“Mi piacciono gli incubi”: imparare a convivere con le paure

di Alessandra Bonizzoni

In questo albo la piccola protagonista racconta in prima persona le sue paure.

Ho sognato che una famiglia di mostri viveva nascosta sotto il mio letto. Delle bestiole metà pipistrello, metà drago.

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Un classico timore dei bambini, a cui se ne aggiungono altri, anagraficamente senza età:

la paura di perdersi, di restare chiusi in ascensore, di non innamorarsi mai, di uscire in mutande!

Di solito nei bambini le paure affiorano nella fase dell’addormentamento: è il momento di lasciarsi andare e il buio, come il silenzio, sono complici nel creare una sensazione di abbandono.

E’ la mamma a rassicurare con una carezza e un sorriso:

Li sconfiggeremo insieme questi incubi cattivi, non ci pensare tesoro mio.

Si sa, le mamme non si risparmiano per i propri figli e naturalmente, in caso di paure, l’impegno è maggiore: le paure limitano, bloccano, impediscono di crescere sereni… Dunque, la bambina ci racconta gli effetti del tempestivo intervento materno: le sue notti cominciano ad essere popolate di graziosi animaletti gentili, miele sdolcinato, principi incantevoli e perfettini così come di delfini che cantano, letti a baldacchino, arcobaleni…

Mi piacciono gli incubi

E la storia della sera? Si sta attenti che sia assolutamente simpatica-che-fa-ridere.

Sciò, via lontano le brutture, dimentichiamo il lato oscuro della vita, quello colpevole di farci vivere nel timore.

Ogni mamma lo farebbe, onestamente mi garantirei anch’io un mondo edulcorato ed eviterei tachicardia e sudori freddi.

Sorpresa: in questa storia qualcosa è sfuggito.

La bambina ha detto di aver avuto degli incubi, non ha detto di averne paura. Ci ha preso contropiede, con quegli occhioni spalancati non le abbiamo neppure dato il tempo di spiegarsi.

Insomma, a lei gli incubi piacciono:

Io li amo [….], ho voglia di coccolarli, di dargli tanti baci, ecco.

Mi piacciono gli incubi

Se ne prenderebbe cura, li nutrirebbe, gli rimboccherebbe le coperte la sera e una bella sciarpa intorno al collo in caso di freddo.

Così, uscita la mamma dalla cameretta, la piccola elimina peluche stucchevoli e libri luccicanti e si addormenta tranquilla nella speranza tornino a farle compagnia lupi, rumori, mostri pelosi e una foresta buia.

Mi piacciono gli incubi

L’autrice, Séverine Vidal, da ex insegnante ha osservato con molta probabilità diversi bambini e con A me piacciono gli incubi ci ha regalato un affresco originale e sicuramente provocatorio, per pungolarci sulle nostre scelte educative.

Amélie Graux, diplomata all’Ècole nationale supérieure des arts decoratifs di Parigi, ha saputo accompagnare i testi con immagini colorate, vivaci e ha tratteggiato con perfetta ironia le espressioni della piccola protagonista.

Mi piacciono gli incubi

In un ambiente favorevole – con i genitori e i nonni, e in contesto rilassato, il bambino può fare esperienza della paura, ascoltare una fiaba o raccontare dei propri timori, senza che questi vengano sminuiti o subito soppiantati da pensieri più rasserenanti.

D’altra parte la vita è piena di pericoli reali o immaginati, inutile rendere i più piccoli temerari in assoluto; mantenendoli assolutamente ignoranti in materia non li aiuteremo certo ad affrontarli. Piuttosto affianchiamoli nel guardare alle paure, in modo si sentano sicuri e protetti per fronteggiare non uno, ma cento lupi!

Mi piacciono gli incubi

Settenove è una giovane casa editrice – fondata nel 2013 – nata con l’intento di combattere le discriminazioni di genere e sviluppare un immaginario libero da stereotipi. Un albo come questo, provocatorio e realista, s’inserisce perfettamente nella linea editoriale.

E poi, siamo onesti, chi ci garantisce un principe non si trasformi, alla lunga, in un incubo?

Mi piacciono gli incubi

Séverine Vidal, Amélie Graux. trad.  Monica Martinelli, Settenove edizioni, 2016.
Puoi acquistarlo qui

Mi piacciono gli incubi_Cover

 

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