di Alessandra Testa
Era il 1696 quando per la prima volta Charles Perrault diede forma scritta ad una delle fiabe più antiche del mondo che, a seconda dei luoghi e delle culture, veniva tramandata in versioni sempre diverse solo oralmente. All’epoca del Re Sole, Cappuccetto Rosso – come ci ricorda la pedagogista ed ex libraia Tiziana Roversi nella raccolta recentemente uscita per Minerva I Cappuccetto Rosso, illustrata da Wolfango – si concludeva con una morale tremendamente attuale.
«La storia di Cappuccetto Rosso fa vedere ai bambini e specialmente alle bambine, che non bisogna mai fermarsi a parlare per la strada con gente che non si conosce. Perché di lupi ce ne sono dappertutto e di diverse specie, e i più pericolosi sono appunto quelli che hanno faccia di persone garbate e piene di complimenti e di belle maniere».
I tempi sono cambiati, negli anni ci si è pure inventati un cacciatore che salvasse Cappuccetto Rosso; la verità è che forse a salvare Cappuccetto Rosso, invece di colpevolizzarla, possiamo essere solo noi. Bambine di ieri e madri di oggi, bambini di ieri e padri di oggi.
In un periodo in cui l’Italia sembra afflitta da una vera e propria escalation di femminicidi e violenze sulle donne, si riaccende la necessità di lavorare ad una vera e propria educazione sentimentale che possa accompagnare i più piccoli nella costruzione di sentimenti, relazioni e rapporti umani con gli altri e con se stessi il più possibile sereni e il più possibile privi di stereotipi e pregiudizi.
Come sempre, i libri ci vengono in soccorso e, come sempre, una lettura vissuta serenamente insieme a mamma e papà può rappresentare un aiuto per la crescita e per la formazione della propria identità. In particolare, un libro può essere tanto più utile quanto più ci si trovi di fronte a tematiche su cui gli stessi genitori si sentono impreparati o, semplicemente, spaesati, stretti fra l’incudine dell’educazione ricevuta, ancora troppo spesso improntata su una squilibrata visione dei ruoli, e i limiti di una società che non è pronta a politiche veramente paritarie.
Magali Le Huche, trad. di Maria Chiara Rioli, Settenove, 2014
Età di lettura consigliata: dai 4 anni
E allora eccolo qua l’albo illustrato delicato e divertente che può fare al caso nostro: Ettore. L’uomo straordinariamente forte. A proporlo è Settenove, casa editrice che della prevenzione alla discriminazione e alla violenza di genere ha fatto la propria bandiera.
Ettore. L’uomo straordinariamente forte di Magali Le Huche è innanzitutto una storia d’amore, quella che tutti vorremmo vivere perché capace di accettare totalmente l’io dell’altro e che – chissà se è un caso – è ambientata al circo, uno dei luoghi che più facilmente può trasformare la magia dell’intrattenimento in violenza e crudeltà.
Il circo in cui lavora Ettore è un circo straordinario, dove ogni componente della squadra ha doti straordinarie: Richi, l’uomo straordinariamente piccolo, Gottardo, l’uomo straordinariamente divertente, Mirella e Mirella, le due sorelle straordinariamente identiche, Clotilde e Rolando, la coppia straordinariamente volante, Gedeone, l’uomo straordinariamente domatore di leoni, Leonardo, l’uomo straordinariamente domatore di leopardi e Leopoldina, la ballerina straordinariamente divina di cui il nostro Ettore è innamorato e fortunatamente ricambiato.
Leopoldina – sospira Ettore, ammirandola – è così bella…
Ettore, invece?
Ettore è l’uomo straordinariamente forte, capace di imprese impossibili come sollevare con un indice due lavatrici piene di vestiti bagnati o spostare con i denti un carrello della spesa carico di elefanti.
Scegliere due lavatrici e un carrello della spesa come simboli della forza di questo circense, che è abbigliato con una canotta a strisce fucsia, è non solo azzeccato ma anche anticipatore di quello che poi il piccolo lettore – perché, sì, questo è un libro soprattutto, ma non solo, da proporre ai bimbi maschi – scoprirà essere il segreto di Ettore.
