustrato edito a settembre 2020 da Ideestortepaper, scritto da Eliana Messineo e illustrato da Gabriele Genova.

L'Opra dei Pupi

L’incipit è una manciata di frasi introduttive e dense che partono da lontano ma che hanno la forza di catapultarti in un mondo nuovo seppure dal sapore antico (o forse eterno), frasi che sembrano quasi il manifesto di un progetto, «La sintesi di tutto e un patrimonio in eredità da tramandare».

L’opra dei pupi è un albo affascinante

Lo è già dal titolo, tradizionale e poetico, e dal sottotitolo, La battaglia infinita, che apre a molte letture.

Lo è, affascinante, in quanto oggetto contenitore: un cartonato grande con copertina doppia, una davanti e una dietro (perché le storie in effetti sono due, una in italiano e una in inglese), con colori abbronzati su sfondo bianco, classico, leggero.

Opra dei pupi

Lo è in quanto contenuto: vivace racconto fatto di testo e immagini; e a questo punto devo proprio dirvi che le storie non sono solo due (per via della doppia lingua) ma almeno tre o quattro.

La storia di Nino, per esempio, e della sua famiglia: pupari da generazioni. Puparo: una parola che sa di Sicilia, di artigianato, di popolare, di colorato: il puparo è il marionettista, colui che muove i suoi pupi, le marionette del teatro siciliano, narrando le vicende eroiche dei paladini di Francia; e dato che in alcune regioni il termine pupo viene usato anche per indicare un bambino, si potrebbe ipotizzare che i pupi del teatro siano un po’ una famiglia, la famiglia del puparo.

Nino, dicevo, è puparo in un piccolo teatro di quartiere, ma da un po’ di tempo non ha pubblico. Siede nel suo teatro tristemente, ad ascoltare il silenzio e i suoi pensieri. Sembra rassegnato, ma non lo è del tutto, anzi, è proprio nei suoi paladini che cerca la forza di affrontare la sfortuna, la crisi. Poi prende Angelica, la più bella tra i suoi pupi, e va in città in cerca di un segnale.

Opra dei pupi

Intanto i pupi? Ecco che le vicende di Nino si intrecciano alle gesta di un Orlando innamorato, pronto a seguire Angelica ovunque per salvarla. Le vicende di Orlando e Rinaldo al servizio di Carlo Magno sono un classico del teatro dei pupi e vengono qui rinarrate e rimaneggiate (anche, mi pare, simbolicamente, perché possiamo vivere con loro il dramma, la battaglia, la magia, l’ironia, e imparare a non arrenderci mai). All’arme! dunque.

Mentre di Nino e Angelica perdiamo le tracce, Orlando lascia il teatro e va in cerca della sua amata per le strade della città (tra donne moderne e uomini privi di spada con strambi cappellini, telefonini, gelati, cani…), e sfida mostri e saraceni e viene raggiunto dal cugino Rinaldo e poi da Astolfo in sella a un ippogrifo, per arrivare infine da Agricane, re di Tartaria e suo rivale.

Opra dei pupi

E la battaglia continuerà per le piazze di Palermo, dove Nino e Angelica li raggiungeranno, e il passato si unirà al presente e la vita del teatro si mescolerà a quella della città e di tutti noi.

È un’esplosione di colori, L’opra dei pupi (avete capito, fin qui, che è affascinante davvero?), macchie accese, vive, come la Sicilia. Ed è anche un’ottima opportunità per raccontare Palermo: la città siciliana non passa inosservata e non è solo lì sullo sfondo, tra le pagine, ma è un movimento, una tradizione che ci avvolge e ci incuriosisce (la sua storia, la geografia, l’architettura, la cucina etc.).

Dirò solo due luoghi nei quali i paladini ci portano durante le loro peripezie fuori dal teatro, ma ce ne sono altri ed è bello scoprirli. Uno è il mercato Caput Seralcadi, dove regnano colori e aromi mediorientali, nella nostra storia controllato da un orrido Ciclope che aggredisce il paladino Orlando. L’altro è la Cattedrale, con la sua cupola verdeazzurra, che riflette la storia della città nella commistione di diversi stili in un continuo restaurare e modificare, e proprio qui Orlando e Rinaldo si ristorano con un grande cannolo siciliano freschissimo (così pare, dall’illustrazione) e un ottimo pane con panelle.

È un’arte nobile e insieme popolare l’opera dei pupi, con una sua storia culturale e tecnicismi da imparare. Sellerio (la casa editrice, alla quale non possiamo non pensare in tema di Sicilia e cultura) ha pubblicato a tal proposito L’opera dei pupi di Antonio Pasqualino, una ricostruzione storica dell’opera con moltissime illustrazioni in bianco e nero e tavole a colori, e una galleria completa di tutti i protagonisti di legno dell’Orlando. A questo testo si sono rivolti anche Messineo e Genova per meglio creare la loro di opera, cioè L’opra dei pupi per Ideestortepaper.

Inoltre da Pasqualino prende il nome il Museo Internazionale delle marionette, nato nel 1975 e situato nel centro antico di Palermo; Pasqualino ne fu infatti il fondatore insieme all’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari.

Opra dei pupi

La battaglia infinita del sottotitolo diventa allora la battaglia messa in scena dai paladini e dai pupari, ma anche la battaglia di chi i paladini e i pupari li difende; e quella di tutti noi che difendiamo le nostre preziose pur piccole passioni e le nostre storie quotidiane, e non rinunciamo a sognare nemmeno in questi tempi strani e difficili in cui le battaglie (o le crisi) sono all’ordine del giorno.

Opra dei pupi