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Sonia Maria Luce Possentini: tra memoria, sogno e realtà

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La fiera annuale del libro per ragazzi giunta alla sua 53esima edizione si è conclusa. È stato un vero bagno di folla in un mare di libri e soprattutto di illustrazioni. E proprio questo scomparto, nella mia personale “cassetta degli attrezzi” di lettrice, ne esce più irrobustito con tre storie che andranno ad arricchire la nostra libreria casalinga: due novità presentate proprio in occasione della fiera, L’estate delle Cicale, che nasce dalla penna di Janna Carioli ed è edito da Bacchilega Junior, Dora e il Gentilorco, scritto da Matteo Razzini e pubblicato da Valentina Edizioni, infine il racconto Due destini, ideato da Renzo di Renzo e stampato nel 2014 da Fatatrac Edizioni, ma rilanciato in quest’occasione perché inserito in un progetto di solidarietà cui aderisce la casa editrice.

Tre storie diverse se non per la mano che le ha illustrate: quella di Sonia Maria Luce Possentini, emiliana d’origine e di fatto, illustratrice pittrice che ha preso parte a numerose esposizioni personali e collettive, docente di illustrazione presso la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e presso l’università degli studi di Padova.

Tre libri illustrati da Sonia Maria Luce Possentini

Tre storie ipnotiche illustrate da Sonia Maria Luce Possentini

Mentre fluttuavo nel caos e nel rumore della fiera, ciascuna di queste tre copertine ipnotiche, con i colori che “escono” dai contorni per dissolversi in uno spazio indefinito, mi ha attirata a sé, sussurrandomi la propria storia. Ne L’estate delle Cicale a conquistarmi è stato un ramo con un folto grappolo di ciliegie rossissime e succose rivolto verso il basso, come una mano pronta ad afferrarmi in una vigorosa presa e issarmi in alto. Come resistere?

In Dora e il Gentilorco è una bambina dalle guance rosse tempestate di lentiggini e soffici riccioli raccolti in un chignon, con uno sguardo attento rivolto al di là delle mie spalle, che ha stuzzicato la mia curiosità. Ho ricambiato il sorriso, convinta di aver già visto altrove quel volto.

In Due Destini è stata la doppia lettura della stessa immagine ad avermi stupita: inizialmente ho colto un profilo di donna in dolce attesa, in contro luce, poi ho considerato anche che poteva trattarsi di un’inquadratura dall’alto del volo di neri uccelli dalla grande apertura alare, gabbiani o forse aquile o falchi che planano sul profilo di una costa bianchissima e un mare verde smeraldo che sfuma in un orizzonte scuro. Occorreva approfondire!

Dalla memoria al sogno

Ogni libro ha il suo mondo, tuttavia li lega un invisibile filo di Arianna in cui si annodano assenze e presenze, echi, voci e silenzi. Si tratta dell’invito ad allontanarsi dall’ansia dello scorrere del tempo, per sperimentare il senso profondo e intimo della memoria quale luogo in fondo al cuore dove custodiamo immagini preziose, passando attraverso il sogno e superando la differenza tra saper guardare e saper vedere.

Tre opere differenti ma unite, citando il regista polacco Kieslowski, in

“una speciale trascrizione del tempo, un odore del tempo che viene avvertito da persone diverse”.

 

L’estate delle cicale

L’estate delle cicale è la storia di due ragazzini che tra matite colorate e disegni progettano di costruire una casa sull’albero, dove ambientare i loro giochi durante le prossime vacanze estive sul lago. La realizzeranno e l’abiteranno. Poi la perderanno, perdendosi anche loro dietro un litigio inutile. Saranno i figli a riannodare il loro legame; sarà proprio la casa sull’albero, rimasta solida di fronte allo scorrere delle stagioni, a suggellare la vecchia e rinnovata promessa del “saremo amici per sempre”.

Le illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini catturano immediatamente per le grandi dimensioni e la raffinatezza delle pennellate fluide; le scene occupano spazi insoliti nelle pagine, sviluppandosi lungo un lato, oppure partendo da uno spigolo. I personaggi sembrano essere stati fotografati a loro insaputa e senza quasi mai guardare l’obiettivo: scrutano l’orizzonte, si lasciano andare a smorfie per esprimere la loro sorpresa o la loro stizza, siedono di spalle, teneramente uno accanto all’altra.

i bambini giocano nella casa

Ma c’è di più: tutto nelle illustrazioni contemporaneamente è e non è: la casa sull’albero, l’estate, le cicale. Sono presenze forti, lo si intuisce, c’è sempre in ogni tavola un elemento chiave, ma è come restare sulla soglia di casa: né dentro né fuori: in bilico, sul bordo della storia. Così, ad esempio, la casetta costruita dai bambini non è mai raffigurata nella sua interezza, è sempre parziale, abbozzata, si percepisce ma resta nascosta tra grandi rami frondosi dai quali si intravede una staccionata di assi irregolari, malandate, sbeccate. Eppure si riesce a respirare il profumo della resina, a percepire la solidità del pavimento e non può che essere così, una casetta sull’albero costruita da mani bambine: un po’ informe, simile a una piccola ma dignitosa baracca su cui sedersi e sporgersi a piedi nudi a penzoloni nel vento di un’estate luminosa con quel cielo bianco, eterno e stabile.

