La storia di un’amicizia (im)possibile tra una bambina e un cane speciale

Mimma è una bambina che adora i cani e desidera averne uno, di qualsiasi tipo. Un giorno sulla strada per casa incontra un animale che sembra proprio un cane... ma lo è veramente?
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Copertina coloratissima: sembrano montagne galleggianti ricche di alberi quasi fosforescenti, e sul sentiero un cane – un cane? sembra più un orso che un cane, perché ha il muso allungato, le orecchie piccole, le zampe grandi e la coda piuttosto corta.

Il titolo è Un cane per Mimma. Mimma è scritto a caratteri grandi. È l’albo di Mariann Máray (trad.Giulia Giorgini), autrice e illustratrice ungherese, che nel 2019 ha vinto il Premio internazionale Compostela per albi illustrati e che è stato pubblicato da Kalandraka nello stesso anno.

Mimma è una bambina che adora i cani e desidera averne uno, di qualsiasi tipo. Un giorno sulla strada per casa incontra una palla di pelo, gli chiede se vuole essere il suo cane e così diventano amici. Giocano, corrono, si divertono. C’è una tavola bellissima in cui sono al fiume a pescare, lei col retino su un grande scoglio e lui in acqua, sotto i pesci colorati che guizzano nelle correnti del fiume, sopra un cielo denso e rosa con qualche nuvoletta qua e là.

Ah, lo chiama Bruno, il cane – o l’orso?

Un cane per Mimma è una bella storia, lineare, «coerente – come sostiene la giuria del Premio Compostela – nel suo discorso narrativo, sia testuale che grafico», e tenera. All’inizio non fa che metterci dei dubbi, ci prepara e intanto ci accompagna là dove ci aspettiamo di andare.

Un orso può essere amico di una bambina?

«È un orso!» dirà infatti il veterinario circa a metà della storia, ed è come se noi lo ripetessimo da tanto a Mimma, che con quelle zampe grandi e quella stazza, con la sua preferenza per il miele e il suo modo di camminare su due zampe non può essere che un orso.

È nella sala d’attesa del veterinario che qualcosa inizia a incrinarsi: Mimma si accorge che gli altri animali e i loro padroni hanno paura, ma non capisce perché, dato che Bruno è tanto buono e calmo. Eppure è così, un uomo coi capelli dritti in testa come il pelo del suo gatto, una donna che si nasconderebbe dietro a una mano o a una zampa come fa il suo cane, e un’altra col naso che ricorda quello dei suoi pappagalli, tutti guardano Mimma e Bruno «con meraviglia e timore».

Il veterinario dirà anche che l’orso è un animale molto pericoloso. Quindi, nonostante le spiegazioni di Mimma e il suo disaccordo, Bruno viene portato allo zoo, chiuso in una gabbia.

Lei va a trovarlo tutti i giorni, ma l’orso è triste. Anche le illustrazioni sono tristi, hanno perso i colori, lo zoo è buio come se fosse sempre notte, sembra tutto così silenzioso e immobile, e Bruno non mangia più neanche i suoi cibi preferiti.

Però, quando Mimma mette in atto il suo piano per liberare l’orso, è davvero notte. Non conosciamo il piano nei dettagli, ma per essere credibile ci basta vedere Mimma che apre la gabbia con un paio di orecchie da gatto in testa e in mano una grande chiave; il resto è immaginazione, o forse forza di volontà, affetto e magia.

E così, insieme tornano a casa. Ho l’impressione che non sarà la stessa casa, ma che sarà bellissima.

La guardereste anche voi per ore quest’ultima tavola, così evocativa e sognante? Kalandraka l’ha scelta per augurare buon anno ai suoi lettori dal blog della casa editrice.

Mariann Máray costruisce un universo naïf e policromatico che colora anche le nostre emozioni. L’amalgama tra testo e illustrazioni è ottimo: il testo è scorrevole e ogni parola è essenziale, e le immagini, ricche e dai colori vivaci, sembrano scavare nel profondo delle parole; e anche nel profondo di un’amicizia alla quale non importa se l’altro è un cane o un orso né se agli occhi dei più è pericoloso o mansueto.

Un cane per Mimma è un libro su un orso che viene scambiato per un cane ma che poi viene chiuso in una gabbia, e su una bambina che adora i cani ma finisce con l’affezionarsi a un orso; e l’amicizia che li lega li rende liberi.

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