Mamma cerca casa, un luogo in cui sentirsi felici e al sicuro nel mondo

Si avvicina il Natale e fra pochi giorni le nostre case saranno addobbate, piene di regali da consegnare, i frigoriferi pieni di buon cibo da condividere e nell’animo la consapevolezza di avere un po’ di tempo da dedicare a chi amiamo.

Il Natale per i nostri bambini rappresenta soprattutto l’attesa e il desiderio di ricevere doni, ma del suo vero spirito, l’empatia e il desiderio che in quel giorno tutti si sentano felici come noi, al sicuro e con i propri cari, quanto riusciamo a trasmettere loro?

Ho avuto la fortuna di ricevere un libro pubblicato dalle edizioni Paoline di Guia Risari, che si intitola “Mamma cerca casa” e, complice il tempo grigio e le giornate corte oppure l’arrivo del periodo natalizio (che in libreria inizia a ottobre!), mi sono sorpresa a commuovermi mentre lo sfogliavo, pensando a tutti coloro che una casa la sognano, ma per ora non possono permettersi di averla e che questo Natale non avranno la fortuna di trascorrerlo in un posto sicuro o con i propri cari…

Mamma cerca casa

Nella storia proposta dall’autrice e illustrata in modo tenerissimo da Massimiliano di Lauro, attraverso le parole di un bambino che descrive i sogni della sua mamma, entriamo a piccoli passi nella quotidianità di una famiglia migrante, che cerca con tanta difficoltà di trovare un posto nel mondo in cui sentirsi accettata e al sicuro e nel quale ricominciare una vita felice.

Il bambino racconta che la sua mamma descrive la loro casa ideale decisa a cercarla nel mondo e, mentre il padre tossisce e cerca di rimanere con i piedi per terra, lui e la mamma invece chiudono gli occhi e cominciano a progettarla. La casa dovrà essere piccola “perché nel piccolo si concentra e si conserva solo il meglio”, dovrà essere fresca d’estate e calda in inverno, con grossi muri pieni e dipinti di bianco come una volta. Dovranno esserci un giardinetto, per poter ospitare un gatto, il mare di fronte e la montagna alle spalle. Dovrà essere vicina al centro, in una zona con cinema e sale da ballo, ma soprattutto con vicini calorosi.

mamma cerca casa

La figura del papà è molto tenera, perché è chiaro che da lui dipende il sostentamento della famiglia e, se la moglie può permettersi di sognare, lui no ed è impigliato nella quotidianità reale, che gli fa temere i mezzi di trasporto tanto da tornare a casa tremante (un’allusione delicatissima al tema degli attentati nelle zone in guerra che potrebbe essere uno spunto per parlarne con i nostri bambini) e che gli fa desiderare solo calma e pace quando torna a casa esausto dopo una giornata di duro lavoro.

Il suo personaggio però subisce una lenta e costante trasformazione che procede in maniera direttamente proporzionale al delinearsi della casa nelle menti dei suoi famigliari. Man mano che si aggiungono particolari, si richiamano i ricordi, si fanno progetti, lui si lascia andare e ricomincia ad aprirsi alla possibilità, alla speranza e all’accettazione del fatto che ha diritto di aspettarsi il meglio per sé e per i suoi cari, come tutti.

mamma cerca casa

A me piacerebbe che la casa fosse in una piazza” annuncia la mamma e il papà, che finalmente si lascia coinvolgere dal progetto, approva e si esalta. E’ interessante questo passaggio perché in poche righe scopriamo tre diversi punti di vista sul concetto di piazza: per il papà è un punto di ritrovo, un delta di fiumi, per il bambino è semplicemente un albero e della terra per giocare a biglie, per la mamma è un posto di chiese in cui si sente la presenza di un Dio cosmopolita e poliglotta che vive in tanti posti e parla tante lingue, amando tutti allo stesso modo. Tre visioni che però sottintendono la voglia di comunità, il desiderio di stare con gli altri in pace e nel rispetto reciproco. Segue poi una bellissima immagine in cui sorgono vicine e attaccate le une alle altre chiese, moschee, sinagoghe e templi: il luogo ideale nel paese di Utopia.

mamma cerca casa

E’ proprio a questo paese che l’autrice dedica il libro: “ai migranti di ogni luogo e al paese di Utopia” e credo che non ci sia dedica migliore da fare con l’avvento del Natale.

Il paese di Utopia non deve esistere solo nei libri e nelle coscienze di chi spera che ci sia prima o poi un posto nel mondo per tutti senza rivendicazioni e senza guerre: è importante parlarne con i nostri bambini e gettare il seme dell’inclusione e del diritto di tutti ad avere un posto sicuro in cui essere felici. Non c’è momento migliore di questo per affrontare l’argomento, quindi regalate questo libro e cercate di far sì che il Natale abbia per tutti, grandi e piccoli, un valore non solo materiale, ma anche di riflessione.

Mamma cerca casa

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