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Quella peste di Sophie continua a divertire generazioni di lettori

La nonna che scrive di sé, ex bambina “cattiva”, alla nipote monella. “Quella peste di Sophie” è un moderno capolavoro d’altri tempi

di Alessandra Testa

Quella peste di Sophie

Contessa di Ségur, Illustrazioni di Sophie de la Villefromoit, traduzione di Maria Vidale, Donzelli, 2016
Età di lettura (condivisa): dai 6 anni Età di lettura autonoma: dagli 8 anni

copertina di Quella peste di Sophie


Alla mia nipotina Élisabeth Fresnau

Mia cara bambina, tu spesso mi dici: «Oh! nonna,
quanto ti voglio bene! Sei così buona!». Ma tua nonna non
è stata sempre buona. Sapessi quanti bambini sono stati
cattivi come lei, e come lei poi sono diventati bravi! Quelle
che stai per leggere sono storie vere, e hanno come protagonista
una bambina che la tua nonna, quando era piccola,
ha conosciuto molto bene. Questa bambina era irascibile
ed è diventata gentile; era ingorda ed è diventata frugale;
era bugiarda ed è diventata sincera; era una ladruncola ed
è diventata onesta. Insomma, era cattiva ed è diventata
buona. Tua nonna ha cercato di fare come lei. Anche voi,
miei cari bambini, dovete seguire il suo esempio. Cosa che
non vi sarà troppo difficile, dato che voi non avete tutti i
difetti che aveva Sophie.

Contessa di Ségur

L’autrice

Dite la verità, voi non la vorreste una nonna così?
Chi scrive, onestamente, può dire di averne avute addirittura due e, ancora più onestamente, le tocca ammettere – e lei certo si stupirà – che anche la propria madre, oggi amatissima nonna, è sulla buona, buonissima strada.

La Contessa di Ségur, nata a Pietroburgo nel 1799 e diventata scrittrice all’età di 57 anni quando già viveva in Francia, è l’autrice del bellissimo libro, appena rispolverato e uscito per la sapiente casa editrice Donzelli, Quella peste di Sophie.
Si tratta di un romanzo dal linguaggio forbito e decisamente d’antan ma così moderno nei contenuti da essere stato anche trasposto in un film, appena uscito in Italia.

La trama

La storia è ambientata nel secolo scorso, ma basta leggere le prime righe per capire che, per certi libri – si chiamano classici proprio per questo – il tempo è relativo.
Lo è per Il giardino segreto, per Piccole donne e pure per Pippi Calzelunghe che la piccola Sophie, seppur francesemente aristocratica, tanto ci ricorda.

Sophie, a differenza delle sue coetanee dello stesso lignaggio, è una vera monella. Ride ad alta voce, corre dappertutto, lascia tutto in giro, è un dichiarato pericolo per gli animali domestici e – saranno i suoi capelli biondi dritti come stecchi e tagliati a caschetto quasi come quelli di un maschio – ad ubbidire e rispettare le regole proprio non ce la fa.

Oggi come ieri, le sfide dell’infanzia si ripetono. Sempre uguali seppur in circostanze mutate. Con badanti e baby sitter al posto di governanti e servitù, e tablet e smartphone costantemente connessi al posto dei pomeriggi in giardino senza apprensive mamme al seguito.

il graffio

Ma cominciamo dal principio.
Prima di assaporare il primo capitolo, è doveroso citare un importante particolare contenuto nella prefazione.

… di Sophie in questo libro se ne incontra più di una, per l’esattezza tre:
la peste protagonista, la scrittrice che l’ha ideata e l’illustratrice (Sophie de La Villefromoit) che ne ha colorato il piccolo mondo raffigurato nel volume.

Ora si può partire.
I piccoli lettori non ce la faranno perché il numero delle pagine è da romanzo, ma voi, mamme, sarete tentate di divorare questo piccolo grande libro di formazione tutto d’un fiato.

Del capitolo I e della bambola di cera

Sophie è una bambina di quattro anni a cui, da Parigi, giunge in diligenza un’elegante scatola. Dentro c’è una bambola di cera, gliela aveva promessa papà e, finalmente, è arrivata. Sophie è ansiosa di mostrare il suo nuovo giocattolo al cugino e alle amichette e, sin dai primi incontri, si capisce la fine che farà quel lussuosissimo oggetto.
Una fine così vissuta che, ce lo racconta il capitolo II, meriterà persino un rito funebre e una divertente promessa:

… la giornata si concluse in allegria e, quando venne l’ora di partire, Camille e Madeleine chiesero a Sophie e a Paul di rompere un’altra bambola per poter rifare un funerale così divertente.

la bambola di cera

Dei capitoli successivi, di una vasca piena di calce e di una birichina a cui ascoltare gli adulti non piace proprio per niente, lascio a voi la lettura. Così come dei pesciolini rossi, delle violenze che i bambini fanno inconsapevolmente (ma nemmeno tanto) agli animali da compagnia e dei tantissimi altri pasticci in cui finisce chi, fa parte della crescita e guai se non fosse così, non segue le raccomandazioni dei grandi.

