Il Miracolo che si ispira al grande film di Vittorio De Sica

Un albo illustrato liberamente tratto dal film “Miracolo a Milano”, del grande Vittorio De Sica. La contrapposizione tra Totò e il ricco bambino che mangia il gelato e gli fa le linguacce in segno di scherno, tra la baraccopoli e i palazzi dei ricchi, pone l’accento sulla contrapposizione tra i ricchi e i poveri. I poveri non possiedono nulla, ma possono volare!
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L’albo illustrato di cui ho il piacere di parlarvi oggi è intitolato “Miracolo”. I testi sono di Zita Dazzi, scrittrice e giornalista, nonché cronista per la Repubblica. Le illustrazioni sono della talentuosa Alice Barberini.

Come sempre cerco di raccogliere più informazioni possibili su autori ed illustratori dei libri che mi accingo a recensire. Nel caso di Alice sono andata a cercare il suo blog e sono rimasta letteralmente ipnotizzata dalle sue immagini, oniriche e surreali. 

La casa editrice che ha curato la pubblicazione di questo albo, avvenuta a dicembre del 2019, è la Edizioni Primavera, una casa editrice giovane, fondata nel 2016 a Cervinara (AV). Edizioni Primavera è nata dalla determinazione di Claudia Cioffi e Alessandro Carofano ed è specializzata in albi e libri per bambini e ragazzi. 

Miracolo di Zita Dazzi

Dopo questa breve presentazione vorrei soffermarmi su Miracolo, liberamente tratto dal film “Miracolo a Milano”, del grande Vittorio De Sica. “Miracolo a Milano”, del 1951, nasce dalla collaborazione di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, celebri maestri del neorealismo. Il soggetto del film è tratto dal romanzo di Zavattini “Totò il buono”.

In realtà “Miracolo a Milano”, film che vede come protagonista il piccolo Totò, rimasto orfano e trovato dall’anziana Lolotta abbandonato tra i cavoli del suo orto, non è riconducibile in maniera netta al genere neoralista, in quanto ha più l’aspetto di una fiaba trasposta in pellicola cinematografica. Innegabile l’influsso delle produzioni cinematografiche di Rossellini e Fellini. 

Nell’albo illustrato Miracolo Zita Dazzi narra la storia di Totò, accudito amorevolmente da Lolotta, che vive in una casetta di legno e cartone, in una baraccopoli ai margini di una città moderna ed in rapida espansione, Milano. 

La bravura e il talento di Alice Barberini sono davvero degni di nota, basti osservare la resa degli edifici della città lombarda, la cura nella rappresentazione dei particolari architettonici dei bei palazzi milanesi, delle guglie del Duomo. 

palazzi milanesi

Totò non possiede nulla, Totò ha grandi occhi azzurri ed è in grado di badare a se stesso, Totò vive in una comunità di emarginati, dimenticati, in una comunità di uomini e donne invisibili. Totò è un bambino dotato di una fervida fantasia, ama raccontare le storie, sa cantare e sa sorridere alla vita, nonostante questa non gli abbia dato molto, anzi, gli abbia tolto più che dato.

Un giorno Totò è davanti al supermercato con Lolotta, stanno chiedendo l’elemosina per poter comprare del pane, Lolotta si addormenta e Totò scappa, segue un bambino intento a leccare un gelato, ne vorrebbe tanto uno. Giunto all’interno del supermercato, Totò si ferma davanti ai contenitori delle caramelle e ne prende una, ma viene portato via di peso da un vigilante. Tutti gli abitanti della baraccopoli in cui abita Totò si mostrano solidali con il piccolo e con Lolotta, finché anche i poliziotti allargano le braccia e si tolgono i caschi.

interni di Miracolo

I poveri non possiedono nulla, ma possono volare!

Al termine della storia, quando si è vicini allo scontro tra gli abitanti della baraccopoli e i poliziotti, Alice sceglie di raffigurare la baraccopoli sospesa all’interno di una grande bolla, simile a una splendida luna piena. La Bolla che fluttua nell’aria, sopra i bei palazzi signorili, richiama in maniera evidente il clima fiabesco e surreale del film di De Sica, la cui conclusione vede come protagonisti i barboni a cavallo delle scope volanti, rubate ai netturbini di Piazza Duomo. 

la baraccopoli sospesa in volo

La contrapposizione tra Totò e il ricco bambino che mangia il gelato e gli fa le linguacce in segno di scherno, tra la baraccopoli e i palazzi dei ricchi, ripropone la forte impronta ideologica del film, ossia pone l’accento sulla contrapposizione tra i ricchi e i poveri. I poveri non possiedono nulla, ma possono volare!

Dove volano gli abitanti della Bolla? Dove sono diretti i barboni a cavallo delle scope? Vogliono tutti raggiungere un paese migliore, tanto agognato. 

Il film di De Sica e Zavattini ha ricevuto una serie di importanti riconoscimenti.

Nell’ultima pagina dell’albo è splendido l’omaggio di Alice al grande Vittorio De Sica, che, in una Piazza Duomo deserta, passeggia con in  braccio un cagnolino, mentre sulle guglie del Duomo, sulla Madonnina, splende una bella luna piena. 

Duomo

In questi giorni di riposo forzato, nonostante abbia continuato a lavorare, seppur con modalità diverse, ho avuto modo di riflettere su molte cose. Verso quale mondo sceglieremmo di volare noi se potessimo salire a cavallo di una scopa? Cosa sarebbe per noi, uomini e donne del 2020, un mondo “migliore”? 

Ho tanto amato il cinema neorealista, che ho avuto modo di approfondire in occasione del mio esame di Storia del Cinema all’università, mi sarebbe piaciuto, spiegando la storia del ‘900 ai miei ragazzi, parlare anche di cinema neorealista. 

La didattica a distanza, però, mi costringe a tagliare, riassumere, a fare molto meno di quanto avrei voluto fare. Qualcuno dirà, sempre meglio che niente, certo, non si poteva fare in altro modo, ma questa scuola “a distanza” è ben lontana dalla scuola vera.

Buona vita ai miei ragazzi e a tutti quelli che si sono trovati a vivere “senza scuola”!

interni di Miracolo

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