Sin dalla nascita i nostri bambini sono abituati a “leggere” libri. Il loro “libro” preferito è il volto della mamma: un volto sorridente, amorevole, affettuoso, vitale.
[Leggi il nostro speciale sui libri delle facce]
La lettura del viso è il primo modo di leggere in assoluto: una lettura attiva, partecipe, perché il bambino legge le espressioni e le emozioni (ovvero le decodifica), capisce (interiorizza) e le rielabora (usando il cervello).
Queste tre fasi sono fondamentali e coinvolgono sia la sfera cognitiva (il pensiero, l’intelletto, la memoria ecc.), sia la sfera affettiva. Durante una lettura condivisa dobbiamo sempre attivare entrambi i livelli (cognitivo ed emotivo) e accertarci che i bambini seguano, comprendano, ma soprattutto si emozionino con noi.
Che siano libri con le parole o libri senza parole non fa differenza (per loro). Mentre noi adulti spesso ci blocchiamo. Come faccio a leggere al mio bambino un libro senza parole? È la domanda più diffusa. Cosa devo dire? Devo usare sempre le stesse parole? E se la mia interpretazione non fosse quella corretta?
Dunque, innanzitutto, cari lettori adulti, rilassatevi! Non è un esame e non vi dovete scoraggiare. Sappiate che i vostri bambini, non voi, saranno i protagonisti della lettura.
Sì, avete capito bene, perché leggere un libro senza parole significa in sostanza lasciar leggere il bambino e “semplicemente” accompagnarlo nella formulazione della storia. Fargli un po’ da spalla. Stimolarlo magari a notare certi dettagli, a soffermarsi su alcuni particolari, invitarlo a dare la sua interpretazione, a parlare.
Cos’è, di preciso, un silent book? Un albo che affida il racconto esclusivamente alle immagini. Si tratta dunque di un libro per tutti, che ha la capacità di superare le barriere linguistiche e di favorire l’incontro e lo scambio tra culture diverse. Un libro democratico e aperto. Ma non solo.
I silent book sono preziosi per favorire l’apprendimento di un vocabolario delle immagini, per aiutare i bambini a “leggere” le figure e a dar loro un significato, un valore, un merito.
I libri senza parole (i bei libri senza parole) rispettano una logica e sottendono una sceneggiatura. Il fatto che non abbiano parole non significa certo che siano privi di senso!
Non è affatto semplice realizzarli perché bisogna avere ben chiaro quello che si vuole raccontare. Non basta una semplice situazione, ma una narrazione completa: un principio, uno svolgimento, una conclusione.
Altre caratteristiche fondamentali:
Ci sono poi dei libri che, pur avendo le parole, non ne avrebbero bisogno. Le immagini sono così potenti e universali da “parlare” da sole. Pensate per esempio a Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni o a Giallo Giallo di Orecchio Acerbo, Gli uccelli di Topipittori. Ma questo è un altro discorso…
Per dimostrarvi che leggere un libro senza parole ai bambini è alla portata di tutti (mentre crearlo, come abbiamo visto, è un’abilità di pochi), faccio qualche esempio:
Thé Tjong-Khing, Beisler Editore 2011
Il libro comincia così
Voce adulta: “Dove siamo qui? Che succede?”
Possibile risposta bambino: “I topi stanno rubando la torta!”
Voce adulta: “Sì, è vero! E a chi la rubano?”
Possibile risposta bambino: “Ai cani!”
Voce adulta: “E che stavano facendo secondo te i cani? Come si chiamano i topi ladruncoli? E gli altri animali della foresta si sono accorti del furto?”
Possibile risposta bambino: “I cani stanno organizzando una festa e…”
E così via…
Il bello di un libro di questo tipo è la presenza, in contemporanea, di tanti personaggi e storie parallele che è divertente scovare e interpretare. Offre davvero una miriadi di spunti per dialogare e inventare col proprio bambino.
Le domande che potete rivolgere ai vostri interlocutori per farli entrare nello spirito del libro sono le più varie (quelle che ho riportato io sono soltanto esempi) e, in base alle loro risposte, potrete seguire percorsi e strade imprevedibili.
Maja Celija, Topipittori 2006
Voce adulta: “Chi sono queste persone? Cosa fanno?”.
Possibile risposta bambino: “Stanno per fare un viaggio. Ci sono la mamma e il figlio”.
Voce adulta: “E chi è quella persona che trasporta lo scatolone? E quella più lontano con le valigie?”.
Possibile risposta bambino: “Sono degli amici del bambino che lo aiutano a mettere le valigie nella macchina del papà”.
Voce adulta: “Il bambino come ti sembra? È contento?”
Possibile risposta bambino: “No! È triste perché lui non vuole partire…”.
E così via…
Andando avanti con la storia, scopriamo che i veri protagonisti non sono il bambino e la sua mamma, bensì i personaggi delle fotografie sul mobile che escono dalle cornici e prendono vita quando non c’è più nessuno in casa. Inizialmente non li avevamo quasi notati!
Chiuso per ferie è un ottimo esempio di silent book, con una trama chiara e una storia con elementi fantastici e avventurosi.
In La mela e la farfalla di Iela Mari, pubblicato da Babalibri, ogni cambio pagina è una scoperta, un viaggio attraverso lo scorrere del tempo e delle stagioni che racconta quello che succede fuori e dentro una mela, la nascita del bruco, la sua trasformazione in farfalla.
Noi “grandi” possiamo aggiungere valore e concretezza all’esperienza della lettura soffermandoci insieme ai bambini di fronte a una mela vera, ai suoi dettagli, possiamo andare sotto un albero di melo in fiore a leggere la storia e osservare insieme le gemme.
Il nostro compito è quello di dedicare tempo e attenzione a questo tipo di libri, di assecondare le fantasie dei bambini, di prendere spunto dai loro interventi per dialogare con loro, parlare e parlare e parlare. Tutto ciò, grazie a un albo senza parole! Se non è magia questa…
Di seguito trovate una selezione di libri senza parole che amo particolarmente. Ma lì fuori nelle librerie e nelle biblioteche ce ne sono molti ma molti di più.
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