Voglio un’altra mamma!

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“Sei brutta!”, “Brutta tu!”, “Mamma brutta!” e poi altre simpatiche declinazioni sul tema, che vanno dal “sei cattiva” al “mi dici sempre di no!” al “pussa via”…  fino ad arrivare all’esclamazione più stizzita: “Voglio un’altra mamma!”.

Credo di poter dire senza paura di essere smentita che ci siamo passate un po’ tutte, noi mamme, e che ci continuiamo a passare via via che i nostri figli crescono e le parole per dirlo magari cambiano, magari diventano meno esplicite, o più pungenti, magari si arricchiscono di sfumature e sinonimi. Ma il senso rimane quello.

Perché le mamme, quando dicono NO, e impongono limiti, e pretendono il rispetto di alcune regole, e insistono su certi argomenti, tutti i giorni, come una cantilena, tipo lavati i denti, metti il pigiama, mangia le verdure, basta cartoni, riordina la camera, attento qui, attento lì, diventano insopportabili. E i bambini scoppiano. Inevitabile che accada.

copertina del libro Voglio un'altra mamma

Personalmente gli scatti di rabbia dei miei figli li “incasso” bene, con una certa nonchalance. Non ne faccio un dramma e non mi sento ferita. Anzi, li considero “sani” e necessari alla crescita, una forma di rivendicazione del proprio ruolo nel mondo.

E se fossi nei panni di Joseph Fipps, il piccolo protagonista di “Voglio un’altra mamma!“, anche io ce l’avrei con lei, che insiste a chiamarmi razza di testone e dice non sono proprio contenta di te.

Come dovrei sentirmi?

La donna arrabbiata si fa scappare addirittura questa frase: “Conosco una mamma che forse potrebbe fare al caso tuo. E’ una mamma tricheco che vive sui ghiacci del Polo Nord, cosa ne pensi?”

pagine interne del libro voglio un altra mamma

Per niente consolatoria e rassicurante, per noi madri, ma del tutto verosimile e perciò apprezzabile, questa pungente storia che arriva dal Canada con il titolo originale “Joseph Fipps“. Il nascente marchio editoriale milanese che l’ha tradotta per l’Italia, LupoGuido, i cui libri di esordio sono uno più bello dell’altro, ha voluto immediatamente portare l’attenzione del lettore sul grido esasperato lanciato dal bambino alla sua mamma. Sin dalla copertina. Rendendo chiaro che in questa storia sono il pensiero e l’emozione del bambino che contano, e che vanno ascoltati.

Pensiero ed emozione che conducono Joseph lontano, fin dove la sua immaginazione osa spingersi, con la forza di un grifone, arrivando a cavalcare un (vero) tricheco. Trovando dentro di sé, appellandosi al suo ricco universo interiore, la motivazione e l’energia per superare la tristezza e l’umiliazione provate.

l'ombra del grifone

Riuscendo così a riappacificarsi prima con se stesso, e poi con la mamma, pronta ad accoglierlo con tenerezza e gioia. Mamma che solo nella scena finale viene raffigurata per intero, facendo intendere che ora si è stabilita una connessione profonda fra i due; finalmente ora camminano insieme.

la mamma insieme a Joseph

C’è un passaggio in questo libro che mi ha ricordato tantissimo il capolavoro di Maurice Sendak Nel paese dei mostri selvaggi, quando Joseph a un certo momento, nel vivo della sua avventura immaginaria, avverte un doloroso senso di smarrimento e di vuoto, e il desiderio intenso di ritornare a casa.

Sicuramente il richiamo da parte dell’autrice, Nadine Robert, è voluto, esplicito. Eppure c’è una differenza sostanziale: nel togliersi la maschera da lupo Max non pronuncia mai parole come queste: “Non sono un mostro selvaggio, sono un bambino e mi chiamo Max”; non spezza mai definitivamente l’incantesimo e il ponte che collega fantasia e realtà. Leggendo e rileggendo la sua vicenda, continueremo a chiederci sempre: ma davvero nella sua camera è comparsa una foresta? Lo ha compiuto veramente quel viaggio? O è stata solo la sua mente? La risposta non c’è, va trovata in ciascuno di noi.

Durante la sua esperienza fantastica, invece, Joseph rivendica bruscamente il suo essere bambino e torna con determinazione nei suoi panni: “Sono Joseph, ho cinque anni e sono un bambino, non un grifone!”, facendo perdere a parer mio un pizzico di magia e di incanto.

Una nota finale la dedico alle soffici illustrazioni di Geneviève Godbout, realizzate a matita con tratto delicato, e inserite in molte occasioni dentro un ovale, come se fossero fotografie un po’ sbiadite dal tempo, come se volesse allontanare un po’ lo sguardo e ammorbidire i toni, rendendo la storia più vicina ai tratti sfumati di un ricordo, o di un sogno. Una scelta di stile che mi è sembrata bella e convincente.

la tristezza di Joseph

E ora tutti di corsa a sfogliare il catalogo di LupoGuido, che ha pochi mesi di vita ma ha già fatto capire di che pasta è fatto. Pensate che con l’albo illustrato “Un giorno nella vita di Dorotea Sgrunt” si è appena aggiudicato il Premio Andersen per “miglior libro mai premiato”.

Voglio un’altra mamma!

di Nadine Robert, illustrazioni di Geneviève Godbout, traduzione di Virginia Portioli, revisione di Gabriella Tonoli, LupoGuido 2018
Età di lettura consigliata: dai 3 anni

Puoi acquistarlo online in uno di questi store:

 

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