Con Giulia e Fabio avevamo programmato la prima presentazione ufficiale del libro, che si sarebbe dovuta tenere a marzo in una nota libreria romana. Ci eravamo già scambiati opinioni e consigli per un incontro informale e caloroso, con sorprese e parentesi musicali. Poi, a pochi giorni dalla data prescelta, l’annullamento dovuto all’emergenza sanitaria.
“L’albero di Sara“, uscito poche settimane prima del lockdown, era pronto a incontrare lettrici e lettori di ogni età su e giù per l’Italia, a viaggiare, a partecipare a fiere e festival… ma la pandemia lo ha fermato. In attesa di tempi più rosei, di luoghi condivisi e letture ravvicinate, ve ne parlo qui come avrei fatto se ci fossimo trovati dal vivo, sottolineando gli aspetti che ho apprezzato maggiormente del testo e delle immagini.
di Giulia Bottaro, ill. di Fabio Santomauro, Giuntina, 2020 – Età di lettura suggerita: dai 4 anni
Molto incalzante l’incipit del libro, un discorso diretto che con un tono di mistero e gioco si rivolge al bambino lettore, per entrare in sintonia con il suo pensiero, proponendo un indovinello e anticipando le possibili risposte.
Sai cos’è questa?
No?
È un’ampolla di vetro, di quelle che un tempo si usavano per le pozioni.
Anche per quelle magiche, certo.
E cosa ci vedi dentro?
Niente niente?
Guarda bene.
Nella grande ampolla riposa un granello di sabbia finissima. E da questo granello di sabbia prende il via la storia.
A raccontarla è un nonno che si sta rivolgendo a sua nipote. Con parole evocative e interagendo affettuosamente con lei, vuole parlarle del suo passato e spiegarle da dove vengono, dirle di sua nonna che non c’è più, com’era da ragazza, del deserto che un tempo si espandeva nelle loro terre e rischiava di inaridire tutto, dell’idea della donna di piantare alberi per celebrare il loro amore e gettare un seme di speranza nel futuro.
I ricordi del nonno sfilano uno dopo l’altro mentre la bambina si lascia trasportare dall’immaginazione. A occhi chiusi visualizza il deserto, la nonna-ragazza dai capelli turchini, gli alberi piantati, che a poco a poco aumentano, per dare il benvenuto a un neonato o salutare ogni antenato o amico che non c’è più.
A ogni albero viene assegnato il nome di una persona cara, portando con con sé la sua essenza, le sue risate, le sue peculiarità. E grazie agli alberi tornano gli animali e gli uccelli appollaiati sui rami.
La rinascita della foresta è l’occasione per inventare una festa speciale, il “Capodanno degli alberi“, in cui ogni tristezza è bandita, si balla, si canta e si mangiano tanti frutti succosi.
Ovviamente è il più importante di questo racconto. È l’albero della nonna, con tanti “occhi” sul tronco, a osservare e fare da guardiano della foresta. Come a dire che non c’è presente senza passato, che gli alberi, la natura, sono fondamento del nostro benessere e che siamo tutti legati gli uni agli altri, ogni creatura vivente con l’altra.
Giulia Bottaro, traduttrice, musicista, collaboratrice editoriale per diverse riviste, ha composto una musica dolce e delicata collegata all’Albero di Sara, “To my heart“.
Anche la bambina protagonista dell’albo è una creatura musicale, con la sua piccola chitarra al seguito suona e rivolge lo sguardo assorto verso l’orizzonte, si lascia cullare dalle parole del nonno e dalla vibrante ricchezza della natura che la circonda.
Le illustrazioni di Fabio Santomauro accolgono e assecondano la leggerezza e compostezza del testo grazie a un tratto fresco e impalpabile. Sono immagini emotive, dai colori tenui, pastello, che riportano alla dimensione sfumata del sogno e del ricordo. Tinte chiare e tanto bianco che illumina e infonde fiducia.
L’autrice ha dichiarato che il libro è nato a partire dall’idea di un “deserto da superare”, una condizione che tutti nella vita, prima o poi, si trovano ad affrontare. Deserto come perdita, come dolore, come periodo di difficoltà esistenziale, che si può affrontare meglio grazie all’amore, grazie a ciò che amiamo e alle nostre passioni. Il libro è anche un omaggio alla memoria di Marta e Miriam, amiche scomparse prematuramente.
Il racconto è stato ispirato dall’antica usanza ebraica di piantare un albero per la nascita di un bambino e dalla festa di Tu-BiShvat (ט״ו־בִּשְׁבָ), nota anche come il “Capodanno degli alberi”. Tra i suoi vari significati, questa festa ci ricorda che “l’uomo è come l’albero del campo” (Dt 20, 19). Come gli alberi, l’uomo e la donna sono creature da coltivare per raggiungere la piena espressione delle sue potenzialità. E tutto comincia dall’educazione, da un legame forte tra le generazioni e dal rispetto della natura.
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