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Le potenti immagini di Antonella Abbatiello ispirano le Rime Buie di Tognolini

Bruno Tognolini è quel che lui stesso ha detto di Jimmy Liao nella postfazione a Se potessi esprimere un desiderio…: è un artista Puntaluna, che vuol dire che con la sua arte ti mostra cose che non sembravano esistere, ma solo perché prima non le vedevi anche se erano lì davanti a te, e poi dal momento in cui impari a vederle ti ci rispecchi anche, in queste cose, ci trovi te stesso e le tue tuezze.

Ha scritto tante Rime, Bruno Tognolini, per esempio Rime rimedio, Rima Rimani, Rime di rabbia, tanto per citarne alcune. Le Rime buie sono le ultime, raccolte in un volume fuori collana da Salani, quest’anno: diciotto testi insieme a altrettante illustrazioni a pagina singola o doppia.

Rime Buie

di Bruno Tognolini, ill. Antonella Abbatiello, 80 pagg, Salani, 2021

Rime Buie

Però sono diverse dalle altre e non solo per l’intensità e la profondità che raggiungono. Innanzitutto quelle di Rime buie sono poesie filastrocche per adulti e non per bambini, e poi sono state scritte su immagini di Antonella Abbatiello, grandissima illustratrice, già amica e collaboratrice di Tognolini (allo stesso modo era nato tredici anni fa il volume Maremè, l’illustratrice autrice lancia un invito e le sue tavole segnano una partenza sulle quali il poeta illustratore parte a seminare rime).

Sono illustrazioni buie, decisamente; ma hanno un che di magico, sembrano carte di tarocchi speciali, che se le guardi a lungo accendono un lumicino. Sarebbe bello vedere le tavole vere, le originali, ché qui purtroppo c’è un cavaliere incastrato nella piega tra le pagine, un mantello che sembra scomparire nella notte di un bosco diviso in due, e una bocca di balena che si può chiudere con facilità se la paura ti serra veloce il libro tra le mani, in un tac (che poi la balena di Pinocchio non era un pescecane? chi mi spiega come mai nella memoria di tutti è stato sostituito?). Questa di Pinocchio, dal titolo Mangia, è forse la poesia filastrocca più dolorosa, rivolta a un bambino che non mangia mentre invece la mamma sì, è affamata.

La distratta, per esempio, potrebbe benissimo essere il personaggio di un mazzo di tarocchi: un copricapo bianco da suora stravagante, fin sotto il mento, pieno di pieghe e di punte, e i lineamenti della donna morbidi, con gli occhi fissi che sembrano tutt’altro che distratti (l’ispirazione arriva dal Ritratto di donna di Rogier Van der Weyden).

Stavo attenta, in ascolto, stavo attenta
Sentivo il canto chiaro del creato
Mi voltavo a guardarlo: troppo lenta
S’era spostato

In queste Rime buie ci sono atmosfere fiabesche create dal buio, dai boschi, scale come labirinti, labirinti come cuori e corpi dai quali uscire (Le porte è una delle mie preferite), torri con un’unica gioia da proteggere.

Ci sono intrecci di rami e intrecci di affetti, difficili da allentare per potersi allontanare e fare da sé. Come in Lasciami andare: sono due poesie filastrocche differenti ma con lo stesso titolo, corrispondenti a due tavole diverse, e i personaggi sembrano gli stessi ma a distanza di anni. Prima qualcuno nel bosco rapisce una bambina trascinandola per i capelli (è anche l’immagine della copertina).

Sono la vita, sono la morte
Sono il cammino
Disse la donna, sono la strega
Sono la madre

La seconda Lasciami andare, la tavola, guardandola distrattamente potrebbe sembrare un dettaglio della prima, invece sono due donne adulte, la più vecchia tiene l’altra per un polso mentre la giovane cerca di slegarsi, in una danza sul precipizio che richiama nel suo srotolarsi anche altri personaggi e luoghi-metafore già incontrati nelle precedenti poesie filastrocche.

Qual è la fiaba che ancora ci impiglia
Vecchie ragazze
Qual è la mano che graffia e artiglia
Rondini pazze

È una rapina infinita, come scrive lo stesso Tognolini sul suo sito in un informale indice poetico delle Rime.

Per la quarta di copertina sono stati scelti alcuni versi da La pianta, una poesia filastrocca dedicata all’autismo, la cui tavola si ispira alle incisioni botaniche ottocentesche. È vera delicatezza e precisione, è come leggere le venature di una foglia di un io bambino che si descrive; forse allo stesso modo dovremmo guardare la ricchezza interiore di chi incontriamo sulla nostra strada.

Conosco vangeli di rami
Teoremi di steli
Silenzi di immensi reami
Millenni di cieli

Trovo che queste Rime buie siano state ordinate come a formare un percorso, un percorso verso la luce, nel tempo e dentro sé stessi; anche se forse il tempo non conta: in fondo nelle fiabe si dice C’era una volta per indicare qualcosa che sempre si ripete, per guardarlo da lontano perché troppo ci appartiene, e poi l’esergo delle Rime è tratto dai Four Quartets di Eliot dove il protagonista è il tempo, che scorre e che ritorna, è un prima e un dopo che si incontrano in un adesso.

Trovo anche che, di questo percorso, L’angelo ne sia la conclusione più adatta, essendo forza, risorsa e trasformazione. Se vi venisse voglia di leggere le Rime in ordine sparso, L’angelo vi consiglio di tenerlo comunque per ultimo, e di farvi abbracciare dalla sua perseveranza.

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Rime buie
  • Tognolini, Bruno (Author)
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