Ti cerco, ti trovo | Pronti a giocare a nascondino?

Ancora una volta un albo illustrato di Anthony Browne entra in casa nostra per rimanerci stabilmente e ricavarsi un posticino speciale nel cuore di tutti noi. L’effetto che hanno i suoi libri sulla nostra famiglia ha dell’incredibile. Ci ipnotizzano, ci scombussolano, ci portano in uno stato di meraviglia e tensione, che poi si scioglie e rimane solo appagamento.

Di recente vi ho parlato di Voci nel parco, capolavoro indiscusso, in precedenza avevo accennato a Gorilla, altra magnifica storia che non smette mai di ammaliarci e lasciarci con quel turbamento e quel senso di sospensione magica che tolgono il fiato. Oggi mi soffermo su Ti cerco, ti trovo, ultimo libro del maestro (in ordine di tempo) ad essere approdato in Italia, per volere della casa editrice Camelozampa.

Ti cerco, ti trovo

Anthony Browne, traduzione di Sara Saorin, consulenza editoriale di Luca Ganzerla, Camelozampa, 2018

Ti cerco, ti trovo di Anthony Browne

Si ritrovano in questo conturbante albo molti elementi tipici della poetica dell’autore inglese: le sue illustrazioni stratificate, ambigue, che a ben guardare nascondono livelli di lettura multipli, rimandi, allusioni; una natura imperiosa in cui si respira l’odore del legno e si odono quasi i fruscii delle foglie, che tutto avvolge, abbraccia, mettendo quasi in soggezione; le ombre e i chiaroscuri magistralmente riversati sulla pagina, a risvegliare sensazioni, a sollevare dubbi e domande; gli alberi dai tronchi e le radici che “parlano” e destabilizzano il lettore, lanciando messaggi controversi. Poi le colte citazioni artistiche, e soprattutto il mondo bambino così ben rappresentato, nella sua espressione più viva, complessa, sfaccettata.

interni di Ti cerco, ti trovo

Insomma un albo denso che, allo stesso tempo, è semplicissimo, perché narra un gioco comune e da tutti conosciuto: il nascondino, che da un lato diverte e dall’altro spaventa, che appassiona ma lascia addosso un senso di inquietudine e di paura in chi ne fa esperienza.

Io lo ricordo bene, lo avverto distintamente, il disagio che provavo da bambina quando, giocando a nascondino, cercavo i miei amici e non li trovavo da nessuna parte. Mi spostavo più in là, mi allontanavo pian piano col cuore in gola, temendo che qualcuno potesse saltar fuori all’improvviso o, peggio, non uscire e continuare a tenermi sulle spine… Preferivo di gran lunga il ruolo della preda, quando mi sembrava di dominare la situazione, anche se poi arrivava la delusione di essere scoperta o di non arrivare in tempo a fare tana.

la conta, il nascondino

Per giocare a nascondino in un bosco fitto come fanno la sorella e il fratellino di questo libro, ci vuole coraggio. E tanta incoscienza. I due sono soli e tristi perché il loro cagnolino è scomparso e decidono di vincere la noia uscendo di casa e avventurandosi tra gli alberi.

Facciamo che tu vai più lontano che puoi nel bosco e poi io ti vengo a cercare dice Poppy al piccolo Cy, e comincia la conta.

Lui la prende in parola, si addentra nella foresta e si accuccia sotto un groviglio di rami. Un nascondiglio perfetto. Qui non mi troverà mai.

Ma il gioco mette i brividi, la paura di non rivedersi cresce, la tensione dei due bambini è palpabile, come quella di chi legge, che si immedesima completamente.

la paura di non essere ritrovati

Parallelamente a questo primo livello di lettura, in cui i bambini sono chiamati a partecipare al “ti cerco, ti trovo” del titolo e a impersonare i panni dei protagonisti, avvertendo le loro stesse emozioni, c’è una sotto trama da seguire, un altro filo conduttore che l’autore tesse in maniera raffinata e coinvolgente, e richiede di leggere bene le figure, dove si annidano altri personaggi, oggetti, animali.

I rami intrecciati, le venature sottili dei tronchi, le trame delle cortecce, i profili degli alberi e delle foglie celano misteriose presenze che affioreranno un poco alla volta, lettura dopo lettura. Browne mette alla prova il bambino, gli chiede di giocare a un altro nascondino, di scovare nel bosco la poltrona, l’osso, le lattine, il coccodrillo, il cappello, la tromba e i tanti altri elementi, non tutti citati, che si confondono tra le illustrazioni.

Una ricerca nella ricerca. Un gioco nel gioco. Un espediente divertente che attenua il senso di apprensione legato alla vicenda dei due fratelli, ma che aggiunge altro mistero e ulteriore incertezza, perché tutto sembra indefinito, mutevole, ambiguo.

Un albo possente, che regala sorprese e accese reazioni a ogni giro di pagina. Godetevelo insieme ai bambini dai 4 anni in su. E immergetevi nelle immagini tentacolari, che non vi lasceranno scampo.

Ti cerco, ti trovo

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