Madelief | Lanciare le bambole

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Era il 1975 quando la serie di Madelief uscì per la prima volta in Olanda, a opera di Guus Kujier, autore dal talento indiscusso, strapremiato in patria, e primo scrittore nederlandese a ricevere, nel 2012, l’Astrid Lindgren Memorial Award, il massimo riconoscimento mondiale della letteratura per ragazzi.

Il libro Madelief. Lanciare le bambole segnò il debutto di Guus Kujier nella letteratura rivolta ai ragazzi. E fu un esordio sfavillante, scoppiettante, fortunatissimo. I titoli dedicati a Madelief (cinque romanzi in totale) sono stati tradotti in molti paesi del mondo ed hanno ispirato film e una serie televisiva. In Italia approdano solamente oggi, con quarantadue anni di ritardo, per iniziativa della rampante casa editrice veneta Camelozampa.

Madelief. Lanciare le bambole

di Guus Kujier, illustrazioni di Marta Baroni, trad. di Valentina Freschi, Camelozampa, 2017
Età di lettura consigliata: dai 7 anni

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Periodi brevissimi, lessico asciugato, dialoghi accesi, tanta azione e poca, pochissima divagazione. I brevi capitoli che descrivono la quotidianità e le personalità di Madelief e degli amici Roos e Jan-Willem sono spiazzanti e fulminei. Non c’è nessuna presentazione dei personaggi o del contesto, nessuna introduzione che prepari il lettore a quello che succederà. Madelief entra a gamba tesa nella nostra vita con il suo caratterino spigliato e il suo fare sfrontato.

La ragazzina ha una lingua tagliente e una sfacciataggine non comuni e i suoi due migliori amici lo sanno bene. Lei vuole avere l’ultima parola, lei la sa lunga, lei prende l’iniziativa e non si vergogna di nulla. E, bisogna ammetterlo, lei è di una simpatia travolgente.

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Roos è molto più riflessiva e tranquilla; Jan-Willem è un tipo timido e serio. Eppure i tre, nonostante le differenze caratteriali (o sarebbe il caso di dire proprio per questo) si cercano di continuo e trascorrono interi pomeriggi insieme, a casa di uno o dell’altra, al parco, al cantiere, in giro. A fare cosa? A tramare scherzetti, a riflettere sul futuro, a guardare la tv, a fare i compiti, a porsi domande esistenziali, a osservare i pesci nell’acquario, a sognare montagne di caramelle, a giocare ai cowboy, a mamma e figlia, agli sposi, a prendersi in giro, a inventare storie esagerate, a lanciare bambole.

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Gli episodi raccontano fatti quotidiani, estemporanei, non collegati tra loro da una successione temporale. E possono essere letti a salti, con una modalità di lettura libera e disordinata. Oppure seguendo la numerazione delle pagine. Insomma come si preferisce.

« Facciamo che tu eri il bebè » dice Madelief, « e io ero il papà ».
« No » ribatte Jan-Willem « io voglio essere un coiboi ».
« Non si dice coiboi, si dice cauboi » spiega Madelief.« E’ inglese ».
« Va bene dice Jan-Willem. « Allora sono quello ».
« Invece bebè» continua Madelief « in inglese si scrive baby, ma si dice beebi ».

Le conversazioni e le dinamiche che si instaurano fra i tre amici sono il riflesso di un modo di essere bambine e bambini onesto, realistico, senza filtri. Non c’è finto perbenismo né buonismo, ci sono invece pensate irriverenti, frecciatine, attriti, battibecchi, risatine, confronti divertenti e molto spesso surreali, in cui ognuno dei tre prova a farsi grande, ostenta sicurezza, tenta di apparire più intelligente, più forte, più coraggioso, più saggio.

Esattamente come succede in qualsiasi rapporto tra pari in cui c’è una lunga conoscenza reciproca e una confidenza che cancella gli imbarazzi.

« Cavolo, mamma pesce è grossissima, sta per scoppiare ».
« Ma come vengono fuori? » chiede Madelief.
« Normale, come… come…» Jan-Willem si guarda attorno. « Come quando vai al bagno» dice poi.
Madelief lo guarda come se lei fosse la regina e Jan-Willem un lacchè.
« Non hai il coraggio di dirlo eh, cacasotto?» gli dice distinta.
Jan-Willem si guarda di nuovo attorno, per vedere se arriva sua madre. Ma no, la sente cantare in cucina.
« E di sicuro non hai neanche coraggio di pomiciare?» dice Madelief. Adesso è così vicina all’acquario che il suo naso tocca il vetro.
« Pomiciare?» chiede Jan-Willem.
« Sì. Così». Madelief gli afferra la faccia e lo bacia.
Jan-Willem diventa immediatamente rosso come un peperone. Ha gli occhiali tutti sbilenchi sul naso.
« Ah, quello » dice indifferente.

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I genitori rimangono sullo sfondo, discreti, occupati, comprensivi, in generale propensi a lasciare ampia libertà di espressione ai figli. Scendono in prima linea solo quando la situazione lo richiede: per rimproveri dovuti o per annunciare decisioni importanti… come quando la mamma di Madelief informa la figlia che presto dovranno traslocare. Ed è con questa triste novità che il libro si chiude, mostrando un furgone carico di mobili che parte, mani che fanno ciao e una promessa di scriversi.

Materiale perfetto per un seguito che è nell’aria e che lascia accesa la curiosità per quello che verrà nelle prossime “puntate” della serie.

RISPARMI 2,09 €
Madelief. Lanciare le bambole. Ediz. illustrata
  • Guus Kuijer
  • Editore: Camelozampa
  • Copertina flessibile: 192 pagine

 

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