Per diventare amici occorre prendersi cura uno dell’altro…

Se penso a un sasso m’immagino qualcosa di duro, in alcuni casi freddo, pesante, scuro: non è la prima cosa che mi viene in mente pensando a un ipotetico amico. Eppure Ciao Sasso racconta proprio l’amicizia tra un bambino e un sasso. È un albo semplice, fantasioso-ma-non-troppo e dolce-quanto-basta. Sembra venire, in certi passaggi, direttamente dalla voce di un bambino. È come una sorgente naturale dalla quale sgorgano grandi pensieri.

Ciao Sasso

Giuseppe Caliceti & Noemi Vola, RAUM Italic, 2021, 40 pagine, cartonato 16,7 x 21,5 cm; età di lettura consigliata: da 5 anni

Ciao Sasso è edito da RAUM Italic, una casa editrice che ha sede a Berlino e che collabora, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione, con Corraini – si somigliano nell’attenzione all’aspetto grafico e creativo dei loro prodotti.

Gli elementi principali di Ciao Sasso sono, tecnicamente, il discorso diretto per il testo, scritto da Giuseppe Caliceti, e il pennarello riconoscibile e da me apprezzatissimo di Noemi Vola.

Qui, ancora più che altrove, trovo nelle sue tavole una certa simpatia per il colore e per gli animali; e ho l’impressione che il lombrico sia quasi diventato la sua firma [vedi Sulla vita sfortunata dei vermi. Trattato abbastanza breve di storia naturale, Corraini].

In realtà Sasso non è proprio così grosso e forte, lui è molto tranquillo e accogliente, anche se all’inizio è silenzioso, forse diffidente. Dorme molto e sa pensare, Sasso, e ha paura di rompersi.

Dal punto di vista tipografico si è scelto di diversificare le voci del dialogo evidenziando quella del sasso con l’uso del grassetto, eliminando segni come lineette o virgolette. Non so se la decisione sia frutto di una lunga riflessione o meno; a me sembra all’insegna del minimalismo, di una pulizia della pagina che fa bene all’occhio di chi legge, e anche il tentativo di rendere una voce grossa-grassa-dura-forte, cioè quella del sasso. D’ora in poi Sasso, come lo chiama il bambino.

Sasso, perché se ti annuso mi viene sonno?
Non lo so.

Sasso, tu fai dei sogni sassosi?
Sì, dei sogni pieni di altri sassi.

Il bambino fa tante domande a Sasso, s’immagina molte cose su di lui.

In realtà non è chiaro se sia un bambino o una bambina, ma poco importa. Potrebbe anche essere, come propone mia figlia, un «mostriciattolo del bosco» o una «regina sassoluta». È una creatura azzurrina con una coda appena sopra la fronte e ha un che di selvaggio.

Mi viene anche in mente che potrebbe chiamarsi semplicemente das Kind, come si dice in tedesco, il bambino, con articolo né maschile né femminile, bensì neutro.

Questo Kind ha anche una rana per amica, che l’accompagna sempre, una rana dei colori di un ghepardo che ogni tanto si accomoda sulla sua testa.

L’idea dell’amicizia che viene da questo libro ha a che fare con la cura, con la vicinanza

Per diventare amici non basta incontrarsi!
Occorre prendersi cura uno dell’altro…

Come si fa a prendersi cura di un sasso?
Bisogna guardarlo spesso. Ogni tanto occorre accarezzarlo. Lavarlo. Decorarlo. Toccarlo.

Qui Noemi Vola ci mostra un sasso decorato in tanti modi, tante facce, tanti travestimenti e umori. Come capita a noi persone, del resto, e agli animali.

Ci sono tanti sassi e tutti diversi, come noi. E lo stesso sasso può essere di volta in volta diverso, come noi.

Anche i sassi si trasformano nel corso della loro vita: anziché crescere, rimpiccioliscono e diventano poco a poco dei granelli di sabbia.

E anche loro, come gli umani, vengono dalla stessa sostanza delle stelle, materia universale. Forse, per dirla con Shakespeare, la stessa sostanza dei sogni.

Ciao Sasso mi fa pensare che i veri incontri siano possibili, che la spontaneità è importante, e che la poesia abita nello sguardo.

Deve essere molto saggio, Sasso, per aver vissuto tanto, forse più di un milione di anni. Anche il bambino deve esserlo, per aver domandato tanto, e giocato tanto.

Forse Sasso, anziché essere tutta testa come lui stesso sostiene, potrebbe essere tutto cuore. Ma mi sto infilando in un dualismo complesso e non voglio imbrogliarmi. E poi magari Sasso è tutto pelle, tutto tatto.

Ma ti piace o no?
Preferisci se ti tocco o non ti tocco?

Se mi tocchi.

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Roberta Garavaglia

Classe 1984, laureata in sociologia, mamma, ogni tanto scrive racconti.

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