i piedi dei bambini

Inizialmente, vi confesso, non ho compreso il perché del cielo sempre bianco, abbagliante, che crea distanza. Sono scene all’aria aperta e, poiché si parla della stagione estiva, mi aspettavo uno sfondo diverso. Curiosa, e in cerca di strumenti interpretativi, ho approfondito. Recentemente Sonia Maria Luce Possentini ha rilasciato una bella intervista per Libricalzelunghe.it dove ha precisato che per lei il Bianco è “lo spazio di un attimo, il colore della attesa”. Come quando ti viene in mente un’idea, un flashback… Ecco la chiave di lettura che cercavo: bianco come lo sfondo del ricordo mentre prende vita e si cristallizza nella nostra mente. I ragazzi in piedi sulla casa sull’albero, oppure ripresi mentre giocano a calarsi dai rami, diventano un ponte fra noi e i nostri ricordi: tutti abbiamo la nostra estate delle cicale nel cuore, quella in cui tutto ci sembrava possibile, ogni sogno realizzabile, ogni traguardo raggiungibile con la sola forza della freschezza della nostra età.

i bambini osservano dalla casa

Anche nella mia c’è una casa sull’albero, non un ciliegio ma un grande ulivo, e intorno ci sono altri frutti succosi. Sì, mi sono sentita fisicamente lì, come una presenza invisibile, spettatrice di qualcosa e qualcuno che avrei potuto toccare. Le pareti del mio ricordo sono bianche, l’immagine che ho vivida nella mia mente relativa a quell’estate non è del colore del cielo, ma di una banda di cinque ragazzini sopra un albero di ulivo, il resto, i contorni sono impalpabili, trasparenti, il ricordo è cristallizzato.

“Fin dove si tende la vista qui regna l’attimo. Uno di quegli attimi terreni che sono pregati di durare.”

Così recita la poetessa Wistawa Szymborska e questa è la vellutata sensazione che ho provato nel leggere e rileggermi questa storia. Ho rivissuto un attimo che d’ora in poi è pregato di durare.

 

Dora e il Gentilorco

Diversa è stata la mia reazione con Dora e il Gentilorco: un susseguirsi di incanto, stupore per una storia che ha il fascino delle leggende raccontate dai nonni nelle sere d’inverno attorno al camino.
Una bambina per caso incontra un “omone balzano dall’aria un po’ antica” che, alla fermata dell’autobus, le regala una poesia. È Franco, il Gentilorco, il matto del paese, che con le sue poesie rallegra l’intera comunità contrapponendosi al vecchio insegnante della scuola elementare, Igor Grattabordo, il quale dissemina tristezza, grigiore e povertà d’animo.
Sarà così, ogni giorno per 21 anni ancora, fino a quando il vecchio poeta morirà e Dora, ormai adulta, ne raccoglierà l’eredità scoprendo la bellezza e il potere magico della poesia che rende immortali.

illustrazione di Sonia Maria Luce Possentini

Non siamo più nella dimensione del ricordo, ma in quella del sogno e della magia, dell’ambiguità: sono esistiti veramente Franco e Igor?, mi ha chiesto Lucia appena finito di ascoltare rapita il racconto.

Calde le tavole illustrate da Sonia Maria Luce Possentini, l’atmosfera è rarefatta, da cartolina d’epoca un po’ sdrucita, con la poesia che è rappresentata da delicati petali dei rampicanti di rose sparsi ovunque, come corpuscoli, sulle pagine. Intensi e complici gli sguardi dipinti sui volti di Dora e Franco che brillano di una luce interiore di cui vorresti appropriarti perché si sente che fa star bene.

A loro si contrappone in maniera inequivocabile Igor, raffigurato come una sagoma annichilita e senza personalità, spettrale, tetro, che esce da una nuvola nera, ricurvo su se stesso con occhi senza vita, senza guizzo che si porta dietro uno stuolo di corvi neri. Geniale la rappresentazione dell’ombra di Franco che allunga un braccio e dissemina poesia alle spalle del cattivo: piccole farfalle dalle sfumature rossastre! (Ora capisco perché in fiera a Bologna, durante il firma-copie presso lo stand dell’editore, dal libro sono uscite farfalle, non era una trovata pubblicitaria come qualcuno ha obiettato, ma un gesto molto premuroso, un omaggio all’incanto di questa tavola).