La mamma di Sophie e la scatola da cucito

Esemplare la figura dell’adulto che fa da grillo parlante. Madame de Réan, la madre di Sophie, è l’antieroe del racconto. Proprio come tutte le mamme costrette dal proprio ruolo a far in continuazione “no, no” con il dito, anche Madame de Réan deve vestire i panni della cattiva. In realtà, è l’unica grande depositaria di una educazione che scopriremo impeccabile. Questa nobile signora d’Oltralpe infligge alla figlia ribelle punizioni che oggi nemmeno ci sogneremmo, rivelandosi però anche in grado di una vicinanza e di una comprensione che, in questi tempi distratti e deficitari di empatia, hanno un che di rivoluzionario.

Signora che incarna alla perfezione il cliché delle donne di metà Ottocento, è capace di impartire lezioni esemplari, forse un po’ dure, ma alla lunga portatrici di risultati durevoli.

Quando Sophie si incapricciava di una cosa, la chiedeva.
Se la mamma gliela rifiutava, lei chiedeva ancora,
e ancora, e ancora, finché la mamma perdeva la pazienza
e la mandava in camera sua. Sophie, però, invece
di non pensarci più, aveva in testa un pensiero fisso:
«Voglio quella cosa, la voglio e basta. Cosa posso fare
per averla?».
Il più delle volte, Sophie non otteneva un bel niente,
ma era più forte di lei.

Bisogna aspettare il capitolo XVIII, quando quella peste di Sophie si incaponisce perché vuole impossessarsi del nuovo cofanetto da cucito della madre, per leggere di una maman veramente spazientita.

«Io, io, io… – replicò la mamma, – sai dire solo questo!
Sei arrabbiata perché papà questo bel cofanetto l’ha
regalato a me e non a te. Sei proprio un’egoista!».

All’ennesima richiesta di avere la scatola, la signora perde il suo consueto bon ton e spedisce la bambina in giardino.
Ad un certo punto, come capita per quasi tutte le duecento pagine del libro, Sophie, seduta affranta su una panchina, si illumina come una lampadina: ha un’idea geniale per fare suo quel meraviglioso contenitore.

Andò in salotto. La scatola da cucito era ancora lì,
in bella mostra sul tavolo, e la mamma non c’era.
Si avvicinò in punta di piedi, la aprì e cominciò a prendere,
uno alla volta, tutti i pezzi che conteneva.
Il cuore le batteva all’impazzata
perché aveva il terrore che arrivasse qualcuno.
In fondo, stava rubando come un ladro vero,
come i ladri che finiscono in prigione.

Dopo aver chiuso i suoi cimeli nei mobiletti della sua stanza dei giochi, si convince del fatto che non sapendo più che farsene di una scatola vuota la madre avrebbe finito per regalargliela. Ma, ovviamente, così non sarà.

la scatola da cucitoMadame de Réan decide di mostrare il bel cofanetto arrivato da Parigi a due sue amiche ospiti per il tè e trova il cofanetto privo del suo contenuto.
Per la prima volta in vita sua, chiama Sophie e la sculaccia a lungo. Dopodiché, la manda in camera dove la bambina è obbligata a restare fino all’indomani, trattata come una ladra di cui non ci si può più fidare persino dalla fedele e solitamente amorevole cameriera.

La mattina dopo, Madame de Réan mandò a chiamare Sophie.
«Siediti – le disse in tono grave, – voglio leggerti la lettera
che mi ha mandato il tuo papà insieme con il cofanetto».
E cominciò a leggere: «Mia cara, ti spedisco questa
graziosa scatola da cucito che ho appena acquistato
per Sophie. Però ti chiederei un favore: fagliela pure vedere,
ma non dargliela subito. E non dire che l’ho presa per lei,
perché non voglio che la mia bambina sia buona e brava
solo per ottenere un premio, voglio che sia buona e brava
perché le piace esserlo».
Sophie ascoltava a testa bassa, e grossi lacrimoni
le scendevano lungo le guance.
«Come vedi, Sophie – continuò la mamma, – derubando
me hai derubato te stessa. La tua è stata un’azione molto
grave, e anche se ti sforzassi per mesi e mesi di fare la figlia
perfetta, mi sarà difficile dimenticarla. Perciò quel cofanetto
non sarà mai tuo, perché ho deciso di regalarlo a
Élisabeth Chéneau, che è una cara bambina e inoltre ama
il ricamo. Spero che la lezione ti serva, e che tu capisca fino
in fondo che ogni azione ha una conseguenza».

Le lacrime di Sophie durano a lungo e, finalmente, si riscopre realmente pentita decidendo, come le consiglia il suo saggio cuginetto e fedele compagno di giochi Paul, di diventare sincera in modo che nessuno dubiti più di lei.

Sophie promise solennemente di esserlo, e mantenne la parola.

Non subito, assicura però nei capitoli che seguono l’omonima Contessa di Ségur. La trasformazione arriverà solo alla fine, rendendo profeticamente centrata la dedica iniziale.
Nell’attesa, vi delizierete perdendovi nelle delicate ma lucenti illustrazioni della Sophie numero tre.

la bambina si specchia

Una volta letto, i vostri bambini vorranno probabilmente tuffarsi anche negli altri due volumi di quella che già nel secolo scorso fu battezzata la Trilogia di Fleurville: Le ragazze modello, dedicato alle amiche “perfette” di Sophie, e Le vacanze, con protagonista il piccolo Paul.

Sarà anche per questo che le avventure di Sophie, tradotte in tante lingue, trasposte in fumetti, serie tv e film, è dal lontano 1858 che continuano a divertire intere generazioni di giovani lettori.

Quella peste di Sophie può essere acquistato al link seguente: