La casa editrice milanese Carthusia, fondata da Patrizia Zerbi nel 1987, sin dall’avvio della sua attività ha scelto di perseguire due strade: da una parte gli albi illustrati “tradizionali”, dall’altra i progetti speciali, nati con il sostegno e la collaborazione di istituzioni pubbliche e private, per affrontare con grazia argomenti delicati e di pregnante rilevanza sociale.
Cuore di tigre, realizzato con ECPAT Italia Onlus, vuole portare all’attenzione dei giovani lettori e degli adulti il dramma delle spose bambine, dell’infanzia rubata, dei matrimoni combinati tra uomini danarosi e bambine povere, abusate e trattate come merci di scambio.
Il volume è un albo illustrato senza parole ideato e realizzato da Paola Formica, artista che ho già avuto modo di apprezzare e che ritorna a cimentarsi con un libro fatto di sole immagini e con un tema complesso.
Paola Formica, Carthusia, 2017, Coordinamento del progetto: Yasmin Abo Loha
Età di lettura consigliata da milkbook: dai 7-8 anni
Il racconto, vale la pena chiarirlo, non contiene una denuncia esplicita né un riferimento inequivocabile alla tematica. Le immagini concedono al lettore molto margine per elaborare una personale interpretazione, per cogliere ciò che più risuona, per provare a leggere la storia in base al proprio sentire (caratteristica di molti silent book, in cui l’autore offre degli stimoli ma poi molto spazio viene lasciato alla sensibilità di chi legge).
Una tigre si muove silenziosa tra le fronde che delimitano i confini di un villaggio probabilmente indiano, ma potrebbe essere anche arabo, iracheno, pakistano. I suoi occhi brillano come quelli della bambina protagonista, che ha lunghi capelli e dolci lineamenti.
La bambina sembra serena nel suo ambiente, insieme ad altre bambine, fino a quando il suo sguardo incontra quello di una giovane donna (credo la mamma), che le comunica con dispiacere qualcosa.
Gli occhi della mamma sono tristi, quelli della bambina si assottigliano. Sullo sfondo ricompare la tigre.
Poi il contesto muta e osserviamo mani sconosciute che si avventano sulla giovane portando turbamento e disordine. Voltiamo pagina e la ragazzina ha detto addio alla sua veste lisa e al suo sguardo limpido: ora sembra una donnina elegante costretta in un abito scomodo. L’inquadratura scelta dall’autrice rimane puntata sugli occhi della ragazzina, alla sua altezza, escludendo quelli dell’uomo che le è accanto. Scorgiamo la sua barba scura, la sua mole imponente, le labbra sottili. E nella pagina successiva, quando lo sguardo dell’autrice si alza, focalizzandosi sul volto di quest’uomo misterioso, le palpebre della bambina si chiudono.
Non c’è comunicazione tra i due, non c’è la minima complicità o sintonia. Cosa riserva il futuro a questa sfortunata fanciulla?
Paola Formica le offre una via d’uscita, affidando la sua salvezza al suo cuore di tigre, al suo istinto di ribellione, alla sua forza d’animo che la porta a reagire e a lanciare all’esterno il suo grido. La tigre che è dentro di lei ruggisce e prende il sopravvento. Forte, coraggiosa e libera.
Cuore di tigre è l’invito a non pensarsi mai troppo piccoli e troppo soli, ed è una storia che vuole insegnare (o ricordare a tutti) che di fronte alle avversità abbiamo dentro di noi le risorse per reagire, forse anche per lanciare all’esterno il nostro grido
(Yasmin Abo Loha, segretario generale di ECPAT.
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