il gentilorco

Non si resta indifferenti guardando l’immagine relativa al funerale di Franco: un fiume di ombrelli neri aperti preceduto da alcune sagome umane sfumate ed imprecise. Incorniciano la scena delicati fiori rossastri, sembrano tante piccole fiammelle che bruciano sempre più avidamente il contorno di una vecchia cartolina, sussurrandoci un dolce presagio: la poesia salverà il mondo, dal grigiore, dall’incertezza, restituendo gioia di vivere!

illustrazione di Sonia Maria Luce Possentini per Dora e il Gentilorco

Dora, infatti, scoprirà un fumo luminescente che, evaporando dal foglietto su cui Franco le scrisse la prima poesia che le dedicò, riporterà la freschezza nel corpo dell’anziana madre. Deciderà dunque di passare le sue giornate a spruzzare nebbiolina magica sulla persone e sulle cose del suo paese, raccogliendo la preziosa eredità lasciatale dal vecchio. Fino a quando un giorno incontrerà a sua volta la sua erede: una bambinetta sparuta che la fissava con grandi occhi neri.

Quando ho letto questa storia a Lucia, alla fine lei ha sentenziato: mamma tu per me sei Dora e le tue coccole la poesia che fa star bene. Mi sono domandata cosa sia la poesia per me e, complice la lettura delle liriche di Szymborska che mi accompagnano in queste sere, condivido suo questo verso:

“più di una risposta incerta è già stata data in proposito. Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo come all’àncora di un corrimano”.

Due destini

Di incontri che cambiano la vita parla la storia Due Destini, un racconto intenso a due voci che io e il papà abbiamo letto alla nostra bambina incarnando i due protagonisti. È stata una bella esperienza di condivisione per noi adulti e di sensibilizzazione ai temi della fatica, della povertà, e dell’amore per la nostra piccola. Si tratta della storia speculare della vita di due bambini, raccontata fin dal loro concepimento.

Rosa e Meskerem nascono nello stesso giorno in mondi lontani: Italia ed Etiopia. Il ragazzino ha l’Africa “nel Dna” e, pur studiando in Italia grazie ad una borsa di studio, sceglierà poi di ritornare nel suo paese per esercitare la professione di medico spinto anche dal fatto di essere rimasto orfano di madre dalla nascita; la ragazzina si porta l’Africa nel cuore, merito di un’associazione umanitaria che organizzò nella sua scuola elementare un intervento di sensibilizzazione ai problemi del continente “nero”. Il destino ha in serbo per loro una sorpresa: farli incontrare e innamorare.

immagine tratta da Due Destini

Sonia Maria Luce Possentini con le sue tavole illustrate ci consegna tra le mani l’Africa con quegli spazi immensi vasti e assolati che la rende inconfondibile: c’è una luce fortissima che abbaglia e sembra di sentire la violenza con cui il sole picchia sulla testa; ci sono alberi altissimi e zebre, leoni, grandi uccelli e pappagalli dal piumaggio soffice. C’è l’Africa con i suoi colori come quelli delle stoffe variopinte che indossano le donne nei villaggi. C’è l’Africa con il suo carico di sofferenza nella fatica di assicurare alla propria famiglia acqua potabile, anche se questo comporta uno sforzo pericoloso per una donna incinta; nelle grandi distanze da compiere a piedi per andare a scuola o in ospedale; nella malattia che diventa mortale con grande facilità. C’è l’Africa con la sua dignità nei baci che ogni madre regala al suo piccolo appena nato e sopravvissuto e negli sguardi pieni di speranza dei bambini che popolano i villaggi. E poi l’Italia, raffigurata con una delicata composizione di fiori bianchi e rossi con foglioline verdi.

interno di Due DestiniInfine la maternità come luogo interiore, luogo della memoria fisica lontana nel tempo, base da cui tutto ha origine e che accomuna tutti gli esseri umani, a prescindere dal colore della pelle. E Sonia lo ha rappresentato nel modo più dolce: c’è qualcosa di più delicato del profilo del ventre di una donna incinta?

Questo libro è frutto dell’iniziativa a sostegno del progetto “Prima le mamme e i bambini” con l’associazione Medici con L’Africa Cuamm, la prima Ong di ambito sanitario riconosciuta in Italia. L’obiettivo è di incrementare in Africa i parti assistiti perché troppe mamme perdono la vita, insieme ai loro bambini, solo per il fatto di arrivare in ospedale troppo tardi o perché non ci sono medici e ostetriche in grado di intervenire in caso di parti complicati. È possibile sostenere la causa con progetti e laboratori che partano proprio da questo libro. Chi fosse interessato può contattare via mail la casa editrice Fatatrac.

tavola di Sonia Maria Luce Possentini tratta da Due Destini

Concludo, ancora una volta citando Szymborska, con un verso che mi pare appropriato a Due Destini:

“Ogni inizio infatti è solo un seguito, e il libro degli eventi è sempre aperto a metà”.

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