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Striscianti, scivolosi e sfuggenti

L’uscita del un nuovo libro-gioco della casa editrice Minibombo, “Chi ha il coraggio?“, è stato accolto con un misto di eccitazione e paura da mia figlia. Durante le prime letture la curiosità e l’euforia di partecipare alla sfida lanciata dall’autrice, Silvia Borando, hanno avuto la meglio. Ilaria si è divertita molto, e io con lei, a tentare di indovinare l’identità delle bestiole viscide o ributtanti celate dietro i fogli neri. In seguito però, quando gli animali erano ormai memorizzati e il meccanismo del gioco acquisito, è cominciata ad affiorare una certa “fifa” che mi ha stupita.

“No mamma stasera non leggiamo questo”.

“Perché?”

“Perché voglio fare sogni belli”.

Ilaria e gli incubi. Siamo entrati in questa fase solo da qualche settimana e già la routine della la famiglia ne è destabilizzata. Di sera guai ad attraversare una stanza semibuia. Guai a tirar fuori dagli scaffali storie di mostriciattoli e streghe. Come cambiano in fretta le cose! E pensare che fino a pochi giorni fa ci addormentavamo con libri come questo.

Chi ha il coraggio?

Silvia Borando, Minibombo, 2016
Età di lettura consigliata: dai 3 anni

copertina di Chi ha il coraggio?

Tornando a “Chi ha il coraggio?“, davvero non mi aspettavo che le provocasse qualche turbamento. Abbiamo riso così tanto le prime volte! Proverò a rileggerlo alla luce del giorno, col fratellino disturbatore vicino… sono sicura che l’effetto sarà diverso.

Il libro si presta benissimo alla lettura ad alta voce, perché i testi orecchiabili e ironici “chiamano” il bambino dentro il gioco, lo invogliano a dire la sua, lasciandogli il gusto di prevedere chi comparirà tra le pagine.

È un albo molto ben costruito: un breve testo scanzonato in rima lancia l’indovinello. Sul margine destro della pagina, o calandosi dall’alto, o sbucando dal basso, si intravede un dettaglio dell’animale da scoprire. Poi, nelle due pagine successive ecco mostrato per intero il personaggio minaccioso e la parte conclusiva dell’indovinello.

il dettaglio del millepiedi

il millepiediSimpatiche le illustrazioni, appropriata la scelta dei soggetti, tutti piuttosto rivoltanti, e belle e inconsuete le parole usate dall’autrice, che si impegna sempre per offrire anche ai più piccoli un linguaggio curato e mai scontato:

È pungente
e ben dentato,
sta in un buio scantinato.
Chi ha il coraggio
di lisciare…
… questo ratto spelacchiato?

il dettaglio del ragno

il ragno ripreso frontalmenteUn libro studiato dal principio alla fine, con coerenza e metodo: pagine nere, testi bianchi che risaltano ma con alcune parole colorate messe in evidenza, abbinate alla tinta dell’animale da trovare. E mi è piaciuta anche la scelta di non rimanere troppo aderenti alla realtà nella scelta dei colori con cui rappresentare le varie creature spaventose (il topo è fucsia, il millepiedi violetto, la lumaca giallognola…). Si sta giocando in fondo, stiamo fantasticando e immaginando che questi esseri poco invitanti facciano capolino tra le pagine di un libro.

Insomma, Ilaria, dovresti capirlo anche tu che si scherza… oh no?

L’impostazione del libro, che richiede da parte del bambino uno sforzo nell’interpretare un dettaglio a margine della pagina, e che sembra scappare via dal foglio, mi ha ricordato quella di un altro albo di recente pubblicazione: “Il serpente tanto solo“, di Armin Greder, Orecchio Acerbo editore.

Il serpente tanto solo

Armin Greder, Orecchio Acerbo, 2016
Età di lettura consigliata: dai 3 anni

il serpente tanto solo copertina

Protagonista è un serpentello maculato appena svegliato dal letargo che si sente solo e si muove alla ricerca dei suoi simili.

Ecco una codina verde fare la sua comparsa di fronte a lui! Il serpente gli striscia veloce dietro per raggiungerla… ma no, voltando pagina ci accorgiamo che è solo il laccio di una scarpa. La delusione del rettile è cocente, il suo musetto irritato ne è la riprova.

il serpente rincorre il laccio verde

il serpente e la scarpa

Ma ecco pararsi davanti ai suoi occhi speranzosi un altro corpo scattante che sembra proprio quello di un serpente… Niente da fare, è solo una vecchia cintura. Ogni volta che gli sembra di aver trovato compagnia, il serpente si accorge di aver preso una cantonata.

La sua frustrazione aumenta pagina dopo pagina, fraintendimento dopo fraintendimento. Tubi di gomma, code di gatti, fili elettrici… le forme sinuose che guizzano intorno a lui non sono mai serpenti, e per i bambini il divertimento consiste proprio nel prevedere a chi appartengano veramente. Mentre alcuni soggetti si intuiscono, altri sono più difficili da immaginare e il coinvolgimento si fa ancora più vivo.

il serpente e il filo elettrico

La conclusione dell’albo riserva una doppia sorpresa e permette di ristabilire l’ordine del racconto. Ci rendiamo conto solo ora che anche un’altra storia è stata raccontata, oltre a quella del serpente solitario in cerca di amici. Una storia nella storia, intrecciata casualmente a quella del rettile squamato ma più generale, che la spiega e restituisce un senso all’intera vicenda.

La regia di Armin Greder si rivela impeccabile, una mano sicura che dall’alto governa con sapienza ed eleganza la narrazione, servendosi di poche ed incisive pennellate in grado di cogliere i repentini movimenti e gli umori dell’irascibile protagonista. Per la prima volta il monumentale autore svizzero si cimenta con una storia leggera e scherzosa, dimostrando di sapersi muovere con agio anche in questa dimensione.

Un albo buffo e scattante in cui si corre andando all’inseguimento di qualcuno che non si fa mai trovare e si ride per le smorfie e le esternazioni esasperate del povero serpente.

 

>> Se vi sono piaciuti questi libri striscianti, potete acciuffarli qui e qui:

 

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