Da poco ho cambiato Biblioteca, trovandomi costretta a salutare i miei cari utenti nel bel mezzo della zona rossa, in un momento particolare come quello che stiamo tuttora vivendo. Se c’è una cosa che questo anno difficilissimo mi ha insegnato è il valore dei piccoli gesti, delle attenzioni che spesso diamo per scontate, l’importanza di prendersi del tempo da dedicare esclusivamente agli altri e al nostro rapporto con loro.
A marzo 2020 le porte della Biblioteca si sono chiuse, ho sentito dentro di me la necessità di mantenere un contatto, di tendere una mano, di far sentire la mia voce. Quando quelle porte si sono riaperte, in un certo senso, è stato come non essersi mai allontanati del tutto. I piccoli gesti, le attenzioni quotidiane, i reciproci sforzi ci hanno tenuti legati, anzi, ci hanno legati ancora di più e sono proseguiti anche nel continuo riaprire e richiudere degli scorsi mesi, senza più fermarsi.
Forse per questo motivo, più che in altre occasioni, lasciare quella Biblioteca mi ha messo addosso un po’ di malinconia. Negli ultimi giorni prima di andarmene, sono passate a trovarmi alcune persone speciali, che hanno voluto lasciarmi un ricordo, un biglietto, un fiore. Una in particolare, coi suoi bambini, ha fatto un bellissimo mandala con tanti fili di lana colorati, che mi ha regalato.
Quando l’ho visto sono rimasta folgorata da quell’ottagono che, tradizionalmente, simboleggia l’universo nella sua sacralità più profonda. Soprattutto, però, la mia memoria lo ha subito associato, visivamente e nel suo significato, a un albo comprato da poco, di cui mi sono perdutamente innamorata.
testo di Maria Loretta Giraldo, illustrazioni di Nicoletta Bertelle, Camelozampa, 2021. Prezzo di copertina: 16 euro.
Età di lettura consigliata: dai 3 anni.
Avrò cura di te nelle parole e nelle sue illustrazioni, racconta una storia che, partendo da qualcosa di minuscolo, coinvolge l’intero universo.
Ma andiamo con ordine. Un piccolo seme si trova solo nella vastità del mondo, indifeso e fragile, senza riparo.
Allora il Cielo, l’Acqua e la Terra ne hanno compassione: lo accolgono con amore, lo dissetano, lo nutrono, lo scaldano. Ciascuno di loro, con dolcezza, gli assicura: “Non temere. Io avrò cura di te”.
Così quel seme, finalmente amato e protetto, germoglia e cresce, fino a diventare un albero rigoglioso e forte, pieno di bellissimi fiori. A quel punto pare quasi che l’universo chieda al piccolo seme, ormai arbusto, di sdebitarsi per l’amore ricevuto, di donare a sua volta, di mettersi a disposizione, e lui lo fa senza esitazione alcuna, accogliendo tra i suoi rami robusti una minuscola e coloratissima capinera. Ora è lui, finalmente, a poter dire a qualcuno “Io avrò cura di te”.
La capinera, rinfrancata, costruisce fra quei rami il suo nido e vi depone un uovo, che si schiude facendo nascere un uccellino. La mamma, naturalmente, lo accudisce con grande tenerezza e amore. Questo è il suo turno di avere cura di chi è più fragile e indifeso.
Quando i fiori dell’albero lasciano il posto a bellissime mele color rubino, solo un frutto non viene raccolto. Cade e il Vento sparge i suoi semi. Uno di loro però finisce in un luogo inospitale. Sentendo il dolore del grande albero, la capinera si prodiga per portare in salvo quel piccolo seme. All’albero che piange, dice “Non temere, io avrò cura di lui”. Da quel seme, cullato dal canto armonioso della capinera, che lo sorveglia, germoglierà una nuova vita.
Trovo che il messaggio che questo albo sottende sia profondamente spirituale e al contempo molto concreto. Tra le sue pagine un cerchio si apre e infine si chiude, come in un piccolo universo in cui l’amore produce altro amore e spinge chi ha ricevuto a dare a sua volta. La vita continua a generarsi e a evolvere incessantemente grazie a gesti all’apparenza piccoli e insignificanti, ma che creano invece legami forti e indissolubili. C’è qualcosa di sacro in questa frase che si ripete: “Io avrò cura di te”. Smuove le nostre emozioni, si sente nella pancia e nel cuore, molto più che nella testa.
In quella frase c’è però anche la concretezza dei gesti della nostra quotidianità, lo slancio genuino delle piccole attenzioni che dedichiamo a chi amiamo, le gentilezze non richieste, la tenerezza, i piccoli piaceri che spesso passano inosservati perché non hanno nulla di eclatante, perché non vengono dichiarati a gran voce, ma fatti quasi nel completo silenzio.
Me lo immagino appena sussurrato quel “Io avrò cura di te”, come una carezza, come un abbraccio che si perde nei colori del cielo e nel calore della terra
Proprio così vorrei concludere: parlando dei colori di questo meraviglioso albo. I colori e le forme con cui le illustrazioni di Nicoletta Bertelle accompagnano le parole preziose di Maria Loretta Giraldo, mi hanno incantata. Sono disegni dal gusto un po’ naïf, in cui il sole scalda il seme osservandolo con i suoi occhioni dalle ciglia fiammanti, la pioggia ha un volto di bimbo curioso, la terra si stende come una morbida coperta di patchwork, la bella e variopinta capinera accoglie il suo piccolo in un tramonto rosa. Tutto è coloratissimo, come a celebrare il potere della fantasia e la meraviglia della natura e della vita che non si ferma.
A colpirmi è stato anche il canto finale dell’uccellino, rappresentato figurativamente con dei cerchi e degli ovali densi di colore. Al loro interno un ramo di melo, dei fiori, delle righe, dei cerchi. Nella pagina seguente ancora cerchi, fiori, quadrati colorati. Mi hanno ricordato il mandala ricevuto in regalo, che porta con sé lo stesso senso di reciproca cura, di ricevere e poi donare che ci lega e ci rende più forti, proprio quando ci sentiamo più fragili.
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