Maglia a dritto, maglia a rovescio
angora o mohair,
lane o cotone,
i gomitoli son la mia passione
È la filastrocca che Ettore canticchia quando si dedica al suo passatempo preferito e che – insegnando i nomi dei tessuti a chi ascolta – rende normale routine maschile un’occupazione solitamente esercitata da nonne e fanciulle educate a diventare brave ragazze.
Sferruzzando, Ettore trascorre le sue serate in tranquillità.
Ettore è un uomo straordinariamente forte, ma è anche un uomo docile, riservato e solitario che, potendo scegliere, rifiuta ogni genere di scontro. Fisico o verbale.
Ovviamente, come in tutte le favole che si rispettano, anche in questa – lo schema di Vladimir Propp insegna – c’è un “ma” e ci sono pure due antieroi: Gedeone e Leonardo, i domatori di bestie feroci.
La coppia malefica prima soffre di invidia, poi sfida Ettore ad affrontare leoni e leopardi a mani nude, infine inizia a seguirlo e spiarlo fino a che… scopre il nascondiglio e il segreto del nostro eroe, straordinariamente dolce.
Ahahahah – sghignazzano i due mentre rubano i lavori realizzati a maglia o a uncinetto e decidono di organizzare una bella mostra per canzonarlo in pubblico, davanti a tutti gli altri attori del circo.
Ci penserà però la natura a intervenire in favore della libertà di essere ognuno come si è, scatenando una bufera che farà volare lontano tutti i tessuti e gli indumenti realizzati amorevolmente da Ettore e appesi ad un filo davanti al tendone.
Qui arriva la parte che più fa divertire i bambini: il vento fa crollare il circo e si porta via anche tutti gli abiti indossati dai circensi che rimangono irrimediabilmente nudi.
Leopoldina, la principessa in tu-tu di questa storia, riuscirà poi a valorizzare il talento di Ettore e ad aiutarlo a riconvertire l’attività sotto il tendone, chiedendo di insegnare a tutta la squadra il magico lavoro dei tessuti e la filastrocca di accompagnamento.
Maglia a dritto, maglia a rovescio
angora o mohair,
lane o cotone,
i gomitoli son la nostra passione
Il circo straordinario si trasforma così nel circo straordinariamente dolce, per il quale folle di spettatori arriveranno da ogni dove.
Con l’elegante segno della francese Magali Le Huche, che predilige l’accoppiamento “caramellosamente” caldo dei colori giallo e porpora – e scuserete l’uso ripetuto dell’avverbio col suffisso mente che questo albo straordinariamente bello induce decisamente ad usare – Ettore. L’uomo straordinariamente forte è un antidoto che, in punta di piedi e con un linguaggio niente affatto urlato, spazza via la tentazione ad abbandonarsi a troppo facili cliché machisti.
Grazie mille a Settenove che col suo lavoro prezioso ricorda ai più piccoli che si può essere forti e virili, ma al contempo aggraziati, rispettosi e non violenti.
Un lavoro contro gli stereotipi di genere annunciato già dal nome scelto della casa editrice per ricordare tre date importanti, tutte avvenute nello stesso anno: il ’79, Settenove appunto.
Il libro è acquistabile al link seguente
Il consiglio di Milkbook: Leggere senza stereotipi
C’è una bambina con dei grandi occhiali rotondi, un caschetto di capelli drittissimi e talmente…
Nel giugno del 2023, trovandomi tra il pubblico di un incontro di formazione[1] sulla lettura…
Il giorno in cui il tempo si è fermato è il primo libro di Flavia…
Il coniglietto di velluto - o come i giocattoli diventano veri è l’opera che ha…
Il verme non è di certo tra gli animali più amati dai bambini né tra…
Quali terre e quali sorprese ci sono oltre il confine del visibile? Una bambina, nata…