C’è una bambina con dei grandi occhiali rotondi, un caschetto di capelli drittissimi e talmente biondi da sembrare quasi candidi, abiti comodi e piedi scalzi, che fa capolino dall’interno di un enorme baccello di taccola: è Maja e ci invita a seguirla nel “gioco dell’orto”, che come ogni autentico gioco infantile, è serio, fantasioso, libero e molto gratificante!
Siamo nei risguardi di Il piccolo orto di Maja (traduzione pressoché letterale dell’originale svedese Majas lilla grӧna), un delizioso albo illustrato confezionato da Lena Anderson cucendo assieme un patchwork di testi in rima baciata, elenchi, ricette, battute fumettistiche e splendidi acquerelli, sua cifra distintiva, per un risultato gradevolissimo e di fatto molto originale, nonostante questo libro non sia propriamente una “novità”.
La sua prima pubblicazione risale infatti al 1987 in Svezia, mentre in Italia è arrivato di recente grazie alla casa editrice Lupoguido, alla quale dobbiamo negli ultimi anni, tra le altre cose, una importante ri/scoperta del lavoro della Anderson. Dopo averci fatto conoscere Stina e Mollan, è arrivato il turno di un terzo personaggio femminile, Maja appunto, sebbene non sia la prima volta che il pubblico italiano la incontra.
Maja infatti è una vecchia conoscenza dei bambini nostrani, di quelli che in realtà ora bambini non sono più da un pezzo. Verso la fine degli anni Ottanta infatti venne pubblicato in Italia un libro allora molto amato (e mai più riproposto, misteri dell’editoria!), ancora ben presente nel ricordo di tanti lettori oggi ultra-quarantenni: Valentina e i segreti della natura (Lena Anderson, Ulf Svedberg, traduzione di Auro Palomba, Editrice Piccoli 1987), anch’esso un ibrido, ampiamente illustrato, a metà fra la divulgazione scientifica di carattere naturalistico e la narrazione, con incursioni di poesia d’autore; basta un’occhiata rapida alle illustrazioni, corroborata da una banale ricerca online del titolo originale svedese (il colophon infatti non lo riportava) per essere certi che le protagoniste dei due libri, Valentina e i segreti della natura e Il piccolo orto di Maja (pubblicati per altro in Svezia a distanza di soli quattro anni l’uno dall’altro), siano di fatto la stessa bambina. Oggi non si usa più tradurre adattando i nomi dei personaggi alla lingua di arrivo e dunque Valentina, nella traduzione per Lupoguido di Laura Cangemi, torna ad essere semplicemente Maja.
Lena Anderson, traduzione di Laura Cangemi, 32 pagine, 16.00 euro, Lupoguido 2024
Presto arriverà la primavera…
e so proprio cosa mi ci vuole…
un orticello con un po’ di tutto!
Maja, dopo aver radunato tutto il necessario per la sua impresa contadina (semi e attrezzi da lavoro vari, ben elencati nelle prime pagine dell’albo), si mette all’opera e vi si dedica con sollecitudine durante la bella stagione che inizia.
Cogliamo i frutti del nostro lavoro:
tante patate color dell’oro.
[…]
Un tempo però non c’eran patate…
le prime dove le avran trovate?
Mentre i giorni scorrono, Maja stessa, in prima persona, ci racconta di semine e raccolti, di feste, giochi e gustose merende con gli amici, propone ricette, esplicita domande, descrive quel che vede emergere dalla terra, trasmettendo sempre un grande ma gioioso impegno quotidiano, con le relative attese, che talvolta diventano persino preghiere, e sorprese.
Ecco una bella tavolata
dopo il lavoro di una giornata.
Le foglie più grandi ci fanno da piatti
e il resto si mangia, è buono da matti!
Vorresti sapere come si fa?
Bollire a spicchi, burro, et voilà!
Il libro si sviluppa un ortaggio alla volta, una doppia pagina per ciascuno, partendo dalla barbabietola, passando poi per le patate, il rabarbaro (questo sconosciuto!), il porro, le erbe aromatiche e via così, una coltivazione dopo l’altra, fino al nastrurzio (è un fiore… ma si mangia anche lui!) che fiorisce al termine dell’estate e addolcisce con la sua bellezza la nostalgia che la bambina in fine prova al ricordo dei mesi trascorsi.
Rintraccio in questo libro degli elementi che mi sembrano ricorrenti nella poetica di Lena Anderson:
– innanzitutto, un’idea di infanzia come età di grande attività e di infaticabile “darsi da fare”, mossi dalla curiosità e resi possibili dall’essere immersi in una dimensione estremamente libertaria, tipica del nord Europa;
– delle piccole protagoniste femminili particolarmente intraprendenti, coraggiose, con tanta voglia di sapere e sperimentare;
– la presenza di “vecchi”, di adulti dai capelli bianchi insomma (nonni, vicini di casa, … e non mamme o papà), quali preziosi interlocutori dei bambini e importanti mediatori per loro di esperienza e di conoscenza. Penso ad Edvin per Maja, tanto amato da meritarsi, per il suo sessantaduesimo compleanno, una bella treccia di cipolle fatta a mano dalla bambina; penso alla nonna di Mollan (che altri non è se non la stessa autrice), al nonno di Stina (che porta letteralmente la nipotina ad affrontare la tempesta) e al signor Bloom, vicino di casa e mentore di Linnea, altra bambina “andersoniana” decisamente da riscoprire;
– nel caso di Maja poi, come in quello di Stina, sono evidenti la grande attrazione e lo scambio intenso che ci sono tra l’umano e il naturale. Per Maja, la natura è quella agreste del campo coltivato, che nutre il corpo, la mente e l’animo.
Il piccolo orto di Maja apre decisamente l’aspettativa di continuare a frequentare questo personaggio, che sappiamo essere protagonista anche di altri libri (oltre che della pagina Instagram di Lena Anderson, @majas.alfabet, che segnalo per la sua bellezza); mi unisco dunque ad un immaginario ma plausibile coro di bambini: vogliamo ancora Maja! Editori, rispondete!
Nell’attesa, piccoli lettori, potete sempre ricominciare dall’inizio questo libro, ripartendo da quel curioso e promettente nascondino tra le taccole.
Prego che il sole splenda nel cielo
in modo che cresca alto lo stelo.
Certo bisogna un poco aspettare
e ricordarsi di annaffiare.
Poi d’improvviso eccole qui:
taccole pronte, grandi così!
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