Qualcosa da dire | Basta con i pettegolezzi!

di Alessandra Bonizzoni

Restituiamo dignità alle parole.

E’ questo il senso che, fin dalla prima lettura, abbiamo dato a Qualcosa da dire di Cristina Bellemo, illustrato da Romina Marchionni (ZOOlibri, 2017). Scrivo al plurale perché spesso condivido novità editoriali con uno dei miei figli; in questo caso è stato Elia ad accaparrarsi questa nuova entrata nella nostra grande famiglia di libri: attratto dalla ricca copertina che ritrae una serie di musi di animali diversi, intenti chi ad ascoltare chi a parlare o sussurrare all’orecchio. Davvero pare tutti abbiano qualcosa da dire.

Qualcosa da dire cover

Anche all’interno dell’albo, l’illustratrice ha disegnato volpi, orsi, rinoceronti, lupi, donnole, lucertole, lepri, anatre, cinghiali, ghepardi… sullo sfondo di un’immaginaria foresta, come fosse una città qualsiasi.

Qualcosa da dire, pagine interne

In ogni pagina due personaggi prevalenti criticano e sparlano di un altro animale alle loro spalle, mentre intorno si muovono degli avventori casuali. Il risultato è una curiosa confusione che spinge il lettore a fermarsi ad osservare e a cercare di capire chi sia il soggetto della chiacchiera e quale sia il motivo.

L’orso disse “non chiedere favori alla famiglia Lucertole, sono così egoiste. Se ti danno qualcosa è perché vogliono qualcos’altro in cambio. Ieri la Salamandra ha chiesto un angolo di sole nel quadrato della Lucertola e quella ha risposto “Sì, ma solo..”. Poi è venuto uno spiffero e non ho sentito il resto, chissà cosa le avrà chiesto”.

Qualcosa da dire, esempi di interni

Si sfoglia l’albo ed ecco un Riccio con le braccia colme di libri e due Chiocciole ironiche:

“Che noia quel Riccio. Prima è un Riccio poi una palla con gli aculei.
Poi daccapo un Riccio e poi una palla con gli aculei. Mai nulla di nuovo: se fosse una palla senza aculei,
si potrebbe giocare almeno una bella partita di calcio”.

Anche il Pellicano ha da dire sullo Struzzo: si dice abbia la malattia della memoria, potrebbe[ …] dimenticare il tuo indirizzo e spedire l’invito a un altro al posto tuo.

Una confusione che stordisce, questo vuole dirci l’autore:

nella foresta si sentiva tutto un chiacchiericcio e mai un attimo di pace, neppure una briciola di silenzio.

Perfetta la sintonia tra testi e illustrazioni nel rendere il senso della storia, raccontata senza morale, né opinioni. Cristina Bellemo non spiega cosa sia giusto e cosa non lo sia, piuttosto suscita dubbi, lascia aperti interrogativi.

Mio figlio leggeva, si fermava, mi guardava perplesso, poi proseguiva. Da buon critico – come ogni bambino sa essere – ha chiosato quante parole sprecate qui.

E a metà della lettura arriva la tregua: due pagine di niente, solo piante, ossigeno, cielo, una nuvola e un’unica parola

Qualcosa da dire_bosco

Intanto la vita si svela, i fatti emergono e le chiacchiere si rivelano solo sciocche insinuazioni.

A ben guardare, e ascoltare, c’è un’altra verità.

In ultimo compare il Corvo, è di fretta, ha ricevuto un invito per un picnic dallo Struzzo. Veramente l’invito riportava il nome del Merlo, forse per errore. Corvo non ci pensa due volte, passa da Merlo e via alla festa perché più si è più ci si diverte e i picnic – si sa – sono uno spasso.

Bellissima la leggerezza finale, ci strappa un sorriso. Corvo non perde tempo, non s’infastidisce, non pontifica certo per un invito scambiato, ha un unico obiettivo, stare con gli amici e divertirsi.

Qualcosa da dire_confusione finale

Questo è un albo in primis da offrire agli adulti perché con l’esempio possano insegnare a usare con cautela le parole e a sospendere il giudizio. Il resto deborda, turba e ci dirotta lontano dalla verità oltre ad avere un nome preciso: pettegolezzo, ovvero un’occasione mancata per starsene zitti.

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Qualcosa da dire. Ediz. a colori
  • Bellemo, Cristina (Author)