Il 20 novembre ricorre la Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in cui si celebra l’anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata il 20 novembre del 1989 dall’ONU (qui il post che abbiamo scritto lo scorso anno).
Per una settimana, dal 13 al 20 novembre, Nati per Leggere organizza una serie di momenti di lettura e incontri di sensibilizzazione dedicati alle famiglie che vedranno coinvolti circa 10.000 operatori e volontari negli oltre 2000 comuni aderenti in tutta Italia.
Al motto di “Andiamo diritti alle storie!“, Nati per Leggere ci ricorda che le storie sono un’opportunità di sviluppo, una fonte inesauribile di stimoli, uno strumento di contrasto e prevenzione della povertà educativa e, di conseguenza un diritto, che tuttavia spesso non viene garantito per ostacoli culturali, sociali ed economici.
Dal 1999 Nati per Leggere promuove la lettura in famiglia sin dalla nascita grazie alla collaborazione di pediatri, bibliotecari, educatori, librai, volontari e altre figure sanitarie e socio-educative. Oggi il programma raggiunge un bambino su tre.
L’ho chiesto a Giorgio Tamburlini, pediatra e Presidente Centro per la Salute del Bambino onlus: “Abbiamo stimato che Nati per Leggere raggiunge tra il 25 e il 30 % dei bambini, percentuali raccolte sulla base dei dati di adesione da parte di pediatri, biblioteche, nidi.”Raggiungere” significa che il messaggio, accompagnato almeno dal pieghevole per i genitori e in alcuni casi dal dono del primo libro, arriva da almeno una di queste fonti, senza tener conto dell’amplificazione generata dai media e i social.
Un altro aspetto da considerare è che questa percentuale varia molto tra regioni e zone. In alcune zone e regioni (Friuli Venezia Giulia, Umbria, Emilia Romagna, parti della Lombardia e del Piemonte) raggiungiamo il 100% o quasi delle famiglie, in altre – soprattutto al sud, il 5 o 10 %.
La copertura progressiva del territorio, la maggiore consapevolezza da parte degli operatori sanitari e soprattutto dei pediatri di famiglia, il coinvolgimento degli educatori, e la straordinaria adesione dei volontari, ormai più di 6000 in tutta Italia. Inoltre abbiamo iniziato a operare in modo più profondo in contesti più sensibili attraverso i Punti Lettura Nati per Leggere, ad esempio nelle carceri, in zone degradate e poverissime di servizi, e a proporre specifiche iniziative per le famiglie migranti. Negli ultimissimi anni abbiamo promosso l’uso degli in book, che si sono dimostrati utilissimi non solo per bambini con problemi specifici sul versante comunicativo e cognitivo, ma anche come strumento che parla a tutti, anche ai bambini “normali” o a quelli che ancora non sanno l’italiano.
Tanti! Ad esempio, arrivare più capillarmente nelle regioni e zone dove non è così radicata la nostra presenza, in particolare al Sud, raggiungere le famiglie migranti, collaborare con gli educatori in modo ancora più esteso, moltiplicare i Punti Lettura NpL. Ricordiamoci che programmi di sostegno alla genitorialità, come è Nati per Leggere, sono un vettore di cambiamento per il territorio, un investimento che porta con sé un valore e lo trasferisce alle famiglie. Il tutto, possibilmente, con un sostegno pubblico a livello nazionale; a livello locale infatti questo già esiste in alcune regioni e molti comuni.
Il segmento editoriale per i piccoli è molto cresciuto ed è cresciuta l’attenzione dell’editoria così come del mondo adulto che si occupa di libri e di bambini per i libri per la prima infanzia. Purtroppo una maggiore attenzione non significa automaticamente maggiore qualità, anche se si possono segnalare esperienze editoriali di grande interesse. In generale non si avverte una piena consapevolezza di cosa significhi produrre libri adatti ai più piccoli (sotto i tre anni), spesso si vedono libri che anziché essere semplici e immediati sono banali e scontati, perché frutto di uno scarso investimento negli autori di testi e immagini.
Occorre tenere presente che finora la valutazione dei titoli è stata fatta sulla base dei libri che vengono candidati dagli editori e non sulla base di tutti i titoli disponibili in commercio. E questo ci indica di nuovo che gli editori faticano a comprendere quali titoli candidare.
A volte editori con una produzione corrispondente alla nostra fascia d’età candidano titoli che non corrispondono esattamente ai criteri del bando che, per quanto riguarda i libri per i più piccoli (6-18 mesi) ricordiamo essere i seguenti: “i primi libri”, ossia libri cartonati che, per forma, materiali, dimensioni e contenuto, risultino adatti alle capacità manipolative, percettive e cognitive di bambini tra i 6 e i 18 mesi di età.
E a conclusione dell’intervista vi ricordo che la settimana “Andiamo diritti alle storie” sta per cominciare e che tutti noi siamo invitati a leggere, a bassa voce, per diffondere il #dirittoallestorie di tutti i bambini